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Fatta la legge gabbato il cittadino

Testo: 

LE NORME SULLA «PROCREAZIONE ASSISTITA»

di Michele Ainis

C'è un vincitore solitario, all'esito del voto espresso ieri dal Senato circa la legge sulla procreazione assistita. No, non è l'embrione, questo fantasma non nato che da oggi ottiene tutele rafforzate. Non è neppure il partito unico dei cattolici, fantasma mai del tutto morto. È piuttosto il diritto, o meglio una certa idea di diritto, che ha ormai preso piede in Italia così come in larga parte del mondo occidentale. Un diritto torrenziale, che scorre attraverso il fiume delle 50 mila leggi che abbiamo sul groppone, ammesso che qualcuno riesca mai a contarle esattamente. Un diritto ficcanaso, che detta legge sugli stili di vita individuali, sui nostri gusti, sulle nostre private decisioni. Un diritto muscolare, che punisce con 6 anni di galera chi coltiva la sperimentazione sugli embrioni (nulla di nuovo, dato che secondo alcune stime abbiamo in circolo 35 mila fattispecie di reato, dalla pirateria informatica alla privacy all'ambiente, e chissà quante volte ciascuno di noi rischia di finire in tribunale senza sospettarlo). Un diritto onnipotente, che mette limiti e paletti alla ricerca medica e scientifica, rinverdendo il motto ottocentesco di De Lolme: «il Parlamento può tutto, eccetto che trasformare un uomo in donna».

Sennonché questo diritto invadente ed invasivo, questo profluvio di leggi e di leggine che frugano in ogni angolo della nostra vita pubblica e privata (e d'ora in poi anche nella pre-vita), non è affatto un demone che la società politica libera sul corpo sano della società civile. Il demone è viceversa figlio della nostra cultura collettiva, del clima nel quale siamo immersi fino al collo. Anche se a conti fatti questo demone s'accompagna a un angelo vendicatore, che in ultimo ottiene sempre il sopravvento. Perché il primato del diritto vorrebbe sancire in primo luogo il trionfo della volontà dell'uomo sul corso naturale degli eventi, piegandolo per l'appunto a un piano, a un progetto studiato a tavolino. E tuttavia non ci riesce, dal momento che le troppe leggi s'elidono a vicenda, rimangono disapplicate, o più spesso vengono aggirate, come succederà pure in questo caso, dato che le coppie italiane sterili potranno pur sempre imbarcarsi su un volo per Parigi o Amsterdam, sempre ammesso che abbiano in tasca quattrini a sufficienza. Perché al contempo la potenza del diritto celebra i fasti della ragione umana ma altresì la sua sconfitta, quando il diritto s'avvita in una litania di paradossi. È un paradosso, infatti, porre l'accento sulle esigenze del nascituro (nella fattispecie garantendogli che sarà allevato dalla sua famiglia naturale, e perciò vietando la fecondazione eterologa) per impedirgli di nascere. Così come è un paradosso proibire i cibi Ogm per tutelare la salute di popolazioni che nel frattempo muoiono di fame.
Intendiamoci: il rimedio contro questi mali non è certo l'assenza di diritto, il vuoto di regole giuridiche che finisce sempre per premiare i forti, chi non ha bisogno di speciali protezioni. Dopotutto la banca del seme esiste, e andava in qualche modo regolata. Dopotutto anche le mamme-nonne erano fonte di sconcerto, e non solo fra moralisti e bacchettoni. Ma tra il far west e il politburo deve pur esserci una via di mezzo.

Data: 
Venerdì, 12 December, 2003
Autore: 
Fonte: 
La Stampa
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