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Più che mediare, Romano Prodi ha scelto. «Quello del ...

Testo: 

L’appoggio dei Ds e l’ostilità del Prc. L’esigenza di non fare di Rutelli l’interlocutore con la Cei.

Più che mediare, Romano Prodi ha scelto. «Quello del Concordato è un tema che non è e non sarà all'ordine del giorno del programma dell’Unione» ha puntualizzato ieri. Per i socialisti di Enrico Boselli e i radicali, si tratta di un ritorno alla realtà brusco e apparentemente inappellabile: non ci sarà nessun superamento dei patti con la Santa Sede. Il capo dell'opposizione ha bocciato la deriva anticlericale del cartello Sdi-Pannella proprio nella giornata d'apertura del congresso del Partito radicale. E con due righe di dichiarazione ha recuperato un palmo di terreno e di credibilità agli occhi di gerarchie cattoliche, con le quali aveva avuto rapporti tesi per la sua scelta referendaria e sulle coppie di fatto. Il dettaglio interessante è che anche i diessini tendono a prendere le distanze da Boselli. Come minimo, lo accusano di avere sollevato inutilmente un tema destinato a far vacillare la compattezza del centrosinistra; e a riproporre una divisione artificiosa fra «clericali» e «laicisti» dell'Unione. Porre il problema del Concordato «in modo unilaterale» è sbagliato, osserva il portavoce, Vannino Chiti. Ma nei toni congressuali di Daniele Capezzone, segretario del Pr, si intravede qualcosa di più che una polemica passeggera. I prodiani temono che Marco Pannella sia il vero stratega del patto con lo Sdi; e che alla fine i radicali possano cannibalizzare i socialisti. E magari optare per una corsa elettorale solitaria.

Insomma, la crociata contro il Vaticano, coerente con la storia del partito della «rosa in pugno», presto potrebbe rivelarsi un ostacolo arduo: anzi, quasi insormontabile; e mettere alla prova l'identità di un’Unione che rivendica la laicità ma teme come la peste qualsiasi contaminazione laicista. Prodi non può permettersi di regalare né a Francesco Rutelli, presidente della Margherita, né soprattutto al centrodestra berlusconiano il ruolo di interlocutore della Cei. E questa vicenda gli offre un'occasione d'oro per riequilibrare l'immagine di un'Unione «anticattolica»; e per presentarsi come garante di buone relazioni con la Santa Sede, se andrà a Palazzo Chigi.
Ma la strategia della porta chiusa deve fare i conti con l'insofferenza di parte dei Ds e di Rifondazione comunista contro l'«ingerenza» dei vescovi. Prodi può essere liquidatorio con lo Sdi e con Pannella: anche perché fin dall'inizio sospetta che i radicali si siano alleati con i socialisti solo per destabilizzare il centrosinistra. Può esserlo meno con Fausto Bertinotti, che ricalca le tesi boselliane, pur senza arrivare a teorizzare la fine del Concordato nel programma dell'Unione. Ma l'altro fronte delicato è quello diessino. Il Professore sa che, benché il segretario Piero Fassino lanci ponti e segnali di fumo in direzione dei vescovi, il suo partito è diffidente nei confronti della Cei del cardinale Camillo Ruini.

Si tratta di una questione tutt'altro che indolore. La sconfitta referendaria di giugno suggerisce un ripensamento profondo dei rapporti con le gerarchie cattoliche. Le radici culturali della sinistra degli ultimi anni perpetuano invece un atteggiamento conflittuale con una Cei che parla «a voce alta», senza mediazioni partitiche. Così, quando Capezzone ironizza su «una gigantesca offerta pubblica d'acquisto vaticana sulla società italiana», c'è da giurare che nell'Unione molti gli battano segretamente le mani. Prodi, però, sembra consapevole che il centrosinistra non se lo può permettere. E, forse, si consola con le parole di ammirazione che ieri i radicali hanno regalato al vicepremier Gianfranco Fini, di An: un abbraccio politicamente soffocante, per il capo della destra.

Data: 
Domenica, 30 October, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
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