You are here

Fecondazione assistita, i sostenitori con le tasche vuote

Testo: 

di Aldo Torchiaro

"Tu quanti referendum ti farai impiantare?" Domanda il protagonista di una vignetta di Vincino. I quesiti, quattro, devono essere impiantati velocemente. E la feconazione loro necessaria è data dalle firme, cinquecento mila, che occorre mettere insieme al più presto. Completata ormai la fase organizzativa del comitato unitario, la campagna referendaria entra nel vivo. La sede centrale di Roma, a via Antonelli 49, è operativa. Nel loro comunicato si legge che "Il Comitato promotore dei referendum parzialmente abrogativi della legge sulla procreazione assistita è composto e sostenuto da un vasto schieramento trasversale di donne e uomini delle istituzioni, della politica, della scienza, della medicina, del diritto, dell'università, dei media, dei movimenti e delle associazioni".
Ombre cinesi nelle città fantasma che timidamente accennano a riconquistare il loro ritmo, i tavoli dei referendari si guadagnano spazi inediti davanti agli stabilimenti di Ostia, sul lungomare di Riccione, sulla rotonda di Sanremo. E le intenzioni del comitato promotore, che arma una coraggiosa corsa estiva contro il tempo, non sembrano muovere a meritata compassione i compagni di strada, o supposti tali. Tanto che il tesoriere del comitato, il senatore diessino Lanfranco Turci, dell'ala liberal morandiana, sembra aver sudato sette camicie per racimolare la cifra essenziale per le spese referendarie.
La gestione della sede del coordinamento, fatto di volontari ma dotato di computer e linee telefoniche dedicate, comporta dei costi notevoli. Per non parlare della stampa dei moduli, della loro distribuzione in tutta Italia e dell'allestimento di tavoli e stand nelle trecentoquaranta località interessate dalla raccolta. Turci aveva rivolto ai suoi colleghi di Camera e Senato un appello: i sostenitori dei quesiti referendari che percepiscono uno stipendio parlamentare versino un contributo tra i 1000 e i 2000 euro. Volete sapere come è andata? C'è chi ha raccolto l'invito e dimostrato di credere in questo impegno, come il senatore Ds Enrico Morando o il parlamentare repubblicano Antonio Del Pennino, versando 2000 euro.
Ma il loro esempio non è bastato. Dopo aver profuso dichiarazioni di buona volontà, scopriamo che ben poche sono state le munifiche elargizioni. I diessini sono i primi a dargli le spalle. Pietro Folena, Marco Fumagalli, Alfiero Grandi, Giovanna Melandri, Fabio Mussi e Marina Sereni hanno versato duecento euro a testa. Un po' poco, rispetto alle aspettative. Ma sempre meglio di chi, come Giuseppe Caldarola, Marco Minniti e Famiano Crucianelli, tutti e tre della Quercia, non trova nel portafoglio più di 100 euro da dedicare alla causa. Molto attento alle spese, e non a caso memorabile ministro delle finanze, il diessino Vincenzo Visco, il quale contribuisce entusiasticamente anch'egli elargendo 100 euro.
Tra le firme che compariranno in tutt'Italia come promotori e sostenitori del referndum vi sono quelle di Luigi Zanda, senatore della Margherita, e Walter Tocci, deputato Ds e membro della commissione cultura, scienze e istruzione, e quindi direttamente investito della materia referendaria. I due parlamentari hanno devoluto 50 euro, in risposta all'invito formale di versare tra le 20 e le 40 volte tanto.

Data: 
Martedì, 24 August, 2004
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
Condividi/salva