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La telenovela di Alessandra e Francesco

Testo: 

La guerra tra Storace e la Mussolini può essere assai insidiosa per il governatore del Lazio. Se agli occhi dell'opinione di destra diventasse il responsabile della sua salute
di Eugenio Scalfari

Alessandra Mussolini contro Francesco Storace: una lotta tra identici, proprio per questo appassionante. Una lotta senza quartiere.

"Lo farò a pezzi", grida Alessandra. "È finita, ha cessato di esistere", ringhia Francesco. Il nonno di Alessandra contro il duce di Francesco. In una vignetta di Giannelli, Mussolini, calzato con tanto di stivali, guarda in basso da una nuvola domandando: "Ma chi è Storace?". Evidentemente nell'aldilà la parentela fa premio sulla politica o almeno Giannelli la pensa così.
Gli aspetti che li rendono identici o quanto meno molto simili sono tanti. L'ideologia politica missina, non contaminata dall'acqua di Fiuggi; la vena popolaresca; il vernacolo dialettale; il rifiuto di Fini come capo indiscutibile; la protesta contro il palazzo dei Partiti.
Ma poi ci sono le differenze, a cominciare dalla più vistosa che è quella tra il maschio maschilista e la donna di simpatie femministe. Lei è trasversale: piace all'estremismo di destra ma per certi aspetti non dispiace a Luciana Castellina. Lei è ingenua, lui è una vecchia volpe. Lui è un uomo di potere, lei il potere non l'ha mai avuto e non pare che lo cerchi. Lui conosce a perfezione il gioco di sponda, lei se subisce un torto non pensa che alla vendetta. Adesso per tener testa al giudice che l'ha esclusa dalla competizione elettorale ha deciso di imboccare la strada del digiuno. 'Pannella docet'. Una scelta che non le somiglia ma che proprio per questo può rivelarsi spiazzante per il suo nemico il quale infatti ne è abbastanza preoccupato.
"Dimagrirà di qualche chilo e le farà pure bene alla salute", commentano i portaborse del governatore del Lazio, ma trapela un certo allarme da via della Pisana, sede del governo regionale. Se il digiuno dovesse protrarsi ad oltranza? Se, Dio non voglia, Alessandra decidesse per lo sciopero della sete? Se cominciasse lo stillicidio dei bollettini medici, "il battito del cuore rallenta", "la pressione è scesa al disotto del livello di guardia", "il sensorio è ancora vigile...".
Marco Pannella ha percorso più volte questa strada e quasi sempre con efficacia. Si stendeva su una brandina riparata da un ombrellone, davanti al Quirinale o a Montecitorio, circondato dai suoi compagni e da un nugolo di curiosi, sotto i flash dei fotografi e delle televisioni, e lì aspettativa consumandosi, che facesse bello o cattivo tempo, sotto la pioggia o sotto il solleone.
Ricordo una volta, sarà stato il 1971, che cominciò il digiuno della sete perché il presidente della Repubblica, Giovanni Leone, rifiutava di riceverlo nella sua qualità di segretario del Partito radicale. Per la semplice ragione che i radicali non avevano alcun rappresentante in Parlamento e questo era per Leone un requisito indispensabile. Pensando che io avessi qualche influenza su Pannella, mi invitò al Quirinale per discutere la questione. Ci arrivai con qualche difficoltà perché la piazza era piena di gente. Le tv scandinave e olandesi erano già arrivate in massa. Marco stava decisamente male e i medici temevano veramente che il punto critico fosse vicino.
Leone mi chiese se, a mio avviso, Pannella sarebbe andato fino in fondo. "Presidente", gli dissi, "stia attento, quello le muore in mano". Fui sommerso da una quantità di scongiuri che lascio immaginare, dopo di che fu architettato un compromesso: Pannella sarebbe stato ricevuto a titolo personale, ma nell'enunciazione delle sue qualifiche il cerimoniale avrebbe anche ricordato la sua carica di segretario radicale.
Bene. Non so se la signora Mussolini abbia il fegato d'arrivare fino a quel punto. Del resto se avrà ottenuto soddisfazione dal Tar, quando 'L'espresso' sarà in edicola la questiona sarà già stata chiusa. Ma se dovesse invece continuare, i tempi diventerebbero bui per Francesco Storace. Una giovane donna smunta su un lettino da campo all'aperto, folla da grandi occasioni, casalinghe di ogni genere e tipo, bollettini medici incalzanti, interviste televisive con un filo di voce, Gad Lerner e Ritanna Armeni in campo con il supporto di Mara Venier, Paolo Bonolis incerto, ma alla fine conquistato alla causa mussoliniana.
Tutto questo può accadere, ma un punto è chiaro fin d'ora: la vendetta di Alessandra ha un obiettivo evidente che è quello di blindare nell'astensione e quindi nel maggior danno per il suo avversario tutto l'elettorato potenziale che la segue e che viene valutato addirittura al 9 per cento. Impedire che l'esclusione della sua lista dalla competizione faccia rifluire su Storace almeno una parte dei suoi elettori. Alessandra accusa Storace d'essere l'autore delle firme false raccolte per la sua lista; si sarebbe servito di un infiltrato, di un traditore che ha pugnalato Alessandra alle spalle. Detto così ha poco effetto se mancano prove certe. Ma se il governatore del Lazio dovesse diventare agli occhi dell'opinione di destra il responsabile della salute fisica della nipote del Duce, allora la situazione potrebbe mettersi per lui maledettamente male. Una vera telenovela, della quale aspettiamo di vedere il finale.

Data: 
Venerdì, 18 March, 2005
Autore: 
Fonte: 
L´ESPRESSO
Stampa e regime: 
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