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Pannella, il "Candido"

Testo: 


di Biagio Marzo

Le luci si sono spente all'Ergife ed è bene che si faccia qualche riflessione sulla convention di tre giorni dei Radicali. Come sempre hanno arricchito il dibattito di temi a cui soltanto loro sanno dare spessore e spinta culturale e politica, altrimenti sarebbero finiti nel dimenticatoio. Passata la festa, gabbato lo santo. Per dirne alcuni, dalla grazia ad Adriano Sofri al referendum sulla legge sulla fecondazione assistita, dalla questione irachena a quella israeliana-palestinese, da quella cecena a quella del terrorismo. A ben vedere, temi di politica interna e di politica internazionale.

Al di là delle questioni discusse, da par loro, il problema più incalzante e, per certi versi drammatico, è quello elettorale. Alle Europee scorse ottennero un successo senza precedenti: l'8.5 percento dei voti, precisamente la "Lista Bonino" ebbe quell'exploit. Un risultato che però è restato congelato come un qualsiasi prodotto Findus. La politica non aspetta e, nello stesso tempo, bisogna farla ogni santo giorno e lisciarla per il verso giusto come si liscia il pelo di un gatto. La Bonino al Cairo per imparare l'arabo e Pannella a Roma con i suoi digiuni. Tanti referendum e tanti flop, dato che il vento spira in senso contrario.

Una politica al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica, ma fatta in solitudine. Nonostante i Radicali abbiano un quadro dirigente all'altezza del compito e di alto rango politico. Basti vedere l'ottimo lavoro svolto a Strasburgo e negli enti locali in cui sono presenti. Peccato che tante occasioni si siano perse per non aver voluto per un solo momento gettare l'occhio al di là del proprio "giardino". Da questo punto di vista, Marco è il Candido di Voltaire. Piaccia o no, ha coltivato il suo "giardino" quando, invece, era il momento in cui ci voleva un "matto", che andasse oltre, costruendo l'impossibile. Se lo avesse fatto, avrebbe radunato "gli schiavi" della politica italiana.

E' ovvio che avrebbe dovuto aiutare la diaspora socialista a organizzarsi, dopo la scomparsa di Bettino Craxi. Oltretutto, la questione socialista e la questione radicale sono intrecciate tra loro e per molto tempo sono andate di pari passo. Dal referendum sul divorzio in poi, Loris Fortuna e Marco Pannella costituirono la terribile coppia per gli oscurantisti di casa nostra. Sui referendum sui diritti civili hanno scritto una delle più belle pagine della storia di questo Paese. Si badi bene che molti socialisti avevano la doppia tessera, quella del Garofano e quella della Rosa nel pugno.

Claudio Signorile arrivò a tal punto che la impose alla sua corrente, quella della sinistra di Riccardo Lombardi per intenderci. Ma Pannella è stato anche interlocutore privilegiato di Giacomo Mancini, quando questi era segretario del Psi nei primi anni Settanta, poi di Francesco De Martino: al congresso del Psi, svoltosi all'Eur a metà anni Settanta, Marco intervenne e l'assemblea dei delegati fece nei suoi confronti una vera e propria standing ovation e lui ricambiò chiedendo la tessera socialista, quella con il libro aperto, falce martello e sole nascente.

Con l'avvento di Bettino Craxi, i rapporti furono tali che non vale la pena ricordarli, sarebbe tempo perso. I due leader si conoscevano tanto bene che si capivano al volo. Sul caso Moro, per esempio, entrambi costituirono il partito della trattativa contro quello della fermezza. Il movimentismo socialista e l'attivismo dei radicali fece scalpore, tanto è vero che furono i corifei della protesta per le leggi speciali sull'ordine pubblico, i più intransigenti contro i "teoremi" giudiziari, di cui fu simbolo il magistrato Pietro Calogero, contro la "caccia alle streghe" in corso in Italia ai danni della sinistra libertaria non comunista e, infine, contro il compromesso storico.

Per capire come era pinto e dipinto Marco vale la pena leggere: "Caro Berlinguer. Note e appunti riservati di Antonio Tatò a Enrico Berlinguer. 1969-1984". Per non parlare poi di quando Leonardo Sciascia si candidò nelle liste del Partito radicale, grazie all'editore Enzo Sellerio, quanto i piciisti ne dissero. Insomma, lo scrittore siciliano scelse i radicali perché erano gli "schiavi che contano". Eppoi, negli Ottanta, nel decennio di Craxi, Pannella fu l'alleato - "avversario" tra virgolette, come era nella sua natura, dopotutto.

L'aiuto dei Radicali al governo Craxi fu impareggiabile e, senza alcun dubbio, la maggioranza approvò alcuni provvedimenti di loro interesse. Dopodiché, i due partiti ebbero degli alti e bassi, anche perché Bettino e Marco erano per molti versi simili, per avere un rapporto armonico. Grazie a Marco, Bettino votò Scalfaro al Quirinale. Una sciagura per entrambi e per il paese sopratutto. Liquidato il Psi e Craxi ad Hammamet, Pannella andò per la sua strada, senza curarsi dei socialisti e dei loro drammi. Lui era nelle condizioni di dare loro una mano, ma pensò solo a se stesso, coltivando il suo "giardino". Anzi, insistette che Craxi si facesse arrestare, così come nel 1983 avrebbe voluto che Tony Negri, deputato radicale, si consegnasse alle patrie galere, invece di scappare a Parigi.

Dopo il breve "amore" per Berlusconi, ritornò a essere il "solitario giardiniere" della politica italiana. Dopo il boom elettorale della Bonino, non ha fatto una politica degna di questo nome, bensì battaglie di vario tipo. Non sempre con le battaglie si vince la guerra. Poiché è un politico di razza, un totus politicus, sa che nonostante i tanti salamelecchi fatti nei suoi confronti dai suoi interlocutori presenti all'Ergife, si trova in una situazione di impasse. Dagli ex Dc, ex Msi e gli ex Pci, può prendere solamente complimenti, ma non saranno mai al suo fianco, dato che sono lontani anni luce dal suo modo di fare politica.

Di certo, questo civettare con i Casini, Violante e Gasparri gli porta giovamento e, comunque sia, è ritornato, grazie anche a loro che si sono prestati, al centro dell'attenzione della politica nazionale. E poi? Che fare? Con Giuliano Amato il discorso è diverso. Il leader radicale sa che l'ex vice segretario del Psi ha una cultura politica più affine alla sua, ma è consapevole altresì che è un anacoreta dal pensiero forte, in quel mondo dell'Ulivo dal pensiero debole. Marco Pannella (a cui vogliamo un bene da impazzire e lo vorremmo sinceramente senatore a vita) dovrebbe pensare agli "schiavi" della cosiddetta Seconda Repubblica, essendo questi pronti a ribellarsi alla cattiva politica della maggioranza e dell'opposizione, se uscisse dal suo "giardino" e fosse così umile a prestare più attenzione a quel mondo a lui così vicino. Non aspettano altro i socialisti e i liberaldemocratici, pronti a lottare per raddrizzare questo mondo alla rovescia.

Data: 
Martedì, 30 March, 2004
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L´Opinione
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