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La Bonino accusa i Poli: faremo le battaglie in solitudine

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IL CONGRESSO DEI RADICALI

ROMA - (L. Fu.) «Siamo scomodi e indigeribili», diagnostica Emma Bonino parlando dalla tribuna del congresso radicale che si chiuderà oggi con una kermesse per ricordare, trent'anni dopo, l'anniversario della vittoria al referendum sul divorzio. L'ex commissario europeo anima la platea, calorosa certo con lei e con Marco Pannella che rilancia l'appello per raccogliere fondi («servono 20 milioni per la campagna elettorale», dice). Un pubblico però meno cospicuo di quanto si aspettassero gli organizzatori, tanto che Rita Bernardini, dal palco, si domanda: «Ma abbiamo fatto bene a tenere il congresso?». Quella dei radicali contro la fecondazione medicalmente assistita, riconosce la Bonino, «sarà una battaglia in solitudine politica: né il centrodestra né il centrosinistra hanno alcuna intenzione, al di là delle parole di qualcuno di riaprire il discorso nei confronti di una legge obbrobriosa». La Bonino, insomma, registra una chiusura nei confronti del movimento. Una presa d'atto, la sua, non certo priva di una certa amarezza dopo i contatti e gli incontri che si sono succeduti nelle scorse settimane con esponenti della Casa delle libertà e del listone prodiano. Le parole più dure le riserva, in verità al triciclo e ad Amato con il quale, dopo uno scambio di lettere, si era convenuto di tenere aperto un canale di comunicazione per verificare possibili convergenze. E invece, tutto questo è saltato. Infatti, nota la Bonino, «il programma elettorale che Amato sta mettendo a punto per il listone è abbastanza scoraggiante. È un po' come tutti i programmi elettorali che vengono stilati per essere disattesi». L'opposizione «si limita a dire che la legge fa schifo, ma non offre soluzioni». Il loro unico collante, dice, «è l'antiberlusconismo, non appena affrontano un qualsiasi tema, ecco che subito si dividono». I Ds in particolare sono prigionieri di «calcoli elettorali». E visto che la Margherita, con Rosy Bindi e Francesco Rutelli, non vuole il referendum loro si adeguano. Tutto questo fa tornare alla memoria, ricorda, «il clima del 1974, anche allora la sinistra comunista non volle impegnarsi nella battaglia referendaria per il divorzio».
Meno articolato, ma non certo meno aspro il giudizio sul centrodestra. «Ha riproposto - sentenzia - un credo religioso come base normativa. Dopo trent'anni siamo tornati al punto di partenza: si è richiuso il cerchio di una visione oscurantista che ha paura della scienza».

Data: 
Domenica, 9 May, 2004
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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