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Prodi vede Boselli: via libera ai Radicali nell’alleanza

Testo: 

Vertice «sereno e amichevole» con il presidente dello Sdi. Parisi: la Rosa è nel centrosinistra.
La Bindi contraria: incompatibili su molti temi
Il Professore: ma attenti al laicismo. D’Alema apre sul Partito democratico: non ho paura dei nomi

ROMA - Tarda mattinata di mercoledì, nello studio di Romano Prodi a Bologna ci sono Enrico Boselli, Roberto Villetti, Arturo Parisi e, naturalmente, il Professore. Il leader dello Sdi ripercorre le tappe del breve viaggio che entro il 15 novembre porterà alla nascita della Rosa nel pugno, il nuovo soggetto politico socialista e radicale. Spiega tempi e contenuti, offre garanzie e ricorda che i radicali hanno lasciato la Cdl «da un bel po’ di anni». Prodi prende atto che Boselli non tornerà all’ombra dell’Ulivo, chiede al leader dello Sdi maggior cautela nei toni («attenzione al laicismo»), poi però ammette di aver gradito le dichiarazioni di Pannella al congresso, l’attacco a Berlusconi e la promessa che i radicali si candidano a far durare l’«utopia prodiana» il più a lungo possibile, come i giapponesi con la Seconda guerra mondiale. Nessun veto, niente «interferenze» e una buona dose di prudenza perché non tutti i nodi sono sciolti, ma alla fine, in un clima che gli ospiti definiranno «sereno e molto amichevole», le parole di Prodi suonano ai presenti come il riconoscimento di un «diritto di cittadinanza nell’Unione». D’altronde, come si ammette senza imbarazzi nella cerchia ristretta di Prodi, con la nuova legge elettorale l’arrivo di nuovi voti non può che esser visto come un «gradito regalo».

«La Rosa nel pugno è dentro la coalizione, l’apertura di un confronto sul programma è ormai nelle cose», conferma Parisi, che ai radicali chiede di accettare la guida di Prodi e di non presentarsi al tavolo delle trattative con «richieste pregiudiziali e non negoziabili». Pannella sperava di salire a Santi Apostoli già lunedì, per il prossimo vertice dei segretari, ma qui il leader frena: se ne riparlerà dopo il battesimo della nuova forza. Eppure, ammette il responsabile del programma Andrea Papini (che al vertice terrà la sua relazione) schivare il tema sarà impossibile. «Al tavolo siede Villetti, è naturale che lui si faccia portatore di tematiche comuni tra radicali e socialisti» prevede Papini con un argomento che fa infuriare gli ex popolari della Margherita.

«Lo voglio vedere Villetti che si fa garante di Bonino e Pannella... Manco il fisico, c’ha!» scherza Rosy Bindi, che poi, serissima, spiega perché l’ingresso dei radicali non può essere automatico: «Le provocazioni laiciste nei confronti della Chiesa, le questioni eticamente sensibili, il welfare, l’Iraq, su questi temi le loro posizioni non sono compatibili con le nostre». Per le stesse ragioni la componente cristiano-sociale della Quercia spera che Prodi ci ripensi, perché, sintetizza Mimmo Lucà, «non si può stare nel centrosinistra con le stesse posizioni con le quali si stava nel centrodestra». Ma il vero scoglio è lo stop dell’Udeur, con Clemente Mastella che reitera minacce di rottura: «Ci sarà l’Unione e noi saremo il centro». Massimo D’Alema ha altri progetti. Due grandi forze, una conservatrice di stampo europeo e un’altra riformista. «Il partito democratico? Mi va benissimo, non ho paura dei nomi» guarda avanti l’ex premier aprendo al nuovo soggetto unitario rilanciato da Francesco Rutelli. «Purtroppo con la riforma della legge elettorale voluta dal centrodestra si va nella direzione opposta».

Monica Guerzoni

Data: 
Venerdì, 4 November, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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