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LAICI E CATTOLICI. DA DOMANI SI VOTA IN SENATO

Testo: 

Nessuna possibilità d'intesa sulla fecondazione L'Ulivo finirà come aveva incominciato: diviso

«Sull'Iraq era questione di coscienza, sulla fecondazione è questione di coscienza, se ci riesce di trasformare anche le pensioni in un caso di coscienza, forse l'unità dell'Ulivo è salva». Così commenta, sulle divisioni nel centrosinistra in tema di bioetica, un autorevole esponente del centrosinistra che preferisce restare anonimo e non attribuirsi il merito dell'efficace battuta, che poi tanto battuta non è. Perché l'esame della legge sulla fecondazione artificiale sta facendo danni laddove non dovrebbe, nel cuore stesso del listone riformista, con i Ds a cercare una difficile mediazione con i cattolici della Margherita e il partito di Rutelli, comunque diviso al suo interno, a rivendicare piena cittadinanza alle posizioni degli ex popolari che finora hanno votato la legge insieme alla maggioranza. Dove, peraltro, non risparmiano a loro volta né sulle divisioni (una pattuglia di laici e liberal vota insieme all'opposizione), né sulle ironie: «Forse - ha detto in aula il repubblicano Antonio Del Pennino - il titolo di questo disegno di legge, anziché "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", più opportunamente avrebbe dovuto essere "Norme sul percorso ad ostacoli verso la procreazione assistita"».
L'esame dell'articolato riprenderà domani nel pomeriggio, con il tempo sufficiente - se va bene - a votare solo l'articolo quattro della legge, uno dei punti chiave, quello che prevede il divieto di fecondazione eterologa. La resa dei conti è dunque rimandata a mercoledì, quando è altamente probabile che la maggioranza ricorra al contingentamento dei tempi con l'obiettivo di approvare in via definitiva il provvedimento entro la giornata. Una fretta motivata anche dal fatto che giovedì l'aula di palazzo Madama sarà impegnata nell'audizione del ministro degli esteri Esteri Franco Frattini, che riferirà sui temi della carta costituzionale europea. Dall'opposizione si risponderà al contingentamento con l'ostruzionismo tecnico, per rimandare il voto finale alla prossima settimana e aumentare le possibilità che la legge sia emendata.
Comunque vada, il provvedimento dovrà tornare alla Camera (per norma finanziaria), ma ben altro successo politico sarebbe rispedirlo a Montecitorio modificato nel merito (e quindi, in sostanza, da riscrivere da capo). I numeri in aula sono ravvicinati, ma le possibilità che il fronte laico possa prevalere sono comunque basse. E' vero che già una volta la maggioranza si è salvata per per soli tre voti (allo scopo di prevenire le malattie genetiche la minoranza chiedeva, nel caso di genitori entrambi portatori sani, che fosse garantita la possibilità di scegliere tra più embrioni fecondati quello sano, scartando gli altri), ma si trattava di un passaggio "umanitario" della legge, mentre il divieto di eterologa è considerato un pilastro "politico" della legge. Più facile invece che l'iter si inceppi sull'articolo 6, sulla revoca del consenso, secondo cui dopo la fecondazione la donna non può più chiedere che l'embrione non le venga impiantato (salvo poi potersi avvalere della legge 194 sull'aborto). Nel testo non è specificato a quale sanzione andrebbe incontro la donna che dovesse cambiare idea, né che fine farebbe l'embrione rifiutato. Così com'è, il testo di legge è stato già giudicato lacunoso dalla stessa commissione Giustizia del Senato, che ha invitato l'aula a rimediare.
Chi non ha alcuna intenzione di rimediare è l'ex ministro ulivista e senatrice della Margherita Patrizia Toia, già protagonista giovedì scorso di un battibecco con il capogruppo ds Gavino Angius, la quale annuncia voto contrario all'eterologa e polemizza sulla revoca del consenso: «Io sarò anche retrograda, come mi accusa qualcuno, ma dall'altra parte si fa terrorismo informativo. Per prima cosa, la legge che prevede che le donne siano "stuprate" per impiantare l'embrione contro la loro volontà, come qualcuno ha sostenuto in aula. E poi bisognerebbe dire che tra la fecondazione e l'impianto passano due o tre giorni. Cosa mai di tanto terribile può accadere perché una donna, dopo lunghi mesi di preparazione, in poche ore cambi idea? E' opportuno che nella legge ci sia un passaggio che chiami alla responsabilizzazione sulle scelte fatte». Insomma, nonostante nella Margherita cominci a intravvedersi una divaricazione tra il versante ex popolare, chiuso a riccio, e quello prodiano, più disponibile a un compromesso con l'alleato ds, il centrosinistra ha iniziato diviso l'esame della legge e così finirà. Ma Giorgio Tonini, senatore ds e leader della componente cristiano sociale, rifiuta di interpretare la divisione nel centrosinistra come una battaglia tra "laici" e "cattolici": «Io sono cattolico e mi batto contro questa legge non in nome del laicismo, ma perché si tratta di un provvedimento contraddittorio e irragionevole, basato sull'imposizione all'intera società di un punto di vista soggettivo. Impostare una legge sul principio che "l'embrione è sacro" è una forzatura ideologica, oltre che un controsenso.
Non si capisce infatti come sia possibile che l'embrione, cioè un organismo microscopico senza alcuna fattezza, sia intoccabile per la legge, mentre non lo sia invece il feto». E ai cattolici della Margherita Tonini dice: «C'è una via di mezzo tra il giocare con la scienza per partorire mostri e il vietare qualunque uso degli embrioni umani, e il discrimine è la salvaguardia della dignità umana, che non viene certo offesa da un uso terapeutico delle cellule umane, o per la prevenzione delle malattie».

Data: 
Lunedì, 8 December, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL RIFORMISTA
Stampa e regime: 
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