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Il Foglio si toglie la tonaca

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Ferrara ha imposto una linea "clericale". I redattori sperano che da domani cambi l'aria

di DIMITRI BUFFA

Clerical chic. Gli amici per sfotterli adesso li chiamano così. Visto che radical chic (quasi tutti) lo erano da sempre. Per i giornalisti de Il Foglio di Giuliano Ferrara con oggi si chiude una lunga stagione di paradossi e di disagi dopo l'epifania della "conversione" del direttore che ormai in Italia è diventato "l'ateo devoto" per antonomasia.
La "tempesta embrionale" che da mesi si abbatte sui lettori e anche sui giornalisti e sui collaboratori dell'ottimo quotidiano che un tempo viveva dei finanziamenti che gli garantiva il gruppetto politico facente capo a un altro che, dopo essere diventato famoso studiando il nichilismo liberale di Karl Popper, adesso sembra essersi convertito sulla via della Conciliazione, cioè l'attuale presidente del senato Marcello Pera, con oggi di fatto si chiude.
Ora, vadano come vadano questi 4 referendum, forse si tornerà a respirare un po', nelle due redazioni del quotidiano, quella di Milano, la più legata alla tradizione radicale, di largo Corsia de' Servi 3 e quella romana, in Lungotevere Sanzio 8 (a due passi dalla Sinagoga), vicediretta e vicetenuta saldamente da Ubaldo Casotto. Che invece viene da Comunione e liberazione. Sul perché della svolta prima teo con e oggi "clerical chic" di Ferrara circolano tante ipotesi, nessuna delle quali fa riferimento all'onestà intellettuale di un ex laico convertitosi sulla via di Damasco. Quelle più cattive malignano di un nuovo spazio, politico ed editoriale, da cercare anzi da creare in ambienti italiani che vorrebbero ripetere nel Bel Paese l'operazione fatta da Bush junior in America dopo l'11 settembre, ossia chiamare i conservatori a una più stretta militanza cristiana anti islam.
Spazio divenuto improvvisamente vitale dopo che il Riformista stava succhiando al Foglio tutti quei lettori laici e per l'appunto radical chic che mal sopportavano il fallacianesimo dello stesso Ferrara. Insomma più che l'onor poté il digiuno.

DAL SOGLIO AL FIGLIO
Altre leggende metropolitane messe in giro dagli ambienti socialisti orfani di Bettino Craxi, un tempo molto legati a Giulianone, ma oggi decisamente in rapporto "cagnesco", alludono a una misteriosa malattia, tipica dell'età, guarita inspiegabilmente e improvvisamente dopo l'incontro con l'attuale Papa quando era ancora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Una specie di miracolo prima ancora dell'elezione al Soglio pontificio.
E proprio questo miracolo avrebbe convinto Ferrara, già sulla via dei teo con americani, a premere su quell'accelleratore. Senza disdegnare l'autoironia, come quando un paio di settimane orsono cambiò nome alla testata che divenne "il Soglio". Operazione ripetuta anche ieri, trasformando il Foglio ne "il Figlio", vista l'occasione referenzaria. La svolta non è stata indolore, anche se parlando con chi tra i radicali storici sta ancora dentro al Foglio, nessuno lamenta ingerenze grossolane del direttore dopo il cambio di linea editoriale. Ferrara appartiene a un'alta classe di persone, non a quegli impresari romani con la quinta elementare che pretendono di fare i manager editoriali.
Certo, gente come Oscar Giannino e Maria Giovanna Maglie, vere punte di diamante del giornalismo del Foglio in materia di esteri e lotta al terrorismo, appena hanno potuto hanno fatto fagotto perché per i loro gusti "la puzza di sacrestia" cominciava a diventare troppo intensa e c'era un enorme bisogno di aprire le finestre.
Rispettivamente, se ne sono andati a fare il vicedirettore del "Riformista" e quello del nuovo settimanale "News", un clone italiano in carta riciclata di "Newsweek".

«SPERIAMO FINISCA PRESTO»
Gli altri, da Daniele Bellasio a Giampiero Mughini, passando per Christian Rocca e altre storiche firme di area radicale, hanno fatto buon viso a cattivo gioco prendendo ciò che di positivo poteva arrivare dall'ennesima provocazione ferrariana: un'enorme popolarità negli ambienti del cattolicesimo tradizionale e integralista, da Cl ai focolarini ai vari movimenti per la vita, e le quasi quotidiane citazioni sui giornali che fiancheggiano, come il Corriere, ogni trovata del rimpianto Giulianone.
Bellasio confessa: «Confidiamo che per lunedì sia tutto finito. Se deve continuare così per mesi con gli embrioni sarebbe un problema». Lo sfogatoio alle tensioni interne lo ha offerto lo stesso Ferrara nel numero di giovedì scorso quando tutti gli italiani hanno potuto sapere che all'interno della redazione del Foglio (loro amano chiamarsi in maniera snob "I foglianti"), il 53% voterà, quindi quorum raggiunto almeno tra i clerical (ex radical) chic, che il 42% voterà quattro sì, il 4% quattro no e il 45% si asterrà. Resta però il disagio di come giustificare ai tanti addetti ai lavori, che quotidianamente ironizzano in materia, le decine di pagine dedicate a dibattiti bio etici di cui francamente in Italia non frega niente a nessuno, che hanno appesantito il giornale fino a renderlo insopportabile.

IL PULPITO DEGLI SCONOSCIUTI
Ieri e l'altro ieri c'era un inserto di almeno venti facciate di tale Erwin Schargaff, umanista morto nel 2002, intitolato "Il mistero impenetrabile". Chi se lo sarà letto? Mistero. Sabato 21 maggio è stata per i lettori un'altra di quelle giornate da dimenticare. Il martedì successivo, infatti, si sarebbe inaugurato un convegno, nel centro studi americani di Roma in via Caetani, su Leo Strauss, filosofo generalmente creduto come il padre di tutti i neo con d'America. Ferrara era uno dei finanziatori del convegno con 3 mila 500 euro.
Tra i relatori Giuliano Amato era quello più conosciuto. Non avendo mai letto nulla di Strauss e ignorando il suo pensiero, in molti si erano seduti quel sabato per leggersi le due paginate del "Il Foglio" che davano conto dell'imminente convegno sul filosofo. L'ignoranza dei lettori però era destinata a rimanere tale: dai titoli si capiva qualcosa, dalle interviste ai relatori quasi niente. Solo banali domande e generiche risposte.
Ai lettori non è di certo sfuggito l'abbassamento di qualità degli innumerevoli lunghi saggi pubblicati quasi quotidianamente dal giornale. Che ultimamente sembra volere prendere per stanchezza i propri lettori. Forse, altrettanto impenetrabile è il mistero di una redazione convertita in massa a pallosissimi dibattiti bioetici cui Ferrara negli ultimi mesi ha partecipato con la tecnica del "porta a porta", "scuola a scuola", in memorabili scontri con Marco Pannella e meno memorabili con Piero Fassino. Dibattiti che sembravano incontri di wrestling telogico-filosofico, tipo Sansone contro Ursus. Adesso, nella redazione de Il Foglio si tira il fiato e si accettano scommesse sul "day after" il referendum sulla legge 40. Quale altro effetto speciale si inventerà Ferrara per stupire i propri lettori e continuare a essere citato dai quotidiani di larga diffusione? Durerà la moda clerical chic o si tornerà al più confortevole radical-lib?

Data: 
Domenica, 12 June, 2005
Autore: 
Fonte: 
LA PADANIA
Stampa e regime: 
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