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PADRE ERBA «Voto, come feci 30 anni fa sul divorzio»

Testo: 

«Nessuno allora avrebbe messo in discussione l'idea di andare ai seggi»
ROMA - «Ho aderito perché ritengo che sia doveroso votare: occorre vivere la vita democratica del Paese anche se si è in minoranza». Padre Achille Erba, 79 anni, storico del cristianesimo, cattolico del «no» ai tempi del referendum sul divorzio, è uno dei firmatari dell'appello degli intellettuali che ritengono «un gesto di civiltà» recarsi alle urne il prossimo 12 giugno. Sono passati tanti anni, ben 31, dalla battaglia referendaria sul divorzio che spaccò in due l'Italia. Che cosa è cambiato da allora?
«L'impressione è che la vita democratica, nel suo complesso, si sia indebolita. Negli anni Settanta nessuno avrebbe messo in discussione l'idea di andare a votare. La parola d'ordine era: partecipazione. E io mi ritrovai fra quelli che pensavano fosse giusto non impedire ad una coppia di rompere il suo legame là dove l'unione era fallita, soprattutto in assenza di figli. Certo, si trattava di una prova referendaria diversa, perché, al contrario dell'attuale, era voluta dalla Chiesa».
La battaglia fu aspra anche ai tempi del referendum sull'aborto.
«Allora però il discorso per me, che sono prete e cattolico, fu ben diverso: seguii senza problemi le indicazioni della Chiesa perché c'era di mezzo la difesa della vita».
Anche nel caso della fecondazione assistita il tema è quello della vit a. E la Cei raccomanda l'astensione.
«Sono d'accordo sui valori ma non sul metodo indicato e andrò alle urne per dire quattro "no". Non mi piace questa legge e inizialmente pensavo di votare scheda bianca. Poi però mi sono fatto convincere da Rosy Bindi: per migliorare il testo in Parlamento è meglio dare un orientamento che altrimenti non verrebbe registrato. Ma comunque sia il pensiero sulla materia una cosa è certa».
Quale?
«La necessità di farlo emergere con il voto. In altre parole: so bene che il pensiero dei cattolici su questa materia può essere in minoranza, ma occorre che si conosca e che si confronti con la maggioranza. Solo in questo modo, cioè dialettizzandosi, si può far conoscere la propria posizione. E magari conquistare chi la pensa diversamente».
Insomma, l'importante è confrontarsi.
«Lo trovo necessario per tutti e a maggior ragione per i cattolici che hanno il dovere di non estraniarsi dalla vita politica. Basta pensare alla Costituzione: è evidente che si tratta di una mediazione tra diverse correnti ideologiche, ma è stato fondamentale essere presenti. E il risultato è stato buono».

R. Zuc.

Data: 
Venerdì, 3 June, 2005
Autore: 
Fonte: 
IL CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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