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Elezioni, Pannella preme «Berlusconi ci risponda»

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FI e socialisti aprono, no da Lega e Udc. An divisa

ROMA - Il «contratto» è pronto. Approvato dal Comitato nazionale, nei prossimi giorni arriverà sul tavolo della maggioranza che alla sola idea di un'alleanza con i Radicali già si divide. Come proposto da Marco Pannella, condizione vincolante è che l'accordo riguardi «contestualmente» elezioni regionali e politiche. Sparisce invece, almeno sulla carta, la clausola sullo slittamento del voto per le amministrative: contenuta nella proposta di mozione presentata dalla direzione del partito, è stata bocciata dal Comitato. Il che non significa rinunciare alla battaglia per la regolarità delle elezioni, precisa subito il segretario Daniele Capezzone: «Possiamo anche non mettere per iscritto il riferimento al cambio di data, ma rimane la richiesta di modificare le norme vigenti per evitare comportamenti illegali come quelli del 2000. Ad esempio si potrebbe rendere obbligatorio il deposito preventivo di liste e simboli prima che parta la raccolta delle firme». I Radicali si sono dati 12 giorni di tempo per lavorare ad un'intesa «in primo luogo col governo e la Casa delle Libertà, e poi con i vertici dell'Ulivo», si legge nella mozione. Pannella ci tiene a spiegare che la preferenza per il centrodestra non è immotivata: «Da loro abbiamo ricevuto dichiarazioni di disponibilità al dialogo, la sinistra invece non si è nemmeno posta il problema, ad eccezione di qualche eretico volenteroso. E sapete perché? Perché sanno che la loro gente è in sintonia con le nostre idee». Pannella ribadisce che per reinserire i Radicali nel circuito politico e istituzionale è indispensabile scendere a patti con i Poli, ma sottolinea pure che l'operazione non sarà indolore, che «bisognerà pagare un prezzo», che «dovremo sopportare condizioni al limite della mancanza di dignità» e «farci accettare da questo sistema per riprendere forza». A Berlusconi mette fretta: «Se non facciamo l'accordo entro due settimane, sarà troppo tardi». Ha giocato la sua carta, ora aspetta la mossa del premier: «Chiedere è legittimo, rispondere è cortesia».

La tre giorni di lavori si chiude in un'atmosfera mista di speranze e timori. Capezzone è soddisfatto, invita tutti a vivere i prossimi giorni «con l'animo di chi vuol davvero tentare un'intesa ma senza rinunciare a tenere alta l'asticella». Soddisfatto è pure Benedetto Della Vedova: chiede e ottiene di cancellare dalla mozione il riferimento alla data del voto per le Regionali («non vorrei che ci accusassero di volerlo rimandare per via dei referendum») e si dice certo che con la Cdl «sarà possibile contrattare una presenza non velleitaria dei Radicali».
La trattativa si annuncia laboriosa perché non tutti gli inquilini della Casa delle Libertà sono disposti ad aprire l'uscio ai Radicali. Se Forza Italia e Nuovo Psi auspicano «un'intesa di programma», Udc e Lega non vogliono nemmeno sentirne parlare: «Non ci interessano partiti che cercano di vendersi al migliore offerente», è la dura replica di Francesco Moro, senatore del Carroccio. «La loro linea politica è semplicemente incompatibile con quella dell'Udc», spiega il ministro Carlo Giovanardi, mentre Luca Volontè sottolinea che «la coalizione perderebbe una larga fetta del suo consenso». Alleanza nazionale poi è spaccata in due: Domenico Nania e Maurizio Gasparri caldeggiano «un'intesa forte e complessiva» (il ministro delle Comunicazioni definisce Emma Bonino «una risorsa di credibilità che sovrasta Kofi Annan»), ma Riccardo Pedrizzi tira il freno perché «la cultura del centrodestra è la più distante da quella dei Radicali».

Livia Michilli

Data: 
Lunedì, 10 January, 2005
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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