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Procreazione assistita, ok della Camera ma i dubbi restano

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Fra i punti chiave della legge sanzioni per i medici che la violano e divieto di sperimentazione sugli embrioni
di Ernesto Sessa

Dopo un lungo aspro confronto la nuova regolamentazione della fecondazione medicalmente assistita è legge. Tutto chiaro e definito, allora? Cancellato il far west che affliggeva un settore tanto delicato per le famiglie italiane, si potrà quindi guardare con serenità al futuro? Diciamo subito che le cose non stanno proprio in questi termini. E intorno alla legge appena varata già spirano minacciosi venti referendari.
Il fatto è che mai finora in Parlamento una legge aveva lacerato così totalmente e trasversalmente i due schieramenti contrapposti. Ricordiamo che il disegno di legge del governo è riuscito ad ottenere il sì della Camera in virtù di una tutt'altro che ampia maggioranza: 277 i voti a favore, 222 quelli contrari. Il sostegno è venuto da gran parte della Cdl e da una parte della Margherita. Contrari, nel Polo, si sono dichiarati i deputati del Nuovo Psi, il repubblicano Giorgio La Malfa ed il vicepresidente della Camera, il liberale Alfredo Biondi. Contro ha votato, dai banchi del gruppo misto, anche Alessandra Mussolini. Il no è, poi, venuto compatto dal resto del centrosinistra.
Vediamo, in sintesi, le nuove "rigide" norme che regoleranno la materia.
Innanzitutto l'accesso alle tecniche di procreazione assistita sarà consentito esclusivamente per risolvere problemi di sterilità o infertilità e solo se non è possibile far ricorso ad altri efficaci metodi terapeutici; sterilità e infertilità dovranno essere documentate e certificate dal medico. Punto cardine della nuova normativa è, poi, il divieto di ricorso alla fecondazione eterologa, vale a dire quella realizzata con seme di persona estranea alla coppia. Legittimate a ricorrere alle tecniche di procreazione assistita saranno le coppie formate da persone maggiorenni di sesso diverso, sposate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambe viventi.
Traducendo: niente da fare per i single, i gay e le ''mamme-nonne''; divieto di fecondazione "post mortem". La legge, poi, si preoccupa di garantire il diritto a nascere del concepito. I bambini nati dall'applicazione di queste tecniche artificiali saranno figli legittimi della coppia o acquisiranno lo status di figli riconosciuti della madre o della coppia stessa.
Obiettivo centrale della legge è il "consenso informato": la coppia sarà accuratamente e costantemente informata sulle tecniche e sulle varie fasi della loro applicazione, così da permettere una scelta consapevole. L' ovulo una volta fecondato dovrà essere impiantato entro sette giorni. Unica possibilità di ripensamento risiede in motivi di ordine medico-sanitario accertati e certificati per iscritto dal medico. Uno stop viene poi posto alla sperimentazione sugli embrioni: vietate sia la sperimentazione sugli embrioni che la clonazione umana. Sull'embrione sono ammesse ricerca clinica e sperimentazione solo se finalizzate alla tutela della sua salute e del suo sviluppo. E' di conseguenza bandita qualsiasi tecnica che possa predeterminare o alterare il patrimonio genetico dell'embrione.
Uno dei punti più controversi del nuovo testo di legge riguarda la produzione di embrioni: non più di tre embrioni per volta, vale a dire il numero necessario ad un unico e contemporaneo impianto. Una novità viene dall'adottabilità degli embrioni congelati, consentita per quegli embrioni di cui non si conoscano i genitori biologici o dei quali non sia stato chiesto l'impianto da almeno tre anni. La "crioconservazione" è consentita solo quando il trasferimento nell'utero degli embrioni non risulti possibile per gravi, documentati ed imprevedibili problemi di salute della donna. Gli embrioni rimarranno congelati fino alla data del trasferimento.
Quali saranno le strutture autorizzate agli interventi? La legge riserva questa facoltà solo alle strutture pubbliche o private autorizzate dalle Regioni e iscritte in un apposito registro che verrà istituito presso l'Istituto Superiore di Sanità. Tutti i centri dovranno rispondere a requisiti che saranno in seguito determinati con un apposito Dpr.
Infine le sanzioni: si va da una multa da 300.000 a 600.000 euro per chi utilizzerà gameti estranei alla coppia alla reclusione da 3 mesi a 2 anni e multe da 600.000 a un milione di euro per il commercio di embrioni o gameti; un tentativo di clonazione può costare la reclusione da 10 a 20 anni e la multa da 600.000 a un milione di euro. Le nuove regole - com'era prevedibile - hanno raccolto, nel mondo politico e nella società civile, espressioni di convinta soddisfazione in alcuni ambienti e stroncature senz'appello in altri.
Tra i politici, soddisfatto si è dichiarato il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. "Il Parlamento - ha detto - con una decisione che va rispettata perché ha investito le coscienze dei singoli parlamentari, si è assunto coraggiosamente la responsabilità di legiferare su un tema così delicato, sul quale il Paese da tempo attendeva una risposta da parte del legislatore".
"La legge - osserva Domenico Di Virgilio, coordinatore dei medici cattolici e componente della commissione Affari Sociali per Fi - va nel senso del rispetto di tutte le persone coinvolte: la donna in primis, il padre (di cui spesso non si parla come se fosse elemento estraneo alla procreazione) e soprattutto il frutto di questo giusto desiderio: il figlio, i cui diritti vanno tutelati come quelli della madre". Nell'approvazione del ddl del Governo il sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi, vede "una vittoria del concepimento 'naturale' della vita nell'ambito di una coppia''. Con questa legge - afferma Cursi - "si è riusciti a fornire una identità all'embrione" che non viene più considerato "un pacchetto cellulare" su cui "sperimentare nuove frontiere tecnologiche". Pur rifiutandosi di considerare questa una "legge cattolica", la Chiesa le attribuisce il merito di "porre fine a un vuoto normativo".
Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, ha tenuto a sottolineare che alcuni suoi punti "si ritrovano nelle legislazioni di altri paesi europei, non certo a maggioranza cattolica". Concetto, questo, sostenuto anche da Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, il quale afferma che si tratta di una legge "assolutamente laica perché basata sul valore dell'uomo e sulla ragione". Sul fronte del no, cauta la posizione dei Ds: il segretario Piero Fassino parla di "una brutta legge" contro la quale la Quercia si batterà "perché l'Italia abbia una legge sulla procreazione più moderna, più civile, più laica, come in tutti gli altri paesi dell'Unione europea".
La Margherita sull'argomento al momento appare divisa: anche se il segretario Francesco Rutelli, ex radicale, difende la legge a cui ha dato il voto, molti altri, nel partito, dissentono.
Pronti a fare ricorso ad un referendum abrogativo di una legge bollata come "medievale" sono in molti: oltre ai radicali ci sono già Antonio Di Pietro, Roberto Villetti dello Sdi ed anche il repubblicano Antonio Del Pennino. Fortemente critiche si dichiarano Margherita Boniver e Chiara Moroni, entrambe del Nuovo Psi. La prima ha definito il nuovo testo "una legge burqua", la seconda l'ha bollata come "talebana". Di "palese incostituzionalità" e di "lesione dei principi di laicità" parla invece, nel mensile di approfondimento 'Laici.it', Bobo Craxi, il quale annuncia il ricorso, da parte del Nuovo Psi, al referendum abrogativo. Di "legge ingiusta e passatista" ha parlato il forzista Alfredo Biondi. "L'embrione - questo il pensiero del vicepresidente della Camera dei Deputati - non sarebbe nulla se non ci fosse la madre. E quindi tutto questo è un problema che riguarda la libertà della donna e il suo desiderio di essere madre. Il legislatore non può imporre la sua scelta, nè il suo modello". Una stroncatura alla nuova legge viene, infine, dal mondo scientifico. La legge - per Severino Antinori - "annulla ogni libertà, da quella della ricerca a quella procreativa e terapeutica".
Secondo il direttore del Centro di Biologia e Medicina della riproduzione dell'European Hospital di Roma, Ermanno Greco, "è una legge disastrosa sotto il profilo scientifico e giuridico" che "rende molto più difficile avere una buona percentuale di successo a scapito della salute della donna, che viene esposta a rischi maggiori, a trattamenti ripetuti e al rischio di gravidanze multiple e trigemellari". La tanto attesa legge - peraltro difficile da attuare - ora c'è. Ma la questione appare ancora aperta.

Data: 
Lunedì, 16 February, 2004
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