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Grazia, Castelli rinuncia allo scontro con il Colle

Testo: 

Caso Sofri-Bompressi, il Guardasigilli evita di costituirsi in giudizio

«Alla Consulta non difenderò il mio potere di veto»

ROMA - Ha aspettato l’ultimo giorno utile e poi, «in accordo con il presidente del Consiglio», ha deciso di evitare lo «scontro tra istituzioni» con il Quirinale che lo accusa davanti alla Consulta di aver esercitato un ingiustificato potere di veto negando a Ovidio Bompressi la grazia formalmente sollecitata dal capo dello Stato. È ufficiale, dunque: il ministro della Giustizia, Roberto Castelli (Lega), dopo aver detto di no a Carlo Azeglio Ciampi anche sulla grazia ad Adriano Sofri, ora ha deciso di non andare fino in fondo alla sua battaglia annunciando che non si costituirà in giudizio davanti alla Corte costituzionale nel conflitto di attribuzione tra poteri sollevato dal presidente della Repubblica. Con o senza Castelli, il presidente della Corte, Annibale Marini, prima o poi dovrà per forza fissare la data dell’udienza pubblica in cui l’Avvocato generale dello Stato sosterrà la tesi del Quirinale: la concessione della grazia è un potere sostanzialmente presidenziale, come la nomina dei senatori a vita, e la controfirma ministeriale si riduce ad atto formale. Quindi non può esservi un diritto di veto attribuibile al Guardasigilli.

IL MINISTRO - Castelli, invece, il veto lo ha esercitato, eccome. Ma ora ritiene politicamente inopportuno sostenere questo suo comportamento facendosi rappresentare da un avvocato del libero foro. Solo alcuni giorni fa Castelli aveva riproposto il suo no alla grazia ad Adriano Sofri (condannato a 22 anni insieme a Bompressi per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi), ma adesso quel rifiuto si trasforma per il ministro in una decisione cui non dare alcuna importanza: «Costituirsi in giudizio avrebbe significato che, da parte mia, vi sarebbe la volontà di difendere il potere di veto del Guardasigilli dando un’interpretazione restrittiva dell’articolo 89 della Costituzione. Ciò non è. Io desidero soltanto che sia chiaro una volta per tutte se prevale l’articolo 87 che concede il potere di grazia al presidente dell Repubblica oppure no».

LE ELEZIONI - Quando ha detto ancora una volta no anche davanti ad Adriano Sofri ricoverato in ospedale in regime di sospensione pena, il ministro ha fatto una previsione: «La decisione spetterà a chi avrà l’onere o l’onore di fare il presidente della Repubblica e il ministro della Giustizia». Qualcuno, dunque, potrebbe aver spiegato a Castelli che la Corte fisserà l’udienza solo per febbraio o marzo per poi comunicare la sua decisione a ridosso delle elezioni. Perché, allora, rischiare in campagna elettorale quando anche il leader della Lega, Umberto Bossi, ha strigliato Castelli per il veto da lui esercitato sulla concessione della grazia a Sofri e a Bompressi?

Dino Martirano

Data: 
Martedì, 20 December, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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