You are here

Pressing dei Ds: decisivi in Piemonte e Lazio

Testo: 


L'invito del Professore: muoversi con cautela per evitare gli effetti di un dietro front imprevisto

ROMA - «L'incontro è andato bene e questo è importante. Praticamente è quasi fatta», così Piero Fassino ai suoi, dopo il tavolo con i radicali. «Salvo imprevisti notturni, domani (oggi per chi legge; ndr ) si chiude», spiegava Franco Marini ai colleghi della Margherita. Insomma, se Berlusconi non ci mette lo zampino, l'intesa con i radicali c'è. In realtà Fassino e Marini hanno già accettato le condizioni dei radicali (messe nero su bianco in una nota), inclusa quella che prevede che il centrosinistra finanzi la comunicazione elettorale del Pr (soprattutto le e mail, spiegano all'Unione per ridimensionare la portata dello sforzo economico). Perciò Roberto Villetti, vicesegretario dello Sdi, si mostra più che ottimista.
Ufficialmente, però, il «via libera» dovrà giungere nel vertice di oggi con Prodi, a cui Francesco Rutelli, impegnato nel Darfur, non parteciperà (ma il presidente della Margherita ha avuto modo di parlare più volte con Pannella in questi giorni). Comunque, anche il candidato premier dell'Unione è più che convinto della bontà di questo accordo. Soprattutto dopo che Fassino gli ha spiegato: «Dobbiamo muoverci assolutamente perché questa intesa potrebbe essere vitale per le Regionali». E per vitale, sondaggi alla mano, si intende che i radicali fanno pendere l'ago della bilancia a favore del centrosinistra sia nel Lazio che in Piemonte. Ma c'è sempre la possibilità dell'imprevisto evocato da Marini. Un imprevisto fornito di nome e cognome: Marco Pannella.
Per la verità, il leader radicale ha così rassicurato i suoi interlocutori: «Questa intesa avrà come conseguenza l'accordo anche per le Politiche». Ed è proprio per la paura dell'imprevisto che Prodi - che pure si è mosso per arrivare a questo accordo (non direttamente, ma tramite «ambasciatori») - sembra il più titubante di tutti. La sua è una prudenza dettata dalla paura che Pannella, all'ultimo, stringa un patto con Berlusconi, lasciando l'Unione con un palmo di naso. Perciò ha raccomandato ai «suoi»: «Ci vuole cautela, andiamo a vedere le carte di Pannella: dobbiamo avere la certezza che lui, dopo che noi ci siamo esposti, non ci volti le spalle andando con il Cavaliere».
Ma oggi, al vertice dell'Unione, verranno affrontati anche i problemi della Rai, tant'è vero che in un secondo tempo il summit sarà allargato ai membri della Commissione parlamentare di vigilanza che fanno parte dell'Unione. Ufficialmente, per valutare quali iniziative prendere in difesa del pluralismo dell'informazione, soprattutto per quel che riguarda la campagna elettorale. In realtà Prodi vuole parlare del rinnovo del Cda perché teme che senza un atteggiamento univoco di tutto il centrosinistra «si perda la partita della nomina del prossimo presidente della Rai».
Dopo le Regionali si procederà al rinnovo dei vertici della Tv di Stato con la nuova legge, e Prodi non intende rimanere spiazzato. In vista delle elezioni politiche, il candidato premier dell'Unione punta a un presidente che abbia il gradimento dell'opposizione. Ma per ottenerlo il centrosinistra deve essere unito e trovare anche qualche sponda «amica» nella Casa delle Libertà. Per questa ragione Prodi si sta muovendo per tempo. E si sta muovendo a tutto campo (cioè nel suo e in quello avverso).

Maria Teresa Meli

Data: 
Martedì, 22 February, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
Condividi/salva