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Migliaia di lavoratori ieri in piazza: scontro sulle adesioni allo sciopero

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La Cgil: «Partecipazione media dell'80%». Gli imprenditori: «Poco più del 35%»

Un'adesione media attorno all'80 per cento, con punte da record alla San Marco Imaging (100%), alla Grandi Impianti (90%), alla Zanussi di Villotta (95%), alle Sole (98%), alla Savio (90%) per quel che riguarda le grandi fabbriche dei metalmeccanici, e percentuali oscillanti tra il 60 e l'80 per cento negli enti locali. Queste le cifre snocciolate dalla Cgil provinciale e relative allo sciopero generale di ieri, che si scontrano con il 36,91 per cento dichiarato dalla Electrolux Zanussi come media di gruppo e che comprende il minimo di Porcia, 28,94 ed il massimo di Vallenoncello, 49,49, e cozzano con le percentuali della controparte pubblica che, per quel che riguarda la scuola, posiziona l'astensione attorno al 35%, e le stime delle altre organizzazioni sindacali, secondo le quali lo sciopero non è riuscito nemmeno nel commercio, nei servizi, nella sanità.
E' il "balletto delle cifre", la querelle che contraddistingue ogni manifestazione e che divide vinti e vincitori, chi incassa il successo e chi la sconfitta: una battaglia che non mette mai d'accordo nessuno. Ma al di là dei giochi di ruolo, forse lo sciopero generale di ieri rappresenterà la chiave di volta di un'impasse che dura da tempo e che blocca, sulle reciproche posizioni, persino le organizzazioni sindacali. La via d'uscita può esistere. Può essere un nuovo «patto con Cisl e Uil» affinchè, sulle divisioni, chi decide siano i lavoratori. Lo ha proposto Mauro Cignola, segretario generale della Cgil, ieri dal palco di piazzetta Cavour davanti a una Pordenone tinta di rosso, nel comizio conclusivo dove ha spiegato i "no" del sindacato all'operato del Governo, alla finanziaria, alla riforma delle pensioni e a ogni ipotesi di abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
A partire in via xxx Aprile erano in 4 mila, secondo il sindacato (1.500 secondo le forze dell'ordine) pronti a sfilare lungo corso Garibaldi per giungere in piazza Cavour dove si è tenuto, appunto, il comizio conclusivo. Pochi gli studenti, di più i delegati e i lavoratori, molti i pensionati, chiamati a reggere le bandiere che hanno colorato le strade della città in rappresentanza della Cgil, della Fiom, di Rifondazione Comunista, dei Democratici di sinistra. A spiccare anche alcuni vessilli della Lista Di Pietro e le bandiere con i colori dell'arcobaleno delle associazioni pacifiste. Tra i manifestanti l'assessore al personale del comune di Pordenone Vincenzo Marigliano, il sindaco di Montereale Nevio Alzetta, il consigliere dei Ds Lodovico Sonego, l'onorevole Antonio Di Bisceglie. Nel suo intervento, Cignola, dopo aver dipinto un quadro "nero" della situazione politica e sociale che l'Italia sta attualmente vivendo, ha promesso linea dura su tutti i fronti, non risparmiando nemmeno le critiche agli altri sindacati: «Il patto firmato da Cisl e Uil - ha rimarcato Cignola - ha come unico risultato il peggioramento delle condizioni di milioni di cittadini». Condizioni che «i lavoratori, assieme alle associazioni sindacali, hanno guadagnato con grandi fatiche dopo un percorso di oltre vent'anni». Reputando comunque imprescindibile il perseverare per il raggiungimento dell'unità sindacale, Cignola ha però chiarito che quest'ultima «non può avvenire esclusivamente attraverso le rinunce della Cgil» rilanciando il ruolo che i sindacati deveno continuare ad avere.
Per la Cgil la mobilitazione ha ottenuto risultati lusinghieri, ben oltre le attese e addirittura superiori a quelli registrati in occasione dello sciopero, all'epoca unitario, del 16 aprile. Ma quest'ultimo sciopero rimane «soltanto una tappa». Per il futuro, oltre alle trentatrè mila firme raccolte in provincia in calce alle quattro proposte lanciate dall'organizzazione a governo e parlamento, promettono dure battaglie su tutti i fronti: lavoro, scuola sanità. A farsi sentire anche le rappresentanze di "Basta guerra" e "La legge è uguale per tutti" per il mantenimento dei diritti dei lavoratori, visto che «colpendo l'articolo 18, il governo era consapevole di colpire l'architrave dello statuto dei lavoratori». Hanno tentato di rovinare la festa i radicali che, appostati con un banchetto poco lontano, si battevano per l'abolizione dei meccanismi automatici di rinnovo delle adesioni al sindacato.

Samuele Zamuner

Data: 
Sabato, 19 October, 2002
Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Pordenone
Stampa e regime: 
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