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Pannella al Professore: subito l’amnistia

Testo: 

Il leader radicale: stiamo con Romano, ma D’Alema e Amato premono su Boselli perché ci molli. Confermato il segretario, Coscioni presidente
«Vigileremo su Prodi». La Bonino: io ministro degli Esteri? Sono ambiziosa, non è un difetto

DAL NOSTRO INVIATO
RICCIONE - Euforia e paura. Sono i due sentimenti con cui si è chiuso il congresso radicale. Euforia per il ritorno sulla scena politica da protagonisti. «Dopo tanti anni di assoluta solitudine, allontanati come la peste dall’uno e dall’altro», esulta Emma Bonino, che non nasconde di aspirare al ministero degli Esteri. «Sono ambiziosa, non è un difetto».
Ma sotto sotto anche un senso di paura. Timore che tutto finisca in nulla. Perché, come paventa Pannella, «l’Unione sta preparando le armi per far fuori i compagni dello Sdi, per ridurli alla ragione con mali arti». Quello Sdi colpevole di introdurre nella coalizione di centrosinistra i rissosi e scomodi radicali. La paura serpeggia anche fra gli scissionisti del Nuovo Psi, quella pattuglia capeggiata da Bobo Craxi che ha deciso di tagliare i ponti con la Casa delle libertà. Uno di loro, Saverio Zavettieri, chiama Pannella e implora: «Ci devi aiutare, siamo in difficoltà». Difficoltà così evidenti, secondo il leader radicale, che Bobo Craxi la sera dice una cosa e la mattina dopo fa ritrovare sui giornali dichiarazioni opposte.
Lo spauracchio vero è che un giorno Enrico Boselli, il traghettatore dei radicali a sinistra, si ritrovi senza partito. Con una sigla vuota.
«Abbiamo problemi gravi con l’Unione», ammette Pannella. L’Udeur di Mastella non vuole vedere i radicali neppure in fotografia e minaccia di uscire dall’Unione se vengono accolti loro.

OSTACOLI - Questo Pannella lo mette in conto, potrebbe accadere che «l’Udeur vada di là e l’Udc passi di qua». Ma bisogna fare i conti con ostacoli più ruvidi e massicci. Giuliano Amato e Massimo D’Alema fanno pressione sullo Sdi affinché rinunci al progetto radical-socialista, «glielo ripetono in tutti i modi di non farsi coinvolgere nelle nostre battaglie perché sarebbero ottocentesche». Le considera tali anche Pierluigi Castagnetti, della Margherita, e prende di petto Boselli perché «vuole imporre un suo alleato nella coalizione». Agli ultimi arrivati Castagnetti non riconosce dignità di fondatori dell’Unione, e quindi stiano buoni.

INSIDIA - Ma di che hanno paura? «Noi saremmo un’insidia - dice Pannella -, noi creeremmo problemi». Questo è sicuro. Problemi coi cattolici, problemi coi pacifisti, che lui insulta come «inerti, ipocriti, contemplatori del macello» di Saddam prima e dei terroristi adesso.
A chi lo respinge il leader radicale sbatte in faccia le riforme da lui favorite, l’aborto, il diritto di famiglia. «Abbiamo già governato questo Paese». E vogliono incidere ancora sulla storia nazionale, si sentono gli unici in grado di proporre le riforme civili indispensabili. Prodi non conti sul fatto che «radicali e Sdi rinuncino a presentarsi alle elezioni». Si presentano per favorire la sconfitta di Berlusconi, poiché «la riconferma del centrodestra sarebbe la peggiore sciagura».
La prima cosa che Pannella chiederà a Prodi in caso di successo è «un’amnistia vera, non come la Cirielli». E per rassicurare il Professore promette: «Non vogliamo il successo dello schieramento prodiano per poi sputtanarlo e facilitarne la caduta. Vigileremo per il trionfo dell’utopia prodiana». In verità non gli accredita lunga durata, «ma noi saremo i giapponesi di questa storia».
Si chiude qui, dopo quattro giorni, un congresso radicale diverso dal solito. Meno folkloristico e più composto. Come se già si respirasse aria di governo. Il palco è tappezzato di manifesti con la rosa nel pugno, il nuovo simbolo. Mentre Daniele Capezzone ottiene, con 181 voti, la riconferma a segretario del partito. Luca Coscioni viene eletto presidente all’unanimità e Rita Bernardini confermata tesoriere.

Marco Nese

Data: 
Mercoledì, 2 November, 2005
Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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