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Rutelli, cosa dice la tua coscienza? Attendo e nel frattempo digiuno

Testo: 

DIBATTITO. QUAL È LA LINEA POLITICA DELLA MARGHERITA?

Egregio onorevole Rutelli, e - se mi è permesso - caro Francesco, anche se pochi, in fondo, potrebbero sospettarlo, lei è un mio predecessore, o - il che fa lo stesso - io sarei uno dei suoi successori, come segretario radicale. Le indirizzo questa lettera aperta nei giorni in cui le Camere si accingono a chiudere la partita della fecondazione assistita, varando una legge che io, come molti osservatori, giudico pericolosa e liberticida, tanto dal punto di vista delle coppie sterili quanto da quello di molti malati.
Lei, ogni sera, alla televisione, ci spiega le nefandezze della maggioranza e del governo di Silvio Berlusconi. E devo dire che, pur da un punto di vista assai diverso, ho spesso motivo di essere d'accordo: anch'io trovo deludente, a dir poco, la prova di governo offerta dalla casa delle libertà in questa legislatura. E su ogni fronte: dalle riforme istituzionali a quelle economiche, passando per la giustizia e le libertà civili, e senza citare il rosario di occasioni colpevolmente perdute nel corso del semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea.
Poi - e qui sta la differenza tra noi - a me sfugge il carattere più liberale che avrebbe uno schieramento animato, tra gli altri, dagli onorevoli Bindi, Cossutta e Pecoraro Scanio, ma deve trattarsi certamente di un mio limite.
Anche se, forse, non è proprio di buon auspicio quel che accadde nella scorsa legislatura, quando fu il centro-sinistra in maggioranza, e in cinque anni (dalla ricerca scientifica, alle droghe, alle coppie di fatto) non si vide nulla, se non il costante stillicidio di polemiche e rimbrotti nei confronti di un ministro coraggioso come Umberto Veronesi, non a caso rapidamente uscito dalla scena politica.
Ma veniamo al punto, alla questione concreta che le sottopongo. In questa settimana, secondo tutti gli osservatori più attenti e informati, nel corso delle votazioni a Palazzo Madama (la più significativa delle quali è stata decisa da una manciata di voti di scarto), sui ventidue o ventitré senatori presenti appartenenti al partito che lei presiede, solo quattro o cinque avrebbero votato - per così dire - per una modifica della legge in senso liberale, mentre gli altri diciotto-diciannove si sarebbero schierati per il mantenimento del testo -diciamo così - più proibizionista, sciaguratamente proposto dalla maggioranza.
Lei mi dirà (come disse, in campagna elettorale, al nostro presidente, Luca Coscioni, che la interpellava a nome di milioni di malati) che queste sono «questioni di coscienza», e che quindi è impossibile discuterne. Io ho un'opinione diversa: mi sfugge cosa debba fare la «politica» se non occuparsi proprio di «questioni di coscienza», così come mi pare che - ferma restando la libertà di ciascuno - un partito faccia bene a discutere e a decidere una linea, un'indicazione, specie quando è in causa il problema della separazione tra Stato e Chiesa, tra la necessaria laicità delle leggi e le diverse scelte morali di ognuno.
Ma, invece, metto da parte la mia opinione, e aderisco per un istante alla sua: è «questione di coscienza». Bene. Se è così, mi piacerebbe conoscere la sua opinione.
Lei è un parlamentare della Repubblica e un leader politico: come ha votato, su questo, alla camera dei deputati? Come voterebbe se fosse al senato? Come voterà, di nuovo, quando il testo sarà tornato a Montecitorio? Ha mai presentato o sottoscritto proposte di legge su questo argomento?
In molti - credo - saranno interessati ad una sua risposta: molti suoi compagni di Partito, ad esempio; ma soprattutto molte coppie sterili, a cui questa legge rende più difficile l'accesso alla procreazione assistita; così come molti malati, a cui si toglie in modo - a mio avviso - poco liberale e insieme poco cristiano una speranza di guarigione.
Anche a me la sua risposta importa, interessa. «I care», come mi pare si dica da qualche tempo in Campidoglio. Fuor di scherzo, sarei davvero lieto - come molti - di conoscere in modo chiaro le sue opinioni su un tema così importante, e nel momento in cui le Camere sono chiamate a decidere. E tanto mi importa, tanto mi interessa, che attenderò un «uo cenno di risposta senza mangiare, in digiuno di dialogo.

Daniele Capezzone
Segretario Radicali italiani

Data: 
Sabato, 6 December, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL RIFORMISTA
Stampa e regime: 
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