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TROPPI SILENZI SULL’AMNISTIA

Testo: 

L’appello di Pannella e il ruolo dei cattolici

di PAOLO FRANCHI

Non sarà un milione di persone, come sogna Marco Pannella, a marciare in nome dell’amnistia per le vie di Roma, il pomeriggio di Natale. Ma saranno sicuramente in molti, più di quanti potrebbero far supporre la paura così diffusa della criminalità, che nei sondaggi sui timori degli italiani se la batte con la disoccupazione, e la conseguente, comprensibile ritrosia dei partiti a prendere un impegno impopolare, e ancor più a rispettarlo. E poi Pannella i primi risultati di un’iniziativa come sempre controcorrente, come sempre almeno all’apparenza addirittura controproducente, li sta già raggiungendo. Anche sul piano politico. Nel centrosinistra, dove pure sono in tanti a vivere con comprensibile preoccupazione il ritorno di Marco e della rosa nel pugno, un no secco e duro arriva (e ci mancherebbe) da Antonio Di Pietro, ma fioccano adesioni significative, a cominciare da quella di Massimo D’Alema.

E pure nel centrodestra, dove a lanciare l’allarme per Caino di nuovo in libertà sono soprattutto, e nessuno si aspettava il contrario, i leghisti, nelle stesse ore della solidarietà entusiasta a Roberto Castelli che ha detto no alla grazia per Adriano Sofri. Ma in Forza Italia non mancano manifestazioni di disponibilità, e qualche mezzo segnale di attenzione arriva persino dall’interno di Alleanza Nazionale. Tutto questo non basta, naturalmente, a lasciar presagire un miracolo natalizio, un Parlamento cioè che, al termine di una legislatura così rissosa, e alla vigilia di una campagna elettorale infuocata, riscopra, e proprio su un terreno così accidentato, la vocazione bipartisan perduta. Il pessimismo è quasi obbligato, al punto che viene da dar ragione a Giulio Salierno quando, su Liberazione , sottolinea l’opportunità morale e politica di avvertire i carcerati che molto probabilmente il provvedimento non arriverà, e che anzi di qui a poco le carceri si faranno ancora più affollate, ancora più invivibili, quando, grazie alla cosiddetta ex Cirielli, vi saranno aggregati tanti recidivi. Tutti o quasi poveracci, tutti o quasi sottoproletari del reato.

Pessimismo, e pessimismo motivato, dunque. Ma digiuno o non digiuno Marco va avanti, spes contra spem , tornando a innalzare una bandiera antica, dei radicali, certo, ma prima ancora del socialismo umanitario, quello che già sul finire dell’Ottocento si negava all’idea che povertà e questione criminale fossero semplicemente due facce della medesima medaglia. E va avanti (proprio lui, il presunto anticlericale, il presunto mangiapreti) senza smettere per un attimo di ricordare ai non pochi parlamentari smemorati o distratti l’ovazione commossa con cui salutarono tre anni fa Giovanni Paolo II che li esortava, anzi, li implorava ad approvare l’amnistia; salvo poi non farne colpevolmente un bel nulla.

Tattica, manovra politica? C’è anche questo, ci mancherebbe. Ma c’è pure, forse, qualcosa di molto più importante, che va persino al di là della spinosa questione dell’amnistia: il tentativo, in una stagione segnata da uno scontro così intenso in tanti campi, di cominciare a trovarne almeno uno, e certo non il meno significativo, sul quale laici e cattolici possano incontrarsi, in nome dell’uomo e delle sue sofferenze. Se è così, a colpire (anche più delle cautele e delle infingardaggini dei politici) è il silenzio con cui l’appello di Pannella è stato accolto, almeno sin qui, dalla Chiesa e da tanta parte del mondo cattolico, quasi che molte cose fossero cambiate dai tempi, pure così recenti, del Papa polacco. Inutile dire che ci piacerebbe essere smentiti. Magari proprio nel giorno di Natale.

Data: 
Mercoledì, 14 December, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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