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Radicali e socialisti: è nata la Rosa della sfida laica

Testo: 

di Michele Sartori

Doveva nascere martedì a fine lavori, invece il parto è leggermente prematuro, un ordine del giorno notturno, l’acclamazione. E così, domenica, radicali e socialisti si ritrovano ufficialmente shakerati nel Nspelslr: «Nuovo soggetto politico elettorale liberale socialista laico radicale». L’ordine, notturno, del giorno sceglie anche il simbolo: il pugno che stringe la rosa, la storica insegna radicale d'antan (di quando, per capirci, Pannella portava un bouquet di rose in via Botteghe Oscure, e il tosto compagno-portinaio rispondeva con un diretto al volto).

Così, col Nspelsr, risboccia anche la Rosa: «Un nuovo fiore bello e forte della politica italiana!», grida entusiasta Enrico Boselli: «È il simbolo dell'Internazionale socialista, e vi posso annunciare che domenica prossima lo proporrò anche al consiglio nazionale dello Sdi». I delegati impazziscono, urlano, pestano i pugni sui tavoli, i piedi per terra, è l'apoteosi. Oggi, al loro congresso, alle Terme di Riccione, è il giorno di Enrico, suo e di nessun altro. Ma sì, c'è, e applauditissima, Barbara Pollastrini, a parlare dell' «affetto riguadagnato durante la campagna referendaria» tra radicali e sinistre: però sembrano più consensi ad personam. C'è, sospettoso e sospettosamente applaudito, il concorrente verde Pecoraro Scanio, scavalcato a sinistra dal Nspelslr. C'è Bobo Craxi, che presidia da due giorni i corridoi: finché lui sta qua, Gianni De Michelis non si farà vedere. C'è Claudio Signorile, chiamato a salutare, accolto da un urlo della platea: "Marijuana libera!". Ma vuoi mettere l'Enrico? Pare un Pannella magro, stamattina, viene a versare miele rovente, a insistere sulla revisione del Concordato, ad attaccare il "neo-integralismo" dei vescovi e di Rutelli, a spalancare le porte dell'Unione ai radicali: sempre che non trovino, alla fine, un altro portiere sospettoso come l'antico di Botteghe Oscure.

Esordio: «È giunto il momento in cui l'Unione deve aprirsi senza remore e senza riserve alla partecipazione dei radicali. Ogni ulteriore pregiudizio lo considereremmo rivolto non solo ai radicali ma anche ai socialisti. Ai radicali devono essere spalancate le porte di tutte le commissioni che si sono insediate per definire il programma del centrosinistra». La platea delira all'istante. Boselli sussurra: «Accoglienze così non me le fanno neanche al congresso del mio partito». Da qui in poi è un crescendo.

Figurarsi quando torna sul Concordato: «Noi non contestiamo che le gerarchie ecclesiastiche facciano politica, dicano cosa pensano, indichino perfino come votare ai referendum. Però se la Cei diventa un attore politico, pone da sola il problema del superamento del Concordato!». Incoerente lui? Figurarsi: «Ricordo ai tanti smemorati che i socialisti votarono contro l'articolo 7 della Costituzione. Sì, poi Bettino Craxi pensò, col nuovo Concordato, di chiudere una volta per tutte la questione vaticana. A distanza di tanti anni dobbiamo riconoscere che quel tentativo è risultato vano». Un'impennata di orgoglio laico: «In quale altro paese il papa avrebbe detto di fronte al capo dello stato che non si può parlare di laicità ma di laicità 'sana'? Per fortuna abbiamo un presidente come Ciampi, che ha difeso la laicità dello stato. È chiedere troppo che lo faccia anche il centrosinistra?». Un'altra impennata: Boselli sottolinea la "piena sintonia di Rutelli con Ruini" e con «l'offensiva neointegralista della Cei». È per questo che sei mesi fa era fallita la lista Prodi, dice, e se oggi la Margherita parla di Partito Democratico «sono solo opportunismi tattici» post-primarie: «Nell'Ulivo si è aperta una falla sul tema della laicità. È questo ad impedirci di aderire alla lista unitaria che verrà presentata». E magari ha anche individuato, Boselli, un campo da arare proficuamente in proprio, lasciato bene sgombro dagli altri. Tra i "nemici", cita una volta Berlusconi, una decina Ruini. E sempre, l'integralismo, il neo-oscurantismo, il clericalismo conservatore…

Colpo finale: «Nel futuro governo di centrosinistra Emma Bonino deve essere candidata a ministro degli esteri: solo così l'Italia ritroverà prestigio e dignità nel mondo!». Enrico-Enrico!, urlano i delegati, e Marco-Marco! Marco Pannella è, o pare, commosso, va ad abbracciare Boselli, per un istante sono fusi come il Nspelsr. Da fuori sta già cominciando il coro dei dissenzienti, Mastella («Mai al tavolo coi radicali»), Lusetti («Boselli convertito al vetero-laicismo»), naturalmente tutto il centrodestra, e Prodi ripete cauto che «la revisione del concordato non è e non sarà nel programma del centrosinistra». Boselli se la ride, «io ho parlato con Prodi». E che vi siete detti? «Queste, se permette, sono cose riservate».

Vabbè, la svolta c'è. Adesso si riuniscono le commissioni congressuali, a discutere di programmi. I delegati sciamano, fuori sala c'è tutto il resto del mondo radicale, gli etnobotanici della Cannabis Cup, gli ateologi di No God, gli esperantisti della pornoliberazione, poeti scombinati, nostalgici di Cicciolina che chiedono «kontro il proibizionismo libertà esibizionismo», i nudisti-naturisti di Orti Metropolitani che raccolgono firme su una petizione: per dedicare a Milano «una via a Moana Pozzi per i suoi incontestabili meriti nella lotta culturale e ideale contro i tabù della repressione sessuale».

Data: 
Lunedì, 31 October, 2005
Autore: 
Fonte: 
L'Unità
Stampa e regime: 
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