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Bonino: uso della forza legittimo. Il Viminale non poteva fare altro

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ROMA - Emma Bonino chiarisce subito che la Tav in Val di Susa si deve fare perché «lì non è in ballo solo il corridoio Kiev-Lisbona ma c’è in gioco anche un modello di ecologia sostenibile». In altre parole: «Per la salute dei figli di chi ora protesta contro i cantieri sarà meno dannoso il trasporto di merci su ferro assicurato dalla Torino-Lione piuttosto che lo smog prodotto dai 5.000 Tir che già oggi transitano su quella direttrice Italia-Francia». C’è perfetta coincidenza, dunque, con la linea del leader ecologista francese Gérard Leras («Senza Tav lo smog vi ucciderà») ma stavolta la Bonino, che prima di partire per Kabul è andata a Torino a presentare la lista della Rosa nel pugno, fa un passo in più: «Il ministro dell’Interno non poteva fare altro perché lo Stato non può arrendersi, non può accettare veti da chicchessia». La valle, però, è schierata compatta contro la Tav. Il ministro Pisanu poteva prendere altro tempo prima di far rimuovere i presidi con la forza?
«Quando si organizza una opposizione dura, che comunque deve sempre mantenersi non violenta, e quando si occupano luoghi pubblici o privati, si può arrivare a mettere in atto iniziative illegali sapendo, però, che il livello di protesta che si è scelto comporta, dopo un po’, l’uso della forza da parte dello Stato».
Quindi le forze di polizia prima o poi si sarebbero mosse.
«Comunque la si pensi sul motivo della protesta, l’uso della forza da parte dello Stato è legale e legittimo, altrimenti si riconoscerebbe un diritto di veto a chicchessia teorizzando un sistema di autarchie e di piccole patrie che, però, non è la cultura della Val di Susa».
L’intervento ordinato dal ministro dell’Interno era dunque inevitabile?
«Quando si compie per protesta un’azione illegale è chiaro che o si ragiona con la controparte oppure prima o poi arriva lo sgombero. Ma qui, se l’obiettivo dell’occupazione è "No Tav ad ogni costo", non c’è da dialogare molto».
Pisanu ha fatto quello che qualsiasi altro ministro dell’Interno avrebbe fatto?
«Credo di sì. Ma sulle modalità dell’azione di forza sarà un’inchiesta e non io a stabilire se ci sono stati eccessi».
Ha letto la prima dichiarazione di Prodi secondo il quale «l’uso della forza è stato un grave errore»?
«Non so. Dico però che, probabilmente, il presidente Prodi vedeva altre vie d’uscita».
Da radicale, che impressione le ha fatto il parroco di Venaus che ha chiamato a raccolta la popolazione suonando le campane?
«Ormai tra parroci e clero hanno in mano tutti i dossier politici. Questioni etiche, intercettazioni telefoniche, ingresso della Turchia nella Ue. E ora la Tav».
La politica paga un difetto di comunicazione con la Val Di Susa?
«Il governo ha schiacciato l’occhiolino a chi diceva: "Tanto la Tav non si farà". Ma ricordo bene che 7-8 mesi fa tutta la sinistra ha sottoscritto in Regione un documento sull’alta velocità: ora Prodi, con l’iniziativa che ha preso allargando il tavolo a tutte le altre Tav, si muove pensando a una funzione di governo».
E il governo in carica?
«Questo è un progetto voluto anche dal centrodestra e ora fa impressione constatare che, almeno fino all’intervento dell’altra notte, la leadership del governo in carica sia stata latitante sul fronte della Tav».

Dino Martirano

Data: 
Giovedì, 8 December, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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