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Pannella: «Hanno già in mente una grande coalizione diretta dal Vaticano»

Testo: 

L'udienza di Berlusconi dal Papa

ROMA - Allarme rosso. In casa radicale la scorsa settimana di campagna elettorale è diventata un incubo. Prima la notizia del faccia a faccia Berlusconi-Diliberto, poi la visita di Pera in Vaticano e ora l’annuncio dell’incontro di fine marzo tra i leader del Ppe e Benedetto XVI, e cioè lo spot di Berlusconi e Casini più Mastella a meno di due settimane dalle elezioni. Marco Pannella è sarcastico: «Non basta che con la nuova legge elettorale i deputati vengono nominati dai capi-partito. Adesso scopriamo che i governanti vengono benedetti in Vaticano, dall’Autorità superiore che parla in nome di Dio».
Onorevole Pannella, dal Papa questa volta ci sarà anche Mastella, non solo il centrodestra. La visita è bipartisan.
«E poi verranno anche rettifiche, compensazioni, interpretazioni... sempre che Rutelli si faccia valere oltretevere. E non illudiamoci, perché non è finita. Il problema si sposta dopo il 9 aprile: se le cifre degli eletti dell’Unione saranno insufficienti per eleggere Prodi, potrebbero non esserlo invece per fare un governo "terzo", se non proprio "bipartisan"».
Pensa che, se la vittoria di una delle due coalizione non è netta, alla fine ci potrebbe essere una Grande coalizione, «benedetta» dal Vaticano?
«Se il risultato è incerto, andranno tutti sotto la protezione del Papa. Ma la grande coalizione, se diretta dal Vaticano, sarà poco grande. Non credo che ci possano stare i Ds. Il risultato del voto del 9 aprile peserà tra l’altro - e non poco - sull’equilibrio per eleggere il nuovo capo dello Stato. Spero che ora, almeno, Prodi comprenda il perché della nostra proposta di primarie per il Quirinale».
Per dare qualche chance alla Bonino?
«Non solo a lei, per trovare un metodo per tutti».

Torniamo alla trasferta vaticana, quanti voti porterà al centrodestra?
«Vedremo. Io credo che parlare di ingerenza ormai sia troppo poco. Siamo arrivati al punto in cui bisogna abrogare il Concordato».
Come propone la Rosa nel Pugno, senza molto seguito nella politica italiana...
«Non si tratta di uno degli eccessi della Rosa nel Pugno. Ormai lo Stato e la Chiesa sono a tal punto confusi anche a livello strutturale e della gestione della politica e degli interessi... Io penso anche alla libertà dei credenti, a come si sentono a come stanno vivendo questa commistione. Ormai le scelte del Vaticano corrispondono ad una tradizione neo-temporalista, simoniaca e mondana».
Mondana? Si riferisce alla visita di Pera?
«Macché Pera...» Lei però, quando fu eletto Benedetto XVI, sembrò riconoscere la caratura della persona e il valore - nell’assoluta diversità - delle sue posizioni. «Ma dopo dieci giorni fu chiaro che il nuovo Papa era stato eletto con una grossa operazione militare, preparata accuratamente negli anni. Ormai lui non governa più questo "esercito" ed è prigioniero dei suoi grandi elettori».
Però forse tutto questo attivismo sul Vaticano e sui temi religiosi potrebbe anche portare un po’ di acqua al mulino della Rosa nel Pugno. Magari i voti dei laici del centrodestra.
«C’è lo studio di Mannheimer che dimostra che il 20 per cento dei voti della Rosa nel Pugno verrebbero dal Polo, dai laici, liberali e liberisti che non si riconoscono nelle posizioni del centrodestra. Ma c’è un maledetto imbroglio che s’annoda, s’aggroviglia, sembra strozzare l’evolversi della politica italiana: una destra ormai estrema, un Vaticano tornato alle sue peggiori tradizioni, sembrano far tesoro di residui virus comunisti della nostra storia».

Si riferisce allo spazio mediatico che si è conquistato Diliberto con le sue esternazioni e all’annuncio del confronto tv con il premier? «Berlusconi concentra la sua potenza di fuoco e favore della riduzione dell’immagine dell’Unione a quella dei suoi "comunisti", più o meno "veri". Lo ha fatto per anni con Bertinotti, non a caso il più presente in tv in questa legislatura, ora lo fa con il Pdci: vuole usare Diliberto come vaccino per spaventare i liberali e i laici ed evitare l’alternativa al suo potere: per ogni voto in più ai "comunisti" ce ne sono due che restano nella Cdl e non passano nell’astensione o nella Rosa nel Pugno».
Berlusconi usa Diliberto, che è ben contento di tanta pubblicità.
«E’ indubbio che la conferma dell’odiato Berlusconi, per Diliberto, costituirebbe oggettivamente un doloroso successo per la sua strategia comunista radicale. Più lo scontro è frontale più potrà trovare spazio. Se vince il centrosinistra invece Diliberto avrà qualche difficoltà a farsi spazio con le sue tesi».
L’Unione se si va avanti così rischia di perdere?
«Se il voto della Rosa si riducesse sensibilmente, vorrebbe probabilmente significare il riassorbimento da parte della Casa della libertà di suffragi che le farebbero vincere le elezioni. Per questo Berlusconi vuole i comunisti in tv, per spaventare. Ha un bacino enorme a cui parlare: l’ottanta per cento degli elettori che dichiarano di votare in base all’influenza tv. E non a caso noi lì siamo assenti, perché hanno paura di noi».
La risposta del centrosinistra a questa tattica di Berlusconi sembra al momento un po’ debole.
«Un po’?»
Ma voi vi siete definiti i giapponesi di Prodi.
«Ho già detto quest’estate - provocatoriamente - che io sono venuto di qua perché il mio posto è tra i buoni a niente. Sono terrorizzato da altri cinque anni di Berlusconi, per quello che potrebbero significare per il Paese. Per questo abbiamo scelto di fare la Rosa nel Pugno e di credere nell’"utopia" prodiana».

Gianna Fregonara

Data: 
Lunedì, 6 March, 2006
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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