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Commercio in rivolta, tensione al rally

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Alcuni esercenti non partecipano: «Troppa politica, chi vuole fermare i piloti in gara sta esagerando»

Protesta in via Manin: «Non contestiamo la corsa, ma le scelte sulla Ztl»

Un gruppo di negozianti (e politici) ritarda la partenza dell’Alpi orientali
di TOMMASO CERNO

Ore 12.31. Un gruppo di commercianti di via Manin scende in strada. Le prime due auto della 41ª edizione del rally delle Alpi orientali frenano, proprio davanti alle strisce pedonali. Arrivano i vigili, accorrono gli organizzatori. Dietro di loro un cartello affisso a una vetrina chiede al sindaco Cecotti “perché sì alle auto del rally in centro e no a quelle degli udinesi?". La tensione sale. Vola pure qualche spintone. «Andatevene», intima un agente. «No», ribattono gli altri, «stiamo camminando sulle zebre. Non ce l’abbiamo con il rally, ma con la Ztl». Pochi minuti, poi il gruppo viene fatto allontanare. Pochi minuti che riaprono, però, la polemica fra Comune e negozianti del centro. Almeno alcuni.
Dall’altra parte della zona a traffico limitato, nel frattempo, viene affisso un altro cartello. Il posteggio di piazza XX settembre rimarrà chiuso venerdì e sabato, a disposizione delle auto dell’organizzazione. Un provvedimento di cui lo stesso assessore alle attività produttive e polizia municipale Luciano Gallerini non è stato messo al corrente. I clacson suonano: «Pagate il ticket», grida un automobilista, proprio quando i commercianti di via Manin, assieme al comitato “Udine città viva", fanno sentire la propria voce. Tra loro c’è chi vuole bloccare la corsa delle Alpo orientali, ma c’è anche chi giudica l’iniziativa esagerata, troppo politicizzata e spiega «che la situazione dei negozi è di grave difficoltà, ma non serve fare di via Manin il G8».
Le avvisaglie della tensione sono cominciate ancora prima delle 12.31, orario del la partenza. Quando cioè in centro «la Digos – dice Angelo Andreoli, portavoce del comitato - è arrivata per avvisarmi che non era stata autorizzata nessuna manifestazione. Io ho assicurato che nessuno aveva intenzione di bloccare il rally. La corsa è stata un pretesto per segnalare un malcontento nei confronti delle scelte amministrative del Comune». Poco prima della partenza, invece, una quarantina di persone tra cui diversi commercianti e residenti di via Manin, assieme al consigliere di Sos Italia Diego Volpe Pasini e a Gianfranco Leonarduzzi dei Radicali sono scesi in strada, “calpestando" le strisce pedonali di via Manin per fermare i rallisti. Un gesto che non ha finito per dividere i manifestanti i fazioni: «Perché ai tifosi dell’Udinese non è stato permesso il transito e invece oggi passa un rally?», chiedono alcuni. Fanno eco gl altri, fra cui Daniela Montagnoli, Marina Vidotto e Francesca Bulfone, la protesta è stata però esagerata. «Non volevamo assolutamente che si arrivasse a provocazioni e spintoni con i vigili urbani e ci dissociamo da questi episodi - spiegano -, la manifestazione ci è sfuggita di mano. Non era nostra intenzione provocare un ritardo nella partenza della corsa e chi ha contribuito a esasperare gli animi non ci ha rappresentato».
Divergenze sui metodi, dunque, ma non sul messaggio: «Basta disparità di trattamento», dicono a palazzo D’Aronco. «L’unica cosa che fa l’amministrazione per i negozianti è apporre divieti di sosta», ha concluso Gianni Croatto, commerciante del centro e consigliere di An.
(ha collaborato Cristian Rigo)

Data: 
Sabato, 27 August, 2005
Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Udine
Stampa e regime: 
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