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«Fecondazione, la legge ora va cambiata»

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Scontro dopo il caso di Pavia. Il ministro Prestigiacomo: sì alla diagnosi preimpianto

ROMA - Una notizia pubblicata ieri dal Corriere della Sera ha riacceso lo scontro, anche all'interno della maggioranza, tra chi difende la legge sulla procreazione assistita e chi vorrebbe modificarla o abrogarla con un referendum. A scatenare le ostilità un'intervista in cui si scopre che la guarigione del bambino malato di talassemia, presentata da Girolamo Sirchia come un grande successo del Policlinico di Pavia, è stata resa possibile grazie al fatto che i gemellini donatori sono nati da una pratica di fecondazione assistita con analisi prenatale, vietata in Italia proprio da una legge voluta e difesa dal ministro della Sanità. Ieri i primi a insorgere sono stati i Radicali: «Sirchia hai mentito. Dimettiti!». Al fronte di chi chiede le dimissioni del ministro si sono subito associati Ds, Verdi, Sdi e Alternativa sociale di Alessandra Mussolini. Ma critiche pesanti sono arrivate anche dalla collega di governo Stefania Prestigiacomo: «Con la normativa vigente sulla fecondazione assistita - ha detto il ministro per le Pari opportunità - quei gemellini sani non sarebbero mai nati e il loro fratellino sarebbe stato condannato alla morte». Secondo Stefania Prestigiacomo la legge va cambiata: «Bisogna consentire la diagnosi preimpianto, non per selezionare la razza, ma per anticipare conoscenze che già oggi, al quinto mese di gravidanza, si possono ottenere con l'amniocentesi».

Sul fronte opposto monsignor Elio Sgreccia, direttore dell'Istituto di bioetica dell'Università cattolica di Roma: «Il riuscito trapianto di Pavia - dichiara da Radio Vaticana - conferma la validità della linea per la ricerca indicata dalla Santa Sede. Ma la selezione di embrioni non è accettabile». Il policlinico di Pavia ieri è intervenuto nella polemica con un comunicato: «La modalità di procreazione (selezione degli embrioni prima dell'impianto) non ha avuto alcuna influenza sul risultato clinico. L'importanza del successo risiede nella dimostrazione che è possibile amplificare in vitro le cellule staminali adulte del cordone ombelicale». Francesco Giro, responsabile per i rapporti con il mondo cattolico di Forza Italia, e Luca Volontè, presidente dei deputati dell'Udc, citando il comunicato del policlinico di Pavia, sottolineano che il merito del successo va attribuito solo alla ricerca sulle staminali. Ma vengono smentiti da Demetrio Neri, del comitato nazionale di Bioetica: «Sirchia sa bene che questo risultato si è ottenuto tramite una tecnica di fecondazione in vitro che la legge in vigore ha reso illegale». E da Massimo Cozza, leader della Cgil medici: «Con la legge attuale devono essere impiantati nell'utero tutti gli embrioni, anche quelli portatori di malattie genetiche, costringendo la donna a scegliere tra far nascere un bambino malato o interrompere la gravidanza». Secondo una precisazione del ministero della Sanità, Sirchia «non era stato informato del fatto che la gravidanza gemellare fosse stata generata da una pratica di fecondazione assistita con preselezione degli embrioni, in quanto la coppia aveva chiesto che la privacy non fosse violata».

Ma Daniele Capezzone, segretario dei Radicali, che ieri alle 15 ha manifestato davanti a Montecitorio, ricorda che la coppia ha dovuto spostarsi a Istanbul per praticare la fecondazione assistita e dichiara di non credere «all'alibi che il policlinico di Pavia si è affrettato a fornire al ministro». Secondo Barbara Pollastrini, coordinatrice delle donne Ds, «il ministro Sirchia o è incompetente o è in malafede. Non ha detto che i genitori del bambino guarito sono dovuti andare in un altro Paese per veder riconosciuto il loro diritto alle opportunità offerte oggi da scienza e medicina. Anche questa storia di amore e di speranza - conclude Barbara Pollastrini - alimenta l'impegno a raccogliere centinaia di migliaia di firme per il referendum abrogativo della legge».

All'attacco di Sirchia anche La Voce Repubblicana : «Grazie a una tecnica diagnostica vietata dal nostro Paese - sottolinea l'organo del Pri - che però è consentita nella molto più civile musulmana Turchia, è stato possibile selezionare gli embrioni sani e compatibili da destinare a un eventuale impiego per il trapianto. Se il Parlamento non saprà cambiare una legge sbagliata, ci sarà il referendum, che colpirà come una mannaia».

Claudio Lazzaro

Data: 
Mercoledì, 8 September, 2004
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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