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«Ho rinunciato al secondo figlio con le nuove regole è un calvario»

Testo: 

Marco ha quasi due anni. Sta bene, è l'orgoglio dei genitori. Marco è l'unico figlio di Elena C., 39 anni, romana, ed è nato grazie alla fecondazione assistita. «Io e mio marito volevamo un altro bambino e un mese fa siamo tornati in un centro specializzato ? racconta la mamma ?. Ma dopo gli incontri preliminari, ho deciso di rinunciare. Tutta colpa della nuova legge sulla fecondazione. E dire che né io, né mio marito abbiamo bisogno di un donatore: Marco è nato infatti con una tecnica di fecondazione omologa e lo stesso avremmo voluto per il fratellino».
Per tentare di dare alla luce il secondogenito, la coppia stavolta voleva rimanere a Roma. «Abbiamo preso un appuntamento in uno degli istituti più qualificati. Per Marco invece ci siamo rivolti a un ospedale bolognese. Volevamo evitare un altro stress da trasferta». Tre anni fa Elena ha dovuto chiedere un sacco di ferie al datore di lavoro ed è stata costretta a vivere fuori casa per settimane. «La fecondazione assistita è un'esperienza difficile, ti prova nel fisico, nell'anima. Ma non è per questo che abbiamo deciso di rinunciare, io ero pronta a ripetere l'esperienza». II colloquio preliminare con il ginecologo ha fatto scattare il primo campanello d'allarme. Il medico ha spiegato che, con l'entrata in vigore della legge che limita a tre il numero degli ovociti fecondabili per ciclo di trattamento, non era scontato che la tecnica usata con Marco avrebbe avuto successo anche con il fratello. «La Fivet, così si chiama. La tecnica più comune, quella più usata. Ma sembra che qualcuno la voglia mandare in pensione, sostituendola con la Icsi». Un metodo alternativo che consiste nella microiniezione di un singolo spermatozoo nell'ovocita della donna, preventivamente trattato. Un metodo, spiega con calma il medico ad Elena e consorte, che esiste da 10 anni. In genere viene usato nei casi di infertilità maschile. «Il ginecologo ci ha detto che esisterebbero timori in ambito scientifico sul rischio di anomalie cromosomi-che indotte dall'Icsi». Anche nel consenso informato che la coppia deve firmare prima di incominciare la terapia si parla di malformazioni e problemi genetici.
L'opuscolo spiega che gli studi attualmente disponibili non consentono di formulare affermazioni definitive. Elena è sbigottita: «Già la fecondazione assistita è un calvario, Marco, per esempio, è nato solo al quarto tentativo. Aggiungere alle normali tensioni anche la paura, sarebbe insostenibile».
Secondo Elena molti centri specializzati avrebbero cominciato a sostituire la Fivet con il nuovo trattamento. La legge infatti vieta il congelamento degli embrioni in soprannumero: se prima si usavano circa 10-15 ovociti, che dopo una stimolazione ormonale venivano messi in provetta insieme al liquido spermatico, ora la stessa operazione viene eseguita solo con tre ovociti. «Le probabilità di creare tre embrioni da trasferire nell'utero sono basse. Per questo gli ospedali scelgono l'Icsi».
Elena e suo marito, però, non si fidano. Dopo l'incontro con il ginecologo si sono messi a cercare altre informazioni, notizie, statistiche. Conclusione? «Il nuovo metodo, a nostro parere, presenta troppe incognite. Abbiamo letto libri, ascoltato pareri di molti specialisti: i dubbi, invece di dissiparsi, sono aumentati. Ora siamo addolorati e sconcertati». Addolorati di aver rinunciato per sempre alla gioia di avere un secondo figlio. Sconcertati per le novità imposte dalla legge sulla fecondazione assistita.

Emiliano Fittipaldi

Data: 
Martedì, 11 May, 2004
Autore: 
Fonte: 
IL CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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