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Fecondazione, un italiano su due ignora il referendum

Testo: 


Tra chi è informato cresce la volontà di cambiare la legge. Il 70% vuole decidere secondo coscienza. Paese spaccato sulla eterologa

La raccolta di firme per i referendum volti a modificare o abrogare la legge sulla fecondazione assistita ha riacceso il dibattito sulla questione. Malgrado una lieve contrazione di interesse da parte della popolazione rispetto al periodo della discussione Parlamentare, la maggioranza assoluta dichiara di avere comunque prestato attenzione alla tematica. Come vedremo, proprio avere seguito il dibattito ed essere al corrente delle proposte referendarie costituisce, assieme all'orientamento politico che al grado di religiosità, uno degli elementi che più condiziona la scelta di voto. Al riguardo, rispetto anche a pochi mesi fa, si rilevano alcuni mutamenti rilevanti nell'opinione pubblica. Il più intenso concerne l'opportunità di regolamentare per legge questioni «personali» come l'aborto e la fecondazione. Diversamente dal passato, la maggioranza assoluta è nettamente contraria. Quasi il 70 per cento ritiene che «le persone debbono poter scegliere secondo la propria coscienza». Ed è significativo che una percentuale così alta si ritrovi trasversalmente a destra come a sinistra, tra chi si dichiara laico come (anche se in misura lievemente minore) tra chi si professa religioso.
Spostandosi dai principi generali ai contenuti specifici della legge, si trova una distribuzione di orientamenti più variegata, anche se tendente, come si vedrà, ad una prevalenza di posizioni contrarie, almeno in parte, a quanto approvato dal Parlamento. La maggioranza assoluta ritiene consentire l'accesso alla fecondazione assistita solo alle coppie eterosessuali, sposate o conviventi. Ma grosso modo due terzi non approvano il divieto di controllare se l'embrione è sano prima di impiantarlo nell'utero della donna. Più controversa è l'opinione sulla donazione di spermatozoi o ovuli femminili da parte di un soggetto esterno alla coppia. L'elettorato si spacca letteralmente in due. La maggioranza, il 51 per cento, è per permetterla. Ma quasi il 40 per cento è di parere opposto. La differenziazione è legata soprattutto all'orientamento politico. Ma influisce, sebbene in misura più attenuata, anche la religiosità.
«Sommando», attraverso un indice additivo, le opinioni sui diversi contenuti della legge, si trova che grossomodo il 56 per cento degli italiani è sostanzialmente contrario ad alcuni degli aspetti caratterizzanti il provvedimento. Ma una quota di poco inferiore, il 40 per cento, si dichiara in buona misura d'accordo. E pochissimi, solo il 4 per cento, non sanno esprimere un parere. La fecondazione è un tema percepito come personalmente rilevante da quasi tutti e sul quale, di conseguenza, quasi tutti esprimono un parere. Se, infine, dal piano dei contenuti passiamo a quello dell'orientamento di voto nel caso di referendum, il quadro si fa ancora meno nitido. Solo il 50 per cento sa se e perché siano stati promossi dei referendum. Il 30 per cento ignora l'esistenza di una consultazione e un altro 20 per cento ritiene che, non esistendo nessuna legge al riguardo, sia stato proposto di farne una ex novo. Non sorprende, dunque, che un terzo della popolazione dichiari di non sapere se o cosa votare. Per il resto, le posizioni a favore e contro la legge si equivalgono. Ma questa parità è il frutto di flussi di opinione di diversa entità. Da dicembre ad oggi, infatti, un quinto degli italiani è passato dall'indecisione alla formazione di un proprio giudizio. Incrementando in misura maggiore le fila dei contrari, in tutto o in parte, alla legge attuale. E' un trend che dipende principalmente dall'estendersi del dibattito sulla fecondazione assistita. Come si è detto, chi dichiara di essersi interessato di recente alla questione, si esprime prevalentemente per il mutamento o l'abrogazione della legge.
Se l'andamento degli ultimi mesi si confermasse in futuro, i proponenti dei referendum avrebbero buone possibilità di vittoria. Ma occorre ricordare che una vera campagna elettorale può mutare anche radicalmente, in un senso o nell'altro, il quadro tracciato sin qui. E che tra i fattori determinanti l'esito della consultazione non c'è solo la distribuzione delle opinioni. C'è anche, specialmente, la partecipazione al voto e, di conseguenza, il raggiungimento o meno del quorum.

di RENATO MANNHEIMER

Data: 
Sabato, 2 October, 2004
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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