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L'Europa stia attenta alle scivolate antiebraiche

Testo: 


In margine alla sua risposta sulla «razza ebraica» lei scrive che in tutta Europa torna a manifestarsi il «lugubre vizietto» del pregiudizio antiebraico. Sempre sul Corriere , in un articolo siglato G.Sar., ho letto che all'inizio del 2002 l'Osservatorio dell'Unione Europea sul razzismo aveva commissionato al Centro di ricerca sull'antisemitismo dell'Università di Berlino uno studio sugli atti di ostilità compiuti nel continente contro la comunità ebraica; quando si è scoperto che una tendenza all'antisemitismo effettivamente esiste ed è coltivata da gruppi musulmani o filopalestinesi, il rapporto è finito rapidamente in un cassetto finché il Financial Times ne ha rivelato l'esistenza. Una brutta storia... Umberto Neri Milano

risponde Paolo Mieli

Caro signor Neri, effettivamente quella denunciata dal Financial Times è una storia antipatica. Che va ad aggiungersi - lasciamo perdere qui le pur ingombranti vicende di cui mi sono occupato nella mia risposta di ieri - a quella di Tariq Ramadan il quale, dopo aver sollevato un putiferio in Francia per aver detto che «non se ne può più degli onnipresenti intellettuali ebrei», è stato nominato consulente della Commissione europea per «il dialogo tra i popoli e le culture». Ulrich Beck, su Repubblica , ha scritto che sempre più in Germania «la critica a Israele si volge in critica agli ebrei, nel senso di estraneità nei confronti degli ebrei, in ostilità verso gli ebrei...»; «cresce il tempo del rischio», ha aggiunto. Speriamo che queste parole contengano un eccesso di allarme. Certo è che l'Unione Europea, pur esprimendosi nelle sedi ufficiali con parole di amicizia nei confronti del popolo ebraico e dello Stato di Israele, al cospetto di quel che si è detto e che denuncia Ulrich Beck, nei fatti, sta a guardare. Voglio pensare che le autorità europee siano in perfetta buona fede e che tutto ciò sia riconducibile al desiderio di mantenere viva la tradizionale politica continentale filoaraba e filopalestinese. A me questa politica non sembra sbagliata dal momento che la giudico utile (forse) a bilanciare la predilezione statunitense per Israele: siccome per guadagnare la pace occorre che ambedue le parti in conflitto siano rassicurate, non è detto che quel che fa l'Europa sotto la guida di Romano Prodi sia sbagliato. A patto però che si abbia un di più di attenzione a evitare ciò che può suonare a conferma di una certa indulgenza europea nei confronti del pregiudizio antiebraico.
Per quel che riguarda i palestinesi, poi... Qualche tempo fa l'esponente radicale Sergio Rovasio mi ha scritto per far rilevare che dal 1994 al 2002 l'Unione Europea ha finanziato l'Autorità palestinese per 1.450,78 milioni di euro senza che nessuno sappia dove quei soldi sono andati a finire. Solo nel 2002, nella stagione dei più feroci attentati contro Israele, l'Ue ha dato intorno ai 250 milioni di euro all'Autorità palestinese senza rendiconto alcuno. I sette deputati radicali al Parlamento europeo sono stati copromotori di una raccolta di firme tra i colleghi per chiedere una Commissione d'inchiesta, allarmati da notizie secondo cui i soldi Ue sarebbero stati investiti anche «per finanziare azioni connesse ad attività terroristiche e altre volte ad alimentare odio razziale». Nonostante abbiano raccolto ben 160 firme, l'opposizione del commissario alle Relazioni esterne dell'Ue Chris Patten, dei gruppi del Ppe e di quelli di sinistra, ha impedito che il Parlamento europeo facesse propria questa richiesta; si è preferito optare per la soluzione di un gruppo di lavoro di dodici membri (per i radicali ne fa parte Gianfranco Dell'Alba), che non ha i poteri ispettivi e d'indagine della Commissione d'inchiesta,e che farà un rapporto a marzo prossimo. Bene, diciamo. Sempreché, poi, anche questo rapporto - come quello da lei citato - non finisca in un cassetto. Ripeto: considero legittimo e probabilmente utile che l'Europa sia sbilanciata a favore di arabi e palestinesi. Ma ritengo che, oltre a stare più attenta a evitare inciampi equivocabili come manifestazioni di ostilità al popolo ebraico o allo Stato di Israele, dovrebbe dare alla propria politica nei confronti di arabi e palestinesi il massimo della trasparenza. Se fosse possibile, più del massimo.

Data: 
Mercoledì, 26 November, 2003
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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