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Commissario Onu, tanto sostegno alla Bonino ma niente candidatura

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Protesta il radicale Pannella. La replica del ministro Frattini: sarebbe controproducente, alla fine decide solo Kofi Annan

ROMA - Il governo italiano non ha formalizzato la candidatura di Emma Bonino per il posto di rappresentante del segretario generale dell'Onu in Iraq. E al momento non intende farlo. La linea scelta dalla Farnesina è quella dell'appoggio pubblico - lo ha fatto l'altroieri il ministro Frattini parlando in commissione alla Camera - ma niente passi che, sostengono al ministero degli Esteri, potrebbero «risultare controproducenti». Ufficialmente dunque l'Italia non ha un candidato per il posto di commissario Onu a Bagdad. Per Marco Pannella si tratta di una «stucchevole e indecente finzione» che non significa altro che «l'abbandono della candidatura» della Bonino da parte del governo. Una questione politica dunque. Diversa la spiegazione che forniscono alla Farnesina: negli anni scorsi le candidature italiane per il Kosovo e per l'Alto commissariato per i diritti umani sono finite nel nulla. Per il Kosovo la sfida finale fu tra il francese Kouchner (vincente) e il finlandese Ahtasaari. Per l'Alto commissariato per i rifugiati il governo D'Alema e poi il governo Amato proposero addirittura due candidati, prima Giangiacomo Migone (ds) e poi la Bonino: finì con una débacle italiana. Allora Palazzo Chigi e Farnesina furono accusati di non seguire la stessa linea nella candidatura. Il ministro Dini sostenne che la campagna dei radicali per la Bonino fu troppo «virulenta» e dunque controproducente.
E questa volta? Berlusconi si tira fuori e lascia che sia il ministro Frattini a esporre la linea: «Emma Bonino sarebbe un ottimo rappresentante» dell'Onu in Iraq, ma l'appoggio politico «non basta perché la decisione spetta solo ed esclusivamente al segretario generale dell'Onu Kofi Annan». I collaboratori di Berlusconi raccontano che della Bonino si è discusso, che il suo nome in qualche colloquio è stato anche fatto. Ma quanto a candidature vere e proprie c'è la consegna del silenzio. Qualche controllo fatto dai radicali a New York, dove della presunta candidatura non vi sarebbe traccia, ha fatto esplodere la polemica. «Del resto io stessa l'ho saputo dai giornali - racconta l'interessata -. Nessuno mi ha contattata per sapere se fossi disponibile».
E se una personalità italiana potrebbe essere presa in considerazione per l'incarico in Iraq visto il ruolo del nostro Paese nella guerra, la presenza di truppe nel dopoguerra e non ultima la reazione ferma alla strage di Nassiriya, sul nome ancora non c'è certezza. La scelta potrebbe anche cadere su una persona dal profilo meno politico e più tecnico, come potrebbe essere Giandomenico Picco, per oltre due decenni alto funzionario e incaricato d'affari delle Nazioni Unite per il Medio Oriente e l'Asia Centrale.
Gianna Fregonara

Data: 
Venerdì, 28 November, 2003
Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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