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Controlli di Storace sulla pillola abortiva

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A Torino è partita la sperimentazione su 400 donne Il ministro: «Dobbiamo verificare se tutto è legale»

ROMA - Quasi quattro anni e forse non basteranno. Perché la sperimentazione italiana della pillola abortiva, la Ru486, è ancora esposta a qualche imprevisto. L’altro giorno alla fine di un percorso cominciato nel 2001, l’ospedale Sant’Anna di Torino ha annunciato di aver avviato il protocollo dopo il sì del Comitato etico interno e l’arrivo dalla Francia, a fine giugno, del farmaco. Ieri però il ministero della Salute ha spento gli entusiasmi di chi crede nel progetto precisando di aver affidato il compito all’Aifa, l’Agenzia del farmaco, «di verificare se tutte le procedure» siano state rispettate. Confermata l’ostilità a un metodo già in uso in altri Paesi europei, alternativa chimica, e per alcuni più sicura, all’intervento chirurgico, il ministro Francesco Storace ieri mattina ha riunito i suoi tecnici. Chiarisce: «Abbiamo il dovere di controllare. Per noi l’iniziativa torinese è stata una sorpresa perché il parere espresso a suo tempo dal Consiglio superiore di Sanità esprimeva cautela sull’uso della pillola al di fuori della struttura ospedaliera, secondo la legge 194 sull’aborto. Potrebbe essere illegittimo. Quindi se al Sant’Anna si sono basati su quel parere dovranno rimandare lo studio». Storace sottolinea che il suo «è un approccio tecnico, non ideologico. Sulla Ru486 ho l’idea del credente, cioè contrario, ma non dimentico di fare il ministro e quindi se mi diranno che la legge è stata rispettata non sospenderò. Poi però bisognerà avere le prove che il prodotto è efficace». Domani riceverà informazioni più dettagliate dagli uffici ministeriali.
Silvio Viale, il ginecologo radicale del Sant’Anna che si è battuto aspramente per provare la pillola in Italia, non demorde: «Le procedure sono corrette. Abbiamo avuto due anni fa un’ispezione, su iniziativa dell’ex ministro Sirchia. Contestavano il fatto che l’aborto non sarebbe avvenuto in ospedale, ma le nostre controdeduzioni sono state accettate. Lo scorso anno il Consiglio superiore ha dato un parere dove si raccomandava prudenza nel seguire la donna in reparto, circostanza prevista nel nostro protocollo». Viale insiste: «Così noi abbiamo cominciato, già qualche donna ha preso la pillola, arrivano molte richieste, prevediamo di trattarne 400».
In realtà la Ru486 non ha bisogno di essere sperimentata. E’ un farmaco già in uso al di fuori dell’Italia ed è risultato efficace: per interrompere la gravidanza la donna prende una pasticca a base di mifepristone, un anticoncezionale, entro il 49° giorno dall’ultima mestruazione, poi una seconda a base di prostaglandina a distanza di due giorni. Il feto viene espulso nelle ore immediatamente successive, ma può avvenire anche dopo alcuni giorni. E’ dunque possibile che, pur avvenendo la somministrazione del farmaco in corsia, l’aborto vero e proprio si concluda in casa. La Ru486 non ha niente a che spartire con la pillola del giorno dopo, già prescritta in Italia. Qui si evita che l’ovulo fecondato si impianti nell’utero dando avvio alla gravidanza: anche se su questo punto i cattolici non sono d’accordo e ritengono si tratti di un atto abortivo.

M. D. B.

Data: 
Domenica, 11 September, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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