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SUSSIDI ALLE COPPIE E TAGLI SOCIALI. IL MODELLO FRANCESE (E IL ROVESCIO)

Testo: 

PARIGI ? Un Paese a misura di bambino. E della famiglia in cui il nuovo arrivato cresce. Se si osservano la Francia delle leggi e dei principi, il modello di Stato sociale che resiste alle maggioranze politiche, la tradizionale tendenza a riaffermare diritti civili in sintonia con la rivoluzione dei comportamenti, l'immagine sembra efficace e realistica. Per di più confortata dall'enormità della spesa pubblica destinata alle famiglie (4,5 del prodotto interno lordo) e dalle statistiche che rivelano un ottimistico baby boom negli ultimi anni (770 mila bambini nel 2002) in controtendenza con l'asfittica demografia europea. Quando nascono più bambini, è sintomatico parlare di società serena, in crescita, e fiduciosa nel proprio futuro.
Congedi di maternità per i padri, divorzi semplificati, sussidi ai nuclei monoparentali, sgravi fiscali per il secondo e terzo figlio, aiuti alle famiglie numerose (oltre il 19,8 per cento del totale), piani di edilizia popolare sovvenzionata e per la costruzione di asili nido, mutui agevolati per le giovani coppie e facilitazione nette adozioni confermano, in sintesi, l'impegno in termini di obiettivi e risorse che i governi francesi hanno sempre assicurato al sostegno delle famiglie.
Secondo cifre del ministero del Lavoro e della Solidarietà sociale, il bilancio complessivo delle risorse destinate sotto le più diverse forme alla famiglia raggiunge i 41 miliardi di euro all'anno fra sussidi, investimenti e sgravi. La realtà, soprattutto nei grandi agglomerati urbani, è però sostanzialmente diversa. Sia perché le politiche familiari, come più in generale la spesa sociale, si scontrano con esigenze di bilancio e tagli dolorosi della spesa pubblica. Sia perché diritti sanciti per legge e investimenti finanziari non riescono a stare al passo dei cambiamenti sociali e del modello di vita che si consolida nel Paese.
I milioni di euro che sotto varie forme (alloggio, affitti calmierati, sgravi fiscali) ricevono quasi sei milioni di famiglie meno abbienti, da qualche mese a questa parte tornano per rivoli diversi allo Stato sotto forma di tagli ai sussidi di disoccupazione, aumenti delle imposte indirette (benzina e gasolio), ristrettezze finanziarie degli enti locali, rincari dei medicinali e tagli all'assistenza mutualistica. E' l'altra faccia del «riformismo» o degli imperativi (peraltro disattesi) del patto di stabilità europeo, di cui a farne le spese sono proprio le classi sociali e le famiglie più deboli. La scorsa domenica, in occasione del cinquantenario del «grido di dolore» lanciato dall'Abbé Pierre, il monaco diventato un'icona della solidarietà e dei diseredati, l'immagine francese di socialismo realizzato è risultata alquanto immiserita. Un milione di persone al di sotto della soglia di povertà, decine di migliaia di famiglie indigenti, un fabbisogno minimo di seicentomila alloggi che non potrà essere colmato nei prossimi anni, nonostante ambiziosi piani di risanamento delle periferie e di costruzione di 40 mila appartamenti.
Anche il baby boom, fenomeno sovrastimato dal governo socialista nei mesi precedenti la campagna elettorale, tradisce nella realtà l'ottimismo delle statistiche che, in nome dell'identità repubblicana, non possono distinguere quanti dei nuovi nati siano figli d'immigrati e comunque di gruppi sociali etnicamente prolifici. Non è insomma una Francia più felice che fa più figli, ma il Paese dove vivono anche milioni d'immigrati. Il clima politico e culturale non aiuta in questo momento a rafforzare gli aspetti sociali del problema. Famiglia, occupazione e solidarietà sono sovente al centro di grandi conferenze, leggi di programmi e appelli ideali del capo dello Stato (il tema della «frattura sociale» ricorre nei discorsi del presidente Jacques Chirac), ma questa visione fa i conti con altri imperativi: modernizzazione del Paese, riduzione del peso dello Stato, sgravi fiscali mirati a favorire ripresa economica e investimenti.
Mentre si fa strada l'idea che il modello francese sia sempre meno compatibile con il suo costo, il modello stesso fatica a stare al passo con il costume e gli stili di vita che hanno profondamente scosso le basi della famiglia tradizionale. E' stato calcolato che il 40 per cento dei bambini nasce fuori dal matrimonio e che quasi un bambino su tre non vive con entrambi i genitori.
Un film di successo ha raccontato con ironia un fenomeno molto italiano che sta attecchendo in Francia: la permanenza prolungata dei giovani nella famiglia d'origine. Si ritarda la data del matrimonio e, contemporaneamente, aumentano i divorzi. La quasi parità dei sessi nell'accesso al mondo del lavoro e una società all'avanguardia in termini di emancipazione femminile e diritto di famiglia sono fattori che hanno profondamente modificato progetti individuali e relazioni personali. Emblematico il fenomeno dei celibataires, un esercito di otto milioni, concentrato nelle aree metropolitane, che sta modificando, con la struttura demografica del Paese, le leggi del mercato e le politiche sociali. Il single è corteggiato dalla pubblicità, catturato da migliaia di club e associazioni, vivisezionato dalla sociologia. E se è sempre più difficile costruire e mantenere una famiglia, lo è ancora di più in assenza dell'anima gemella.

di Massimo Nava

Data: 
Martedì, 3 February, 2004
Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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