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Appello ai deputati

Testo: 

di Luca Coscioni

Il calendario parlamentare fissa per la prossima settimana, nella mattina di martedì 10 febbraio, la seduta di discussione definitiva della legge 1514 sulla procreazione medicalmente assistita. La mia presenza fisica, la presenza dell'Associazione Luca Coscioni davanti alla Camera dei deputati, mira a ribadire la nostra posizione su concetti come quelli del rispetto della persona e della dignità umana gravemente violati, con i divieti imposti dalla legge 1514. La battaglia per la libertà di ricerca scientifica è una battaglia di laicità, non per un credo o per convinzioni puramente ideologiche, ma per garantire ad ogni individuo, ad ogni malato la possibilità di coltivare la speranza, riconoscendo in essa sempre i valori della dignità e libertà, di difendere la propria esistenza da chi vuol far prevalere una morale, facendola divenire la morale di tutti, attraverso il diritto, attraverso la norma giuridica.
L'Associazione Luca Coscioni vuole che la condanna a morte di milioni di malati sia compresa e non confusa con il presagio ideologico che tale legge vuole evitare, cioè quello che per curare un uomo, se ne sopprime un altro. Questa è la verità che legge 1514 vuol far passare, cosi che tutti condannerebbero qualunque sperimentazione sugli embrioni. Credere nella libertà di scienza, nella ricerca scientifica non significa che ci consideriamo i supremi giudici dei valori di un individuo, ma semplicemente che non ci sentiamo autorizzati a impedirgli di perseguire scopi che non condividiamo, finché, ovviamente, non infranga la sfera egualmente protetta, dei diritti e dei valori altrui.
Vorrei che il mio pensiero fosse isolato dal mio corpo; isolato, semplicemente non imprigionato dentro un corpo sofferente, ancora inguaribile, intrappolato in una morsa di acciaio che stringe fino a soffocarlo. Quando una malattia grave colpisce la persona, quando essa stravolge e deruba le forze del corpo e con esso, spesso le forze del pensiero, quando ti inchioda su di una poltrona, su di un letto, immobile, non soffrire è un diritto naturale dell'individuo, dell'essere umano. L'uomo è legittimato a cercare di liberarsi dalla sofferenza. Esso costituisce un imperativo non solo e fottutamente morale, di coscienza, ma anche sociale, per tutti. E se coloro che credono di essere i padroni del nostro destino, vogliono che tutti accolgano "il senso salvifico" della sofferenza, io voglio continuare a nutrire la speranza, a nutrirmi del mio stesso impegno, del vostro impegno, affinché i nostri comuni sforzi possano far luce in così tanto buio.

Data: 
Venerdì, 6 February, 2004
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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