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Il Corano e la donna: il film di Van Gogh. TelePordenone rompe la censura del produttore

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L'anteprima su una tv friulana. Ma solo di due minuti e mezzo su dodici

PORDENONE - Due minuti e mezzo su dodici, ma è già stato un atto di coraggio. Targato Nord Est, un Nord Est speciale che ha ascoltato la preghiera di una bellissima ragazza islamica che racconta in flash back il suo innamoramento e amore per Raman, incontrato al Suk. Il film più «invisibile» di questi ultimi anni, Submission di Theo Van Gogh, il regista olandese assassinato da un marocchino, ha avuto una mezza anteprima ieri sera su una tv privata del Friuli, Telepordenone, in un venerdì, giorno di preghiera islamica. Il produttore, minacciato dal fanatismo islamico, ha bloccato qualunque proiezione pubblica del suo film. Per non incorrere in sanzioni, è stato possibile rendere pubblica solo la prima parte. «Anche se non è - dicono - più violento di un qualunque telegiornale delle 20». Però quello sguardo di donna resta dentro, sedimenta.
In pochi minuti Van Gogh riesce a costruire un percorso narrativo: con il Corano disegnato sulla schiena, una schiena che sussulta di dolore, la donna, coperto il viso, parla con gli occhi dell'amore e parla del verdetto di colpevolezza, dei 100 colpi di frusta che riducono il suo corpo a un ammasso di umiliazioni. Parla del marito che più di una volta la settimana le dà un pugno sul viso. La macchina del regista ondeggia tra violenza e dolcezza, tra puro e impuro; poi la poveretta si permette quasi una virata ironica e insiste su Allah misericordioso, racconta che abbassa lo sguardo, ha delle fantasie sul vento che attraversa i capelli, il sole sulla pelle. In casa però confessa che è stata violentata dallo zio, fratello del padre, che si sente in gabbia.
In una cornice di ritualità religiosa la donna ribadisce la sua obbedienza ma, e qui c'è il colpo più violento, si stupisce del silenzio di Allah: insomma, nessuno risponde, come nel «Diavolo e il buon Dio» di Sartre. Ma non ho altro, dice, che tornare da te e desiderare la tomba. La tv privata ha trasmesso l'avvio di questo film che, una volta completata la trilogia poteva essere esplosivo, preceduto da una discussione cultural politica.
E' il «corto» che ha messo paura a tutti i festival e che ancora oggi costringe la sceneggiatrice Hirsi Ali, che lunedì parteciperà a «Otto e mezzo», a vivere nascosta. Il regista, iniziando un progetto di trilogia ovviamente ora abbandonato, polemizza con il mondo islamico soprattutto per la situazione della donna. Probabilmente anche Pietro Germi quando fece «Divorzio all'italiana» ruppe molti tabù, ma fu libero di farlo, non fu lapidato. Torna in primo piano nel film di Van Gogh il senso del peccato, il melodramma, la storia del desiderio che per l'Italia ricorda gli anni 50, espresso in un monologo femminile scritto da Ayaan Hirsi Ali, oggi deputata olandese. La protagonista prega chiedendosi come Allah possa disapprovare questo amore, mentre lei è stata costretta dal padre a sposare il promesso Aziz, secondo un rituale che si vede bene in molti film recenti in cui i conflitti di sentimenti e religione sono molto ben posti e raccontati, dall'ultimo Ken Loach alla «Sposa turca». «Submission», la cui copia è arrivata dall'Olanda dove si trova in Dvd, avrà comunque una curiosa serie di anteprime in Italia: l'onorevole Leghista Eduard Ballaman se lo porterà appresso lunedì alla Camera, martedì al Senato e mercoledì al Parlamento europeo, ma vuole fare girare il film anche nel Nord Italia, anche se ovviamente il diktat del produttore, che vuole soprattutto evitare incidenti, avrà il suo peso.
Conviene ricordare che Van Gogh non voleva né offendere, né insultare, ma sollevare il caso. «Ho conosciuto il regista anni fa - dice Felice Laudadio - ospite nei festival che dirigevo e non mi pareva un estremista ideologico ma solo un regista attento e polemico verso la situazione sociale della sua Olanda».

Maurizio Porro

Data: 
Sabato, 16 April, 2005
Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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