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"Salmoni" umiliati: conferma di una inquietante involuzione della CdL

Testo: 

A liste chiuse ora lo si può dire senza timore di pregiudicare nulla. Come si è conclusa la "trattativa" dei nostri amici radicali che hanno scelto di non condividere il progetto della Rosa nel Pugno, e hanno privilegiato piuttosto un’opzione a favore della Casa della Libertà, non sorprende, ma lascia ugualmente l’amaro in bocca.

La scelta di Benedetto Della Vedova e di quanti lo hanno seguito nell’avventura dei "salmoni", ci sembra priva di respiro, destinata in breve tempo a fallire. Ma – ci si creda – si sperava in un differente esito. Quando abbiamo augurato loro, anche di recente sia pure in privato, "in bocca al lupo", ci si augurava davvero che, per una volta, il lupo crepasse. Trovavamo insomma ragionevole e giusto quanto auspicava Oscar Giannino sul "Riformista"; in cuor nostro abbiamo fatto il tifo perché quella prospettiva si realizzasse; non è accaduto: il "lupo" in questione perde ciuffi di peli, non il vizio. Così un seggio è stato garantito a Benedetto Della Vedova; un posto in lista, con scarse possibilità di successo a Peppino Calderisi; per gli altri, una pacca sulla spalla e un frettoloso saluto.

I nostri amici "salmoni" insomma sperimentano in corpore vili che erano fondati i timori che Marco Pannella aveva manifestato circa il successo della loro avventura; giustificata la raccomandazione di non illudersi. Spiace per loro, e anche per noi. Sarebbe stato un bene per tutti se nel prossimo Parlamento ci fosse stata una pattuglia di "salmoni" sia pure inquadrati nella Casa della Libertà. E invece…Per quanto animato dalle migliori intenzioni e buona volontà cosa potrà Della Vedova evitare di essere qualcosa di più e di diverso da un fiore all’occhiello da esibire secondo necessità, come potrà incidere, e dare corpo a quella politica "liberale" e "laica" che pure ritiene necessaria?

Perché è questa la lezione ulteriore che si ricava da questa vicenda: per un liberale, un laico, un riformatore, in quella "casa" non c’è spazio, non si viene accolti. Lo avevamo già visto poco più di un anno fa, quando contro ogni ipotesi di "ospitalità" si era mobilitato tutto il partito clericale dentro la Casa delle Libertà: che oppose un micidiale fuoco di sbarramento. Poi, quando a bussare sono stati Della Vedova e gli altri, si è assistito ad un’apparente tregua. Non c’era più bisogno di sparare. Avevano deciso che lo sbarramento sarebbe stato di altra natura: quello che abbiamo visto in queste ore. A Della Vedova e agli altri, sui giornali e sui mezzi di comunicazione più o meno controllati dal Cavaliere, non sono stati concessi spazi per esporre le loro proposte e soluzioni "liberali"; altra era la "parte" che il Gran Burattinaio voleva recitassero; così più che altro sono stati "esibiti" come antidoto ai radicali e ai socialisti della Rosa nel Pugno. Alla fine, lo schiaffo finale.

Parlavamo di una conferma. E’ innegabile che oggi in Italia ci sia un’emergenza che riguarda la laicità, e di conseguenza i diritti e i doveri di tutti. C’è una grande richiesta di laicità, motivata da una inquietante e pericolosa involuzione dei rapporti tra lo Stato e la chiesa cattolica. La chiesa esercita la sua ingerenza in modo scoperto, palese; è protagonista, e politici di destra e di sinistra si affannano a farle da spalla. Si registra quotidianamente una pericolosa e intollerabile arrendevolezza di fronte alle invadenze della gerarchia vaticana. Si vuole "catturare" un generico voto cattolico e così facendo si sacrificano diritti e responsabilità individuali, libertà di scelta e coscienza. Si assiste senza apprezzabile reazione, che si accusino le donne che scelgono di abortire di essere responsabili di un immane Olocausto, come delle naziste insomma. Poi si è parlato di "piccolo omicidio", bollandole dunque come "piccole assassine". La Pontificia Accademia della Vita ha invitato a non votare i candidati "non rispettosi dell’embrione".

Questo voler confondere supposto "peccato" con "reato", ritenere che il "peccato" vada sanzionato come "reato", e il reato vada considerato come "peccato", era già stato individuato da Gaetano Salvemini ed Ernesto Rossi come la quintessenza del clericalismo; non per un caso Salvemini e Rossi parlavano di "laici in gonnella" ed erano senza esitazione contrari ad ogni forma di Concordato. C’è da chiedersi come vivano questa situazione i credenti, se non siano inquieti loro per primi per questa continua commistione che ci si vuole propinare e imporre.

In queste ore sono venuti alla luce documenti secondo i quali don Orione, ormai cent’anni fa, "rimproverava" alla chiesa cattolica di essere poco sensibile, e anzi di mortificare le donne. Vien da chiedere cosa direbbe oggi don Orione: se la sua fede, il suo credere, la sua "obbedienza" gli risulterebbero compatibili con i Ruini e i Caffarra. C’è qualche motivo per credere che forse anche lui si troverebbe più a suo agio con gli "irriducibili laici", più che con i teo-con devoti, atei o credenti che siano. Quanto a Della Vedova: vive una parabola che conferma come fosse esatta la nostra diagnosi sulla pericolosa involuzione del berlusconismo e del suo leader; "paga" una umiliazione che addolora anche noi.

di Gualtiero Vecellio

Data: 
Mercoledì, 8 March, 2006
Autore: 
Fonte: 
NOTIZIE RADICALI
Stampa e regime: 
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