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DIARIO DALL'IRAQ - Volantinaggi di villaggio in villaggio per annunciare le prossime elezioni

Testo: 

di EMMA BONINO

La giornata comincia con l'incontro con il team dei cooperanti civili del «Research triangle institute», che opera a Nassiriya alle dirette dipendenze di Barbara Contini, responsabile della «Coalition provisional Authority per la regione». Il capo è un'altra donna, la belga Caroline Roufosse, coraggiosa e determinata. Caroline e la sua squadra ci parlano della questione della sicurezza, legata alla criminalità comune, al terrorismo e al suo finanziamento.
Uno dei problemi più gravi è il sequestro di bambini a scopo di estorsione. Le elezioni nazionali, previste entro gennaio 2005, saranno cruciali. La Roufosse sottolinea l'importanza del lavoro capillare nei piccoli centri e nei villaggi, che ha reso e renderà possibile l'elezione di rappresentanti locali. Potrebbero essere proprio loro, gli eletti locali riuniti in assemblea, a nominare il nuovo governo.
Legittimità e autorevolezza della rappresentanza politica: da qui si deve partire per affrontare la disoccupazione. In un Paese nel quale vi sono province come Nassiriya dove il 60% della popolazione è senza istruzione, i cittadini vengono coinvolti con contatti diretti - come fanno gli italiani distribuendo volantini villaggio per villaggio - o tramite radio e tv, come fanno i giapponesi. Il governo di Tokio ha acquistato spazi televisivi sui due più importanti canali satellitari in lingua araba, Al Jazira e Al Arabja, per spiegare agli iracheni il senso della presenza giapponese, soprattutto dopo l'offerta di altri 260 milioni di dollari in aiuti umanitari. La partenza per Bagdad avviene di nuovo da Kuwait City. Viaggiamo con un aereo delle forze aeree britanniche con funzionari governativi, tecnici ed esperti di organizzazioni non governative, e un plotone di soldati malesi un po' spaesati. Sorvoliamo l'Iraq senza intoppi, all'arrivo a Bagdad siamo accolti dall'ambasciatore italiano Gianludovico de Martino. Sulla strada incrociamo marines che fanno jogging con il mitra a tracolla e palazzi faraonici di Saddam semidistrutti. Giunti al check-point, il piantone dopo averci controllato i documenti ci dice: Smile, guys, you're in Bag- dad . Sorridiamo, infatti.
Il primo incontro a Bagdad è con il governatore Paul Bremer, che sul suo tavolo ha piazzato una scritta: «Il successo ha mille padri». Bremer ci elenca le cifre dei progressi ottenuti dalla caduta di Saddam: oltre 200 giornali e 180 partiti politici formati, ma soprattutto una Costituzione «rivoluzionaria per il mondo musulmano, da Casablanca a Kuala Lumpur». Sotto l'aspetto economico, la disoccupazione è calata del 60% rispetto alla situazione pre-bellica, il reddito pro-capite è aumentato del 33% e il prodotto interno lordo del 60%: il vero problema, con l'iniezione di 18 miliardi di dollari nei prossimi 15 mesi, non sarà dunque la crescita quanto piuttosto l'inflazione.
C'è molta attenzione allo sviluppo della vita democratica, per il quale sono stati stanziati oltre 500 milioni di dollari. Certo Bremer non si nasconde le difficoltà: sarà molto difficile non solo gestire il processo di transizione ma anche creare i necessari pesi e contrappesi nel futuro assetto istituzionale. Bremer ha auspicato un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale e ritiene utile una nuova risoluzione delle Nazioni Unite, soprattutto come presa d'atto politica delle scadenze istituzionali ed elettorali stabilite nella Costituzione provvisoria. Proprio quello che, a fine giornata, con una dichiarazione di fuoco, l'ayatollah Al Sistani ha durissimamente respinto: «Se le Nazioni Unite servono a legittimare questa Costituzione, è meglio che non vengano».

Data: 
Martedì, 23 March, 2004
Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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