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Malore in cella, Sofri è in rianimazione

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Operato d’urgenza per una lacerazione all’esofago. E si riapre il dibattito sulla grazia

PISA - Tre ore e mezzo in sala operatoria. Intervento chirurgico tecnicamente riuscito, dicono i medici. Lievissimi miglioramenti. Adesso il destino di Adriano Sofri, 63 anni, da otto detenuto nel carcere Don Bosco di Pisa, è nelle mani del tempo. «È stato un problema serio e l’ intervento è stato serio», dice Luca Sofri, il figlio. Perché se l’operazione all’esofago è stata perfetta, in casi come questi la prudenza non è mai troppa. I pericoli di infezioni sono in agguato e soltanto tra due o tre giorni sarà possibile sciogliere la prognosi oggi riservatissima. Però ieri qualche segnale positivo si è manifestato. Il paziente Sofri ha risposto bene alle cure dei farmaci e non ha neppure una linea di febbre. Quasi un miracolo. Venerdì notte, quando l’ex leader di Lotta Continua è arrivato al reparto di Chirurgia di urgenza dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, le sue condizioni erano disperate.

LA DIAGNOSI - «Lacerazione dell’esofago», recita il referto, un quadro clinico gravissimo. I due medici che lo hanno operato, Massimo Seccia e Mauro Rossi, si sono trovati di fronte a una forte emorragia e probabilmente lo hanno strappato alla morte per un soffio. La causa del male è ancora oscura. Forse non esiste una sola causa, ma molte: una gastrite quasi cronica, un’ernia iatale allo stomaco. «E quasi certamente lo stress per un’ingiusta detenzione - denuncia Fabio Roggiolani, presidente della Commissione sanità della Regione Toscana -, è una sindrome che assale molti carcerati reclusi ingiustamente e ci sono dati scientifici che lo dimostrano. Abbiamo avuto anche una vittima eccellente: Enzo Tortora».
Sofri si è sentito male nel carcere Don Bosco, dove sta scontando 22 anni per il delitto Calabresi. Ha accusato dolori fortissimi all’addome ed è stato prima ricoverato nel centro clinico del carcere, poi trasferito al Santa Chiara.
Venerdì mattina era andato, come sempre da quando a giugno aveva ottenuto il beneficio del lavoro fuori dal carcere, alla Scuola Normale Superiore, dove lavora alla biblioteca. Poi aveva pranzato con il sindaco di Pisa, Paolo Fontanelli. «Mi ha detto che non stava bene di stomaco e ha mangiato in bianco - racconta Fontanelli -; era un po’ preoccupato, ma nulla faceva pensare a un epilogo così drammatico». La crisi, violentissima, alle due di notte. Sofri, in preda agli spasmi, ha chiesto aiuto battendo alla porta di ferro della sua cella. Aveva conati di vomito e dolori lancinanti all’addome. All’ospedale Sofri è stato piantonato, come prevedono i regolamenti. Precauzione inutile, quasi un accanimento. Sono intervenuti i magistrati di sorveglianza e l’agente di polizia se n’è andato.

I MESSAGGI - Molti i messaggi di solidarietà. Ma anche appelli alle questioni legate in qualche modo all’ex leader di Lc: l’amnistia e la grazia. «Non mollare proprio ora Adriano», ha scritto Marco Pannella che ieri sera è arrivato all’ospedale di Pisa. Alfonso Pecoraro Scanio si è augurato che «quanto accaduto faccia riflettere sull’opportunità di riaprire il dibattito sulla grazia». E il presidente dello Sdi, Enrico Boselli: «Spero che Sofri si possa ristabilire al più presto, per continuare a dare il suo prezioso contributo di idee a cominciare dalla battaglia per l’amnistia promossa da Pannella».

Marco Gasperetti

Data: 
Domenica, 27 November, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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