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STERILE SED LEX

Testo: 

di Michele Ainis

Accadeva nel febbraio del 2001, e chissà quanti se ne ricorderanno ancora. Del resto tre anni o quasi, nel tempo accelerato in cui viviamo, sono un po' come tre secoli. Ma gli effetti di quei (remoti?) avvenimenti stanno via via segnando il nostro orizzonte temporale, e hanno già modificato un tratto essenziale del nostro vivere civile. Accadeva, infatti, che la gerarchia cattolica - in vista dell'imminente tornata elettorale - avviasse un giro di consultazioni con i partiti politici italiani. E che di conseguenza il presidente Ciampi fosse costretto a rimarcare la laicità della nostra Repubblica, citando l'art. 7 della Costituzione, che vuole Stato e Chiesa reciprocamente indipendenti.
Oggi però quella cambiale è ormai venuta a scadenza, giacché nella legislatura in corso non si contano le vittorie dell'FCU (Fronte cattolico unito) su quanti hanno ancora a cuore il carattere aconfessionale delle nostre istituzioni. Anzi si contano, con un piccolo sforzo di memoria. La bocciatura (con voto segreto e, ovviamente, trasversale) del divorzio breve. Il fuoco di sbarramento contro la proposta di legge sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Il dibattito - infuocato anch'esso, almeno qui in Italia - sulle radici cristiane da mettere nero su bianco nella Costituzione europea. La crocifissione di quel giudice abruzzese che aveva osato disporre la rimozione del crocifisso nelle scuole. Infine la legge sulla procreazione assistita, che nei prossimi giorni dovrebbe ottenere il timbro definitivo delle Camere.
Ecco, la legge per gli sterili. Così com'è stata scritta non ha eguali al mondo, e per una serie di ragioni. Perché vieta la fecondazione eterologa (quella in cui interviene un donatore esterno), condannando il 15 % delle coppie italiane sterili al «turismo riproduttivo» verso altri paesi, sempre ammesso che se lo possano permettere. Perché impedisce il congelamento degli embrioni, paralizzando la ricerca medica. Perché consente il ricorso alle tecniche di procreazione assistita solo nei casi d'infertilità, e non anche per evitare la trasmissione di malattie genetiche. Perché istituisce una schedatura di massa per chiunque venga al mondo grazie a queste tecniche. Perché infine pone un limite di tre embrioni ad ogni impianto, moltiplicando rischi e disagi della donna.
C'è una logica in tanto accanimento? C'è un motivo per rimanere sordi alle raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, alle obiezioni dei 1.700 scienziati che hanno firmato l'appello dell'associazione Luca Coscioni, agli argomenti esposti nella relazione di minoranza presentata tuttavia da un parlamentare della maggioranza, Del Pennino? Ahimè, le scelte operate in questa legge non sono logiche, bensì ideologiche. Ripetono sotto dettatura le indicazioni provenienti da Oltre Tevere, facendo tuttavia un torto alla cultura cattolica nel suo insieme. Giacché può ben esserci spazio per un cattolicesimo illuminato e tollerante, come ben sanno per esempio i lettori di don Zega. O chi ha ammirato il gesto di un ex presidente della Corte costituzionale, Cesare Ruperto, che all'atto del suo insediamento fece togliere il crocifisso dall'aula delle udienze alla Consulta: lui, cattolico, ma fedele alla Costituzione e ai suoi valori.

Data: 
Venerdì, 28 November, 2003
Autore: 
Fonte: 
LA STAMPA
Stampa e regime: 
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