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L’Unione trova l’intesa ma perde la Bonino

Testo: 

Varato il programma, compromesso sui Pacs. Mastella e Rosa nel pugno non firmano

di NINO BERTOLONI MELI

ROMA L’Unione trova l’intesa sul programma ma perde la Rosa nel pugno che non firma. «Sono state respinte tutte le nostre richieste su Pacs e scuola privata», scandisce Emma Bonino che abbandona il vertice dei leader con Romano Prodi, inutilmente rincorsa da Andrea Papini, il coordinatore del testo. Sui nodi cruciali che si chiamano Iraq, Pacs, scuola, economia e lavoro, è stata battaglia continua, con Rutelli e Bertinotti a rappresentare i due poli "estremi" della coalizione, con il Pdci a insistere sul ritiro immediato dall’Iraq, con i verdi sul chi va là sull’energia, con la new entry Emma Bonino in rappresentanza della Rosa nel pugno a guerreggiare come una vietcong su Pacs e diritti civili. Battaglia dura, sette ore e passa di serrato confronto, spesso scontro. «Questo programma è troppo di sinistra, ora lo cambieremo», ringhia Rutelli a Bertinotti prima del vertice. E alla fine l’ha spuntata, certamente sui Pacs che non stanno neanche scritti nel testo.

La Bonino invece non la spunta, ma si è capito che la "Rosa" non si era seduta al tavolo con molta intenzione di chiudere intese. Sicché quando Prodi esce un momento dalla stanza, alla domanda "che sta succedendo" sconsolato ha allargato le braccia e ha detto: «Provate voi a stare là dentro con quelli lì». Non hanno partecipato al vertice con motivazioni diverse altri leader che si chiamano Piero Fassino (in Piemonte per le Olimpiadi), Enrico Boselli (ha mandato la Bonino), Clemente Mastella che se n’è proprio andato dopo qualche minuto. Quando Mastella, ignaro, scorge la pasionaria radicale al tavolo, resiste qualche minuto, sente l’aria che tira, si alza e se ne va polemico. Racconta: «Ho visto la Bonino seduta là, mancavano altri segretari, ho voluto evitare scontri diretti. A Prodi però l’ho detto: non posso tollerare il combinato disposto Caruso e Pacs, con quello dei no global che se n’è uscito dicendo "meglio Hamas di Mastella", è troppo». Mastella non si ferma: «Io non ho mai fatto troppe questioni sull’Iraq o sulla scuola privata, ma sui Pacs non mi possono tirare dentro, non ci sto, è un fatto di coscienza, ho proposto che venga tolto dal programma e lasciato al libero voto parlamentare, ma Prodi invece vuole l’intesa su tutto e di tutti. Che diamine, mica possiamo lasciare tutto questo elettorato all’Udc».

E’ stata una riunione lunga, snervante, tesa, a tratti surreale. Dopo tutti i summit fatti, le riunioni, i vertici, il seminario di San Martino in Campo che aveva siglato l’intesa, si son messi a rileggere intere pagine e capitoli inserendo punti qua e là, con altri che protestavano «ma allora a me perché non avete fatto inserire quell’altro punto?». Sull’Iraq è stata battaglia dura. Rutelli si è visto respingere la proposta di togliere dal testo la dizione "truppe di occupazione", Diliberto ha suonato la carica del ritiro immediato, Bertinotti ha richiamato il compromesso raggiunto a San Martino, alla fine la formulazione scaturita è che il governo dell’Unione, se vincerà le elezioni, rivolgerà una «richiesta immediata al Parlamento» per «avviare il conseguente ritiro delle truppe nei tempi tecnicamente necessari». Sui Pacs, Rutelli si è battuto come una guardia svizzera. «Sono contrario ai simil matrimoni», ha ripetuto. La formulazione finale è che «l'Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Non è dirimente il genere dei conviventi e il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto quale criterio qualificante il sistema di relazioni sentimentali, assistenziali e di solidarietà». Scontro anche su economia e lavoro. «Visto che Prodi ha proposto la scala mobile per i pensionati, perché non estendere l’istituto a tutti i lavoratori?», azzarda Diliberto. Viene sepolto da un muro di proteste.

Data: 
Venerdì, 10 February, 2006
Autore: 
Fonte: 
Il Messaggero
Stampa e regime: 
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