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Bando ai cinesi, sì dei commercianti

Testo: 

AZZANO DECIMO
Ma le opposizioni attaccano: «Solo demagogia: si pensi a combattere la contraffazione»
Operatori favorevoli al regolamento per il mercato di Tiezzo che esclude gli ambulanti stranieri

Azzano Decimo
Tutti d'accordo, commercianti e ambulanti, sul regolamento per il nuovo mercato di Tiezzo che contiene la norma che taglia fuori gli ambulanti cinesi. Le critiche arrivano dall'opposizione, che attacca la nuova iniziativa dell'amministrazione.

Una lancia a favore la spezza il presidente del Comitato commercianti Gianfranco Carretta, più che soddisfatto della scelta fatta dalla giunta: «La posizione di questo sindaco è stata sempre attenta alle esigenze dei commercianti e ora alla salvaguardia dei nostri prodotti. Sono completamente d'accordo sui criteri di priorità ai più anziani. È giusto che sia il più vecchio ambulante ad accedere al mercato di Tiezzo, soprattutto in sede di prima assegnazione. Un regolamento nato, non certo, ne sono sicuro, per escludere gli ambulanti cinesi, che sono il 10 per cento su 120 ambulanti presenti al mercato del capoluogo. Qui non si vogliono eliminare gli ambulanti cinesi, ma due sono i valori nel commercio: la qualità e la quantità. Siamo invasi dalla quantità di merce a basso costo e scadente, che fa crollare l'importanza del mercato. Per salvarlo, dobbiamo lavorare sulla qualità e sul nostro prodotto, made in italy».

Anche il commerciante Roberto Favret si dice perplesso sul risultato positivo del futuro mercato, ma aggiunge «ci vuole tempo, anzi mi auguro che possa portare una benessere economico in un comparto che soffre. Mi trovo d'accordo sul regolamento, i cinesi sono in aumento anche da noi. Al mercato del lunedì vendono più delle bancarelle nostrane, ma se ci fosse più controllo chissà quanta merce si scoprirebbe non in regola». Giuliana Facca, commerciante in Piazza Libertà, precisa: «Se c'è un regolamento, è giusto che sia rispettato. Sono a favore di un secondo mercato in quanto servirà a rivitalizzare il paese e il commercio».

Sulla questione degli ambulanti cinesi interviene l'assessore alle Attività produttive Massimo Piccini: «Mi spiace che il provvedimento sia stato strumentalizzato dai giornali, ma quello che conta è che abbiamo il favore degli operatori e dei cittadini. La nostra idea è partita per tutelare la piccola e media distribuzione, evitando il depauperamento socio-economico del nostro territorio e favorendo le attività che operano nel comune». Ma i cinesi che fine fanno? «Sono gli ultimi arrivati, attenderanno il loro turno. Fra cinque anni si vedrà. Spetterà allo stesso operatore cedere il posto a chi vuole. Nel frattempo, io cercherò di difendere e preservare il made in Italy a casa mia, per non svilire le solide e antiche tradizioni del mercato azzanese».

Ma per Renato Favretto, della Margherita, «il problema delle importazioni cinesi è più ampio e riguarda i rapporti tra nazioni. Cosa diranno sindaco e giunta quando si ccorgeranno che molti prodotti venduti sulle bancarelle "italiane" in realtà sono importati dall'Estremo Oriente? Probabilmente vieteranno agli azzanesi di comprare le merci non ritenute idonee dalla Lega Nord». Per Mauro Bortolin e Lorella Stefanutto, del gruppo "Uniti per Azzano", quella del sindaco è «demagogia a buon mercato. Cosa non si farebbe pur di farsi un po' di pubblicità, verrebbe da dire; il vero problema dovrebbe essere quello rivolto a combattere la contraffazione dei marchi». Sul regolamento interviene anche il presidente dei Radicali Friulani Stefano Santarossa: «Nei nostri mercati il prodotto cinese, oltre che meno costoso, in alcuni casi è anche un buon prodotto e impedire ai cinesi di vendere porterà molti residenti a rivolgersi altrove, danneggiando anche gli ambulanti autoctoni, o costringerà le fasce più deboli dei residenti a rinunciare a comprarsi quei prodotti. Ciò che va invece punito è la contraffazione».

Data: 
Domenica, 4 September, 2005
Autore: 
Fonte: 
IL GAZZETTINO - Pordenone
Stampa e regime: 
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