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Procreazione, scontro sugli spazi tv. I radicali premono Rai e Mediaset

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Martedì prende ufficialmente il via la campagna in vista del voto del 12 giugno

A cinque settimane dal referendum del 12 giugno sulla legge sulla procreazione assistita - e in attesa che, martedì, prenda ufficialmente il via la campagna del comitato referendario per il sì - è già scontro sulla questione degli spazi tv che Rai e Mediaset dedicheranno al dibattito referendario. In una lettera-denuncia indirizzata a Piero Vigorelli, responsabile della comunicazione Mediaset e, per conoscenza, al premier Silvio Berlusconi, al presidente dell'azienda Fedele Confalonieri e al vicepresidente Piersilvio Berlusconi, i radicali definiscono «risibili per quantità» gli spazi riservati da Mediaset all'informazione sui referendum, collocati oltretutto in orari assurdi e «concepiti scientificamente per evitare che frazioni appena consistenti di pubblico possano accorgersi dell'esistenza di una campagna referendaria». Stessa linea anche per la Rai: il segretario Daniele Capezzone (nella foto) e i comitati chiederanno un incontro con il direttore generale, Flavio Cattaneo, per discutere non solo degli spazi nelle tribune referendarie, ma anche di quelli nelle trasmissioni di informazione politica e approfondimento. «È necessario - dicono i promotori dei referendum - che le testate dell'azienda pubblica e di Mediaset garantiscano una copertura informativa ampia e corretta, rispettosa di tutte le posizioni in campo».
Questione spinosa, questione di coscienza, la procreazione assistita spacca trasversalmente i partiti, e al partito del sì e a quello del no si aggiunge anche quello del non voto. Così, mentre qualche sondaggio già comunica che il fatidico quorum, necessario a rendere valida la consultazione, non sarà raggiunto, sta per nascere una inedita associazione bipartisan - «Non votare» - alla quale pensa un gruppo di parlamentari di entrambi gli schieramenti con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica per l'astensione al referendum. Tra i promotori, Enzo Carra e Renzo Lusetti della Margherita, Sandro De Franciscis dell'Udeur, Luca Volonté e Annamaria Leone dell'Udc, Angelino Alfano, Maurizio Lupi, Antonio Palmieri e Patrizia Paoletti Tangheroni di Fi, Francesca Martini e Federico Bricolo della Lega, Alfredo Mantovano, Gennaro Malgieri e Riccardo Pedrizzi di An. Costituendosi come soggetto associativo, il gruppo potrà chiedere di partecipare alle tribune elettorali sull'argomento.
Dal fronte opposto, il diessino Lanfranco Turci dice di non credere che il referendum sarà invalidato dal mancato raggiungimento del quorum, anche se è vero, a suo parere, che sul voto e sui temi legati alla procreazione assistita manchi l'informazione. «Per questo - dice - torniamo a chiedere il rispetto delle regole, a cominciare dal regolamento approvato dalla commissione di Vigilanza Rai. È necessario che le testate dell'azienda pubblica e di Mediaset garantiscano una copertura informativa ampia e corretta, rispettosa di tutte le posizioni in campo».
«Personalmente non andrò a votare», fa intanto sapere il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli (Lega), che, commentando le polemiche dei radicali sulla mancanza di spazi di informazione sulla campagna referendaria sia sulla Rai che sulle reti Mediaset, dice di «non ricordarsi un occasione in cui i radicali non si siano lamentati di qualcosa o abbiano fatto uno sciopero della fame. Mi sembra sempre la solita minestra». Nel dibattito,intanto, si inserisce anche Sabrina Ferilli, che incita le donne a «svegliarsi, fare propaganda e poi andare a votare quattro volte sì». La Ferilli «non sa di cosa parla», ribatte, indispettito, Riccardo Pedrizzi, responsabile della consulta etico-religiosa di An.
C.G.

Data: 
Venerdì, 6 May, 2005
Autore: 
Fonte: 
IL GAZZETTINO
Stampa e regime: 
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