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Stretta sulla fecondazione

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Il governo blinda il testo e fissa per domani il voto finale con la complicità della Margherita. Prc: «Fatto gravissimo». I Ds, in seria difficoltà per le posizioni di Rutelli, accusano: «E' come porre la fiducia»

Sta per diventare norma dello Stato la pessima e oscurantista legge sulla fecondazione assistita. Dopo una giornata convulsa la capigruppo del Senato ha deciso di stringere i tempi: giovedì il voto finale. Una forzatura per sancire uno degli atti più ideologici compiuti dal centrodestra con l'avallo pieno e senza esitazioni della Margherita.
Questo il triste epilogo per una giornata iniziata male. Bloccata la discussione per prendere tempo e raffinare la strategia, nel tardo pomeriggio è il momento dei cattivi presagi. In una lettera scritta dal capogruppo di Forza Italia, Renato Schifani, inviata a tutti i senatori azzurri, si comunica che l'esecutivo «assume una posizione non neutrale allo scopo di arrivare all'approvazione del testo della Camera». La presa di posizione che non era avvenuta a Montecitorio, dove il governo aveva lasciato libertà di coscienza, rivela bene la gravità della situazione. Tanto che anche dalla maggioranza arrivano prese di distanza come quella del repubblicano Antonio Del Pennino. Contro la lettera i Ds e Rifondazione comunista. Che rincarano la dose appena reso noto che si va al contingentamento dei tempi. Per il capogruppo dei Ds Gavino Angius «è quasi come porre la fiducia». Il senatore di Rifondazione comunista, Tommaso Sodano, va giù in maniera molto critica: «Un fatto gravissimo, ennesimo atto antidemocratico, per approvare una legge oscurantista contro cui ci batteremo anche fuori dal Parlamento». «Si fa sempre più necessario un vero voto di coscienza contro il governo» incalza il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, rivolto a chi nell'Ulivo ha deciso di schierarsi con la maggioranza.
A far sobbalzare sulla sedia il parlamentare del Prc non è infatti solamente la posizione del governo. La giornata di ieri è stata disastrosa anche sul fronte delle opposizioni. Prima una lettera di Francesco Rutelli, scritta al segretario dei Radicali, Daniele Capezzone, poi un'assemblea del suo partito al senato hanno sancito il sì alla legge. Rispondendo a Capezzone, in digiuno per sapere dal Rutelli quale fosse la sua posizione, il segretario della Margherita non si è fatto attendere: «Non mi riconosco integralmente nel testo e tuttavia trovo prevalenti e convincenti motivi di consenso a un approccio legislativo di cautela». Posizione che oggi viene confermata nell'editoriale del quotidiano Europa, dove si affina lo scontro con la Quercia. A rincarare la dose ci pensa il il capogruppo di palazzo Madama Willer Bordon che dopo tre ore di assemblea dei suoi senatori ha precisato: nel partito le divisioni restano tra l'anima più rigidamente cattolica e quella più laica, ma è stata confermata la convinzione comune «meglio questa legge che nessuna legge».
Gavino Angius, alla notizia, esprime rammarico, ma di fatto apre a Rutelli. «Colgo tuttavia - commenta - nell'atteggiamento della Margherita un maggiore impegno a migliorare questo testo. Rivolgo un appello a tutti i senatori affinché questo provvedimento possa essere migliorato. Non siamo contro una legge. La vogliamo certamente». Ma sono parole che dopo qualche ora non valgono già più. Il governo ha deciso di andare verso la stretta finale. Poche o nulle le possibilità di modificare il testo. Sul terreno dello scontro i pezzi di un Ulivo che ha mostrato, su questa materia, tutte le sue divisioni. E una maggioranza di governo sempre più arrogante a poche ore dall'approvazione di una legge che fa piazza pulita dello Stato laico e della libertà di scelta della donne nella procreazione.
A. A.

Data: 
Mercoledì, 10 December, 2003
Autore: 
Fonte: 
LIBERAZIONE
Stampa e regime: 
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