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Cecenia, lettera aperta di Olivier Dupuis alla Boniver

Testo: 

Gentile Onorevole, la verità è che mi sono un po' (molto) scocciato dell'atteggiamento della classe politica europea (ma anche di quella degli affari e dei mass media) rispetto alla tragedia cecena.
Di tanto in tanto vedo un sussulto, seppur parziale, di integrità o di ragionevolezza, come, per esempio, venerdì scorso, quando ho sentito il ministro degli Esteri francese, de Villepin, definire quanto succede in Cecenia "una guerra aperta". La tragedia cecena è così disperata, proprio perché è negata, e per questo può persino capitare di compiacersi che qualcuno ne riconosca l'esistenza.
Purtroppo questo succede sempre più di rado e, comunque, non sembra indurre l'Unione Europea o i suoi Stati membri a fare seguire a queste parole comportamenti conseguenti. Per quanto riguarda l'Italia ho per un momento sperato che il presidente del Consiglio cogliesse l'occasione del digiuno di Adriano Sofri per "rettificare" la posizione che aveva precedentemente assunto (la "storia" delle leggende). Non è purtroppo avvenuto o, quanto meno, non nel modo in cui sarebbe stato necessario.
D'altra parte, ho ben presente quanto lei ha dichiarato in quel periodo, nel corso del programma televisivo di Giuliano Ferrara su La7 e, in particolare, l'insistenza con la quale Lei ha voluto sottolineare che l'atteggiamento del presidente del Consiglio non precludeva la possibilità e, anche, la necessità di affrontare l'aspetto "umanitario" della questione cecena. So anche che lei si è interessata al progetto di cooperazione concordato dalla provincia di Bolzano con il ministro ceceno della Sanità, il dottor Umar Khanbiev, che ha avuto modo di conoscere durante il programma di Ferrara.
Purtroppo, ancora una volta, bisogna constatare che, per la moltiplicazione degli ostacoli e dei ritardi burocratici, questa iniziativa, concordata già nel luglio scorso, non si è ancora concretizzata, costringendo la maggior parte di questi bambini - che, con mille rischi e con spese non trascurabili, si erano trasferiti a Baku, in Azerbaijan, per poter raggiungere Bolzano - a tornare in Cecenia, con le proprie ferite non curate. Sul fronte "rifugiati" la situazione è, come ben saprà, disastrosa. In Inguscezia i campi vengono chiusi a uno a uno e i rifugiati vengono costretti a tornare in Cecenia, lontani dagli occhi e da possibili aiuti delle organizzazioni non governative internazionali.
In Georgia e in Azerbaijan l'Europa è praticamente assente, mentre, per ovvie ragioni, la presenza dell'Unione in quei paesi non sarebbe, come altrove, problematica. Sulla questione dell'accoglienza e del diritto di accesso ai paesi europei, gli esponenti del governo Maskhadov hanno subito negli ultimi anni piccole bassezze e miserabili abbandoni che, francamente, non fanno onore all'Europa. Il ministro della Cultura, Akhmed Zakaiev, è stato arrestato e incarcerato in Danimarca, poi arrestato in Inghilterra sulla base di una domanda di estradizione della Russia che è stata giudicata, dalle Corti di Copenaghen e di Londra, come una pura e semplice montatura.
Il ministro degli Esteri, Ilyas Akhmadov, è bloccato negli Stati Uniti da oltre un anno e mezzo semplicemente perché la Russia ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti! E oggi apprendo che le autorità svedesi, alle quali, stanco dell'inazione americana, Akhmadov aveva richiesto l'asilo nell'ottobre scorso, non si pronunceranno prima del luglio prossimo. Potrei continuare nell'elencarle atti od omissioni di stampo sovietico. Ma non la voglio tediare oltre. Il punto è che queste personalità sono quelle che propongono e lavorano (quando gli viene consentito di lavorare) per una soluzione politica e pacifica della tragedia russo-cecena.
E' non solo inammissibile, quindi, ma anche incomprensibile che non venga assicurata loro la possibilità di risiedere e di viaggiare sul territorio dell'Unione. E' inaccettabile tanto più che, proprio sulla base dei Trattati (art. 14 par. 3 del Trattato Ce), l'Unione potrebbe prendere un'iniziativa comune in tal senso. Per queste ragioni e per poche altre che sono esplicitate nel documento in allegato, ho iniziato uno sciopero della fame il 18 gennaio scorso. Sarei ovviamente molto felice di poterla incontrare per capire con lei se, e se sì in che modo, possa contribuire almeno - nell'immediato, rispetto alle questioni più direttamente umanitarie - a restituire speranza ai ceceni e dignità all'Europa.
Peraltro, per la sua lunga esperienza, Lei sa perfettamente che la maggiore parte delle catastrofe umanitarie derivino o germoglino, come frutto avvelenato, da un disastro politico e che per questa ragione la stessa "ingerenza" umanitaria, senza configurare alcuna ostilità, comporta atti di grande significato politico. Ringraziandola molto, e attendendo una sua risposta, la saluto con stima e con affetto.

Olivier Dupuis
Deputato europeo radicale

Data: 
Mercoledì, 28 January, 2004
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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