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Marco il Cristiano

Testo: 

di Antonio Padellaro

Ieri sera, a un certo punto. Marco Pannella ha detto in tv che dai "cardinaloni che occupano la Rai non ha sentito una parola di compassione.
Giunto all'ottavo giorno, senza cibo e senza acqua ( con la eccezione di una spremuta d'arancio e la novità dei medici che interrompono il rapporto professionale per manifesta impotenza a farlo smettere), Pannella tocca il cuore del problema con la parola, compassione», a cui torneremo tra poco. Per chi non avesse seguito la storia dall'inizio ecco come l'abbiamo capita noi.
Muore il Papa e mentre da ogni angolo del pianeta si levano inni di riconoscenza e lode, qualcuno, qua vicino, si domanda in che modo il messaggio di un pontefice amatissimo possa, benedetto nell'alto dei cieli, fruttificare sulla terra. La risposta non è difficile, egli pensa, perché è già sotto i nostri occhi. Giovanni Paolo Il, il Grande, non è forse diventato grande soprattutto per la pena e la sollecitudine che ha sempre mostrato per gli ultimi, i diseredati, i deboli, i poveri cristi? E il Grande Papa dovendo scegliere gli ultimi tra i poveri cristi non si è forse sovente rivolto ai detenuti ammassati nelle carceri italiane? E non è forse vero che al fine di ottenere per questa massa dolente un provvedimento di umana clemenza il Papa Grande si recò personalmente nel parlamento italiano affinché questa sua richiesta, forte e chiara, fosse udita dai governanti italiani, che infatti applaudirono ed esultarono e si impegnarono sulla loro parola ad essere giusti e Clementi con una parte almeno di quei poveri cristi per i quali il Sommo Pontefice tanto trepidava? E dunque quale modo migliore di un amnistia per ricordare, celebrare e santificare in terra Karol Wojtyla salito al cielo, deve aver pensato quel qualcuno che ha dedicato gran parte della sua esistenza, e dei suoi digiuni (e delle sue molestie atte a turbare l'ordine pubblico) alla difesa della cause perse, trasformate talvolta in cause vinte?
E qui veniamo alla compassione, stato emotivo che implica la nostra partecipazione spirituale alle altrui sofferenze; per il cristianesimo espressione di una più alta umanità che si caratterizza soprattutto come amore. E' strano che nell'immensa nuvola d'incenso che avvolge le spoglie di un grande papa (che nel testamento chiedeva di essere ricordato come un povero cristiano), è strano che nella indecente ricerca, a tutti costi, di miracoli e prodigi a sostegno di una santificazione celeste che nulla aggiungerebbe alla santità di una vita, è strano che nessuno dei «cardinaloni», quelli con la porpora e quelli che agitano, invasati, turiboli dai pulpiti tv, abbia pensato a un atto concreto di compassione in armonia con ciò che Giovanni Paolo Il ha sempre voluto e predicato. Mentre non è strano affatto che oggi questo esercizio di carità cristiana provenga da chi non risulta abbia mai fatto pubblica professione di fede nella Chiesa. Ma che anzi della laicità, intesa come appello al dubbio e alla ragione critica, è sempre stato considerato un simbolo. No, non è affatto strano perché Marco Pannella, in fondo, ha sempre circonfuso di leggi, codicilli, norme giuridiche, dettati costituzionali la difesa di alcuni elementari diritti dell'uomo. Come il diritto a valersi di una grazia già troppo a lungo attesa (Sofri). Come il diritto di migliaia di esseri detenuti ad avvalersi di un atto politico che è di generosità civile ma anche di equità, visto e considerato che loro stanno dentro per gli stessi reati comuni per cui altri stanno fuori. Perciò, potrà dare fastidio l'insistenza e la tenacia con cui Pannella tenta di farsi del male. Ma, in proposito, è l'unico gesto cristiano che ci risulta.

Data: 
Lunedì, 11 April, 2005
Autore: 
Fonte: 
L´UNITA´
Stampa e regime: 
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