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Pannella ed il futuro dei laici

Testo: 

di Arturo Diaconale

Come prova della propria volontà di passare sul serio dal bipolarismo al bipartitismo Marco Pannella chiede a Silvio Berlusconi di sottoscrivere la ripresentazione del referendum dell'abolizione della quota proporzionale presente nell'attuale sistema elettorale.
L'idea, come la maggior parte di quelle di Pannella, è buona e condivisibile. Il bipartitismo non potrà mai vedere vita fino a quando il Mattarellum imporrà ai partiti di mantenere la propria struttura e la propria identità per sfruttare al meglio il 25 per cento della quota proporzionale. E visto che in Parlamento una proposta di passare dal maggioritario bastardo a quello puro non riuscirà mai a passare, tanto vale ricorrere alla volontà diretta dei cittadini.
Ma anche se il leader della Casa delle Libertà decidesse di accogliere immediatamente la proposta del leader radicale, è chiaro che il referendum antimattarellum si potrebbe svolgere solo dopo le elezioni politiche del 2006.
Non c'è tempo per una eventuale campagna referendaria contro il maggioritario annacquato. Se ne deve necessariamente riparlare dopo il voto politico del prossimo anno.
E nel frattempo? Che si fa nel frattempo? E' possibile che tra le tante ragioni che hanno spinto Marco Pannella a lanciare la proposta di tenere gli Stati Generali dei laici dopo la celebrazione del referendum sulla procreazione assistita, ci sia anche quella di trovare una risposta a tale domanda. Se è così, sarà il dibattito dell'assemblea, che Pannella ha detto di volere aperta, a sciogliere il nodo del "che fare" da oggi alle prossime elezioni nella prospettiva di superare il bipolarismo e di approdare al bipartitismo. Sul tappeto, oltre la questione del referendum antimattarellum rinviata per forza maggiore alla seconda metà del 2006, c'è il problema del progetto del partito unico lanciato da Silvio Berlusconi oltre, naturalmente, il processo di unificazione del centro sinistra portato avanti da Romano Prodi. Ed è chiaro che in occasione degli Stati generali i laici saranno chiamati definire la propria posizione rispetto agli indirizzi del centro destra e del centro sinistra.
Essendo stato, insieme a Davide Giacalone, il profeta inascoltato del progetto della Casa Laica miseramente fallito alle elezioni regionali, non nutro illusioni sulla eventualità della definizione di un progetto unitario.
Prevedo, anzi, che ognuno continuerà a perseguire testardamente il proprio "particulare" nella speranza di arrivare alla vigilia del voto politico spuntando dalla Casa delle Libertà o dall'Unione il miglior prezzo per la propria utilità marginale. In fondo con questo sistema il Pri dello 0,2 per cento ha ottenuto un ministro ed un vice ministro e il Psi dell'1 e qualche spicciolo ha incassato un ministro, un viceministro e un sottosegretario.
Se tanto mi da tanto quanto potranno avere i radicali nel caso di rinnovata asta al miglior offerente tra destra e sinistra?
Contro questa prospettiva ridicola ed ignominiosa non c'è che una strada. Quella che passa attraverso il superamento delle vecchie sigle ormai capaci solo di assicurare una ingloriosa sistemazione personale a qualche dirigente insensibile alle esigenze dei proprie elettori e del paese.
In attesa del referendum contro il Mattarellum, quindi, c'è un solo mezzo per preparare il passaggio dal bipolarismo al bipartitismo: sciogliere le vecchie sigle, pretendere di partecipare alla formazione del partito unico e creare l'area laica all'interno del nuovo organismo.
Chi è disposto a giocare questa partita?

Data: 
Sabato, 30 April, 2005
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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