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Bolkestein, il muro degli ingegneri

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Il confronto La direttiva europea spalanca le frontiere. Ma concorrenza, libero mercato e pubblicità suscitano perplessità nella categoria
«Una normativa assurda». «La competizione aiuta». Professionisti divisi tra dubbi e contestazioni

DI FELICE FAVA

La direttiva Bolkestein ha creato non poco scompiglio nel mondo delle libere professioni. Attualmente all'approvazione dell'Europarlamento, che sta affrontando duemila emendamenti di modifica, si pone l'obiettivo di liberalizzare le attività professionali nei Paesi dell'Unione europea. Gli ingegneri sono tra i più forti oppositori e il punto più contestato riguarda la possibilità di lavorare in un'altra nazione, sottostando alle norme del proprio Paese. Sergio Polese, presidente del Collegio nazionale degli ingegneri ha detto con chiarezza «che è assurdo andare in casa d'altri e comportarsi come si fosse a casa propria». Massimiliano Pittau, direttore del Centro studi del Collegio degli ingegneri esprime un giudizio di carattere tecnico sulla direttiva.
«Dati alla mano - spiega Pittau -la mobilità in Europa è limitata. Solo un centinaio di professionisti stranieri ogni anno richiedono il riconoscimento del titolo di studio per potere operare in Italia. Alcune decine nell'arco di 12 mesi i liberi professionisti italiani che espatriano. Più accentuato il fenomeno delle società d'ingegneria, per il quale da tempo il mercato è già aperto. In questo caso però il nostro Paese è poco attraente, in quanto da noi gli ingegneri assunti guadagnano in media il 30% in meno rispetto ai colleghi europei. Non a caso le società straniere avviano attività in Italia proprio per sfruttare il conveniente costo del lavoro intellettuale. Nel contempo il 4% degli ingegneri italiani, percentuale abbastanza rilevante, ogni anno cerca un'assunzione fuori dai nostri confini».
«La nostra - afferma Michele Rossi, 73 anni, ingegnere di Milano, vicepresidente del Centro studi urbanistici - è una professione aperta, infatti il 90% dei candidati supera l'esame dì abilitazione al primo tentativo. Non nego che all' interno della categoria esistano difese corporative, d'altra parte il nuovo viene sempre visto con sospetto. Sono favorevole alla direttiva Bolkestein perché la concorrenza fa bene al mercato, ma per le libere professioni contano soprattutto i rapporti di fiducia e l'immagine costruiti nel tempo. L'attività si svolge solo grazie a una rete di contatti allacciati nel corso degli anni e se oggi un ingegnere parigino venisse a Milano non credo riuscirebbe a lavorare tanto facilmente. Ritengo invece dannosa la pubblicità, in quanto le prestazioni professionali non devono essere considerate come prodotti commerciali».
Favorevole alla concorrenza tra professionisti europei è anche Donato Bosco di Bari, mezzo secolo di attività alle spalle, ex presidente del sindacato nazionale ingegneri.
«Il vero problema - sostiene Bosco - è limitare l'attività degli Ordini alle questioni deontologiche, lasciando alle associazioni la tutela della categoria. Le tariffe minime andrebbero però mantenute per garantire la qualità delle prestazioni professionali».
«Ma abolendole - ribatte Luciano Martini, 36 anni, ingegnere elettronico di Saronno (Va), il mercato diventerebbe più efficiente e competitivo, non solo, la liberalizzazione consentirebbe anche ai professionisti italiani di trovare occasioni di lavoro all'estero».
«A prima vista lo spirito liberista della direttiva - commenta Elena Zunino, 30 anni, ingegnere della sicurezza industriale e nucleare di Pisa - potrebbe sembrare eccessivo, ma solo una trasformazione del sistema economico europeo potrà portarci a inaspettati vantaggi. La direttiva avrà dei passaggi graduali e va detto che il mercato ha sempre premiato la meritocrazia rispetto al clientelismo. I vincoli servono se utili, altrimenti rappresentano una forzatura».
Se i rappresentanti del Collegio ingegneri guardano all'Europa con apprensione, in Italia cercano non solo di difendere le rendite di posizione, ma di ampliare il raggio d'attività. La denuncia arriva dall' Alsi, l'Associazione dei laureati in informatica. «Già oggi - sostiene il presidente Alessandro Labonia - gli ingegneri industriali e civili possono firmare progetti informatici senza avere alcuna competenza, ma di recente con un emendamento inserito della Finanziaria hanno cercato di allargare le possibilità d'intervento, tentando di estromettere i laureati in informatica, un' operazione scandalosa, per fortuna bocciata dal Parlamento».
felicefavacor@hotmail.com

Data: 
Lunedì, 21 November, 2005
Autore: 
Fonte: 
CORRIERECONOMIA
Stampa e regime: 
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