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Le buffe pregiudiziali antiradicali

Testo: 

di Arturo Diaconale

Clemente Mastella è, come sempre, brutale ma esplicito.
Pone delle pregiudiziali di tipo ideologico e culturale all’ingresso dei radicali nel centro sinistra. Ma lascia anche intendere che sui principi si può anche transigere purché sia ben chiaro che sui posti e sui collegi non si discute. Lo Sdi vuole allearsi con Pannella per accrescere il suo peso nell’Unione? Benissimo: a condizione, spiega il segretario dell’Udeur, che non pretenda un aumento delle poltrone di sua spettanza a scapito degli altri alleati della coalizione ma dimostri concretamente di credere nel progetto radical-socialista cedendo alcuni dei suoi collegi sicuri ai candidati della rosa nel pugno. Insomma, secondo Mastella, i radicali possono pure entrare nel centro sinistra. Ma a patto che non alterino gli equilibri di potere esistenti e si facciano dare i posti dagli alleati socialisti.

Diversa è la posizione del margherito di osservanza prodian-popolare Pierluigi Castagnetti. Quest’ultimo non pone questioni di ordine ideologico o pregiudiziali di natura culturale. Pone, al contrario, una precisa condizione politica. E cioè la doppia richiesta ai radicali di accettare “senza se e senza ma“ la linea dell’Unione prodiana e di giurare (non si sa a questo punto se sulla Bibbia o sulla testa di Pannella) che una volta passati nello schieramento prodiano non si muoveranno di un millimetro dalla nuova posizione e resisteranno sulla trincea del centro sinistra fino alla fine dei loro giorni. Da sostenitore della tesi secondo cui non c’è spazio per i laici ed i liberali nel centro sinistra, potrei avere facile gioco nello sfruttare le affermazioni di Mastella e di Castagnetti per tornare a sollecitare Marco Pannella a non infilarsi nel buco nero prodiano. Ma so bene che la scelta è fatta. E comprendendo perfettamente le ragioni che l’hanno imposta, non tento nemmeno la strada della facile strumentalizzazione. Non so se Enrico Boselli riuscirà a convincere Roberto Villetti, Bobo Craxi ed i suoi a rinunciare ai propri collegi in favore dei candidati radicali. Nella vita tutto è possibile, anche l’incredibile.

E non escludo che una eventualità del genere possa avvenire. Ma non riesco proprio ad immaginare un Marco Pannella che giura sulla Bibbia, su Castagnetti o sulla punta del Corno Grande del Gran Sasso di rinunciare per l’eternità e “sensa se e senza ma“ alla propria autonomia di pensiero e di movimento. L’ipotesi non è improbabile. E’ impossibile. Vorrebbe dire che i radicali rinunciano alla propria identità. E poiché ogni forza politica può accettare qualsiasi tipo di compromesso tranne la cancellazione della propria natura, debbo concludere che almeno su questo punto le condizioni dei prodiani dovranno essere ritirate. Naturalmente non posso escludere di poter essere smentito. Ma mi auguro il contrario. Anche perché la politica non finirà con le elezioni del prossimo autunno. Ed il futuro prevede che i laici ed i liberali, dell’uno e dell’altro schieramento, si ritrovino presto o tardi nella stessa area. In nome della propria autonomia.

Data: 
Mercoledì, 28 September, 2005
Autore: 
Fonte: 
L'OPINIONE
Stampa e regime: 
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