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La caduta dei consumi e quella spinta delle tasse che non c´è.

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ROMA ? Refrattari a qualsiasi stimolo, compreso quello della riduzione delle tasse, i consumi delle famiglie italiane continuano a diminuire. A gennaio le vendite al dettaglio sono scese ancora: meno 2,5% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, con le vendite dei prodotti alimentari diminuite dell'1,8%. Sono dati espressi in valore e su questi ultimi, almeno, può aver inciso anche la riduzione dei prezzi al consumo (-0,7% per gli alimentari tra gennaio 2005 e 2004). Le rilevazioni dell'Istat sulle vendite di gennaio, in ogni caso, confermano una tendenza negativa in atto dal febbraio del 2004.
Per il futuro, inoltre, le previsioni non paiono buone. Secondo l'Isae, a marzo, il clima di fiducia dei consumatori è tornato nuovamente a peggiorare. Il dato di febbraio, che aveva spinto qualcuno a preconizzare un'inversione di tendenza, rischia dunque di rivelarsi un'illusione. Per il 2005 la Confcommercio prevede una crescita dei consumi di appena lo 0,9%. E dopo i dati di ieri i commercianti e gli esercenti hanno ripreso a usare toni apocalittici per dipingere la gravità della crisi dei consumi. «Una caduta libera che senza paracadute rischia di schiantare la distribuzione commerciale», dice la Confesercenti. «Stiamo superando tutti i livelli di guardia», rimarca la Confcommercio. Entrambe attaccano la politica del governo. «La riforma fiscale non è bastata a mitigare la sfiducia degli italiani, così come non bastano i contenuti del decreto sulla competitività» è la tesi della Confesercenti. «Bisogna sfruttare la deroga del Patto di stabilità ? aggiunge l'organizzazione?per rimettere in moto il Paese e non più per fare riforme in favore dei redditi alti». Sotto accusa, senza mezzi termini, c'è il nuovo modulo di sgravi fiscali da 6 miliardi di euro varato con la Finanziaria 2005. L'effetto sui consumi previsto e tanto atteso dal governo, che ha posto la manovra sulle tasse al centro della strategia per dare la «scossa all'economia», non c'è stato, almeno finora. Come del resto non c'era stato nel 2003, dopo la prima ridu-zione delle tasse. Presentando nel settembre scorso la nuova riforma fiscale, Silvio Berlusconi aveva ipotizzato un aumento del potere di acquisto delle famiglie, attribuibile ai soli sgravi, dello 0,8%. E invece, allungando interrogativi sulla promessa nuova riduzione delle tasse da 12 miliardi per il 2006, i consumi continuano a scendere.
Sarà forse anche perché, come dice Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, i bilanci familiari sono sempre più asciugati dalle spese per sanità, istruzione, energia e servizi essenziali, che lasciano sempre meno risorse per gli «acquisti». Il valore dei consumi intermediato dal commercio, secondo Cobolli Gigli, continua infatti a diminuire e oggi sarebbe pari a poco più di 180 miliardi di euro (poco più di 100 per i prodotti alimentari), contro i 600 miliardi che si spendono ogni anno per elettricità, luce, affitti, e così via.
Fatto sta che i consumi diminuiscono, e nel governo qualcuno comincia a preoccuparsene. Anche perché è proprio sui consumi interni, molto più che sulla domanda estera dove pesa la drammatica perdita di competitività delle esportazioni italiane, che si appuntavano le speranze di un rilancio della crescita. Così, al ministero dell'Economia, si preparano a rettificare le previsioni per quest'anno. Le ultime stime ufficiali indicano un aumento del prodotto interno lordo del 2,1%, ma la Banca d'Italia ha già fatto intendere che a suo avviso non si andrà, quest'anno, oltre l'l,l-l,3%. Purché, sottolineano gli economisti di Via Nazionale, ci sia molto presto una ripresa dell'attività e svaniscano rapidamente tutte le incertezze che gravano sull'economia.

Mario Sensini

Data: 
Giovedì, 24 March, 2005
Autore: 
Fonte: 
IL CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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