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Una marcia di dialogo

Testo: 

di Francesco Pullia

Sono molti i motivi per cui sabato 20 settembre è indispensabile ritrovarsi in tanti alle 17 a Porta Pia, alla manifestazione anticlericale organizzata dai radicali, e alla marcia che da lì si dirigerà a San Pietro. Uno di questi, a mio avviso il più importante, è dato dal fatto che Giovanni Paolo II è visibilmente stanco, affranto, indebolito e proprio per questo ha bisogno d'essere aiutato nelle sue scelte anche e soprattutto da chi è dalle sue posizioni più distante. L'anticlericalismo, antitetico per propria natura ad ogni forma di dottrinarismo e dogmatismo, non ha nulla a che fare con la contrapposizione sorda e preconcetta, così come non è detto che debba coincidere con un atteggiamento di chiusura nei confronti della religiosità e della fede in generale. Anzi. E' vero proprio il contrario. Si è anticlericali perché credenti in tutto ciò che non sia potere economico e temporale. Si potrà riconoscere o no nella figura del pontefice l'immagine del vicario di Cristo, ci si potrà sentire vincolati o meno alle sue decisioni, è una questione meramente soggettiva. Il problema è un altro e risiede nella necessaria e inderogabile separazione del mondo civile da quello religioso.
Il 20 settembre del 1870 i primi ad essere liberati dall'arbitrio papalino furono, in questo senso, proprio i cattolici che con quella breccia ebbero modo di riscattare la propria fede e di ribadirla, una volta affrancata, con convinzione, come una legittima scelta dello spirito. Nessuna edificazione di steccati, quindi. Semmai l'abbattimento di una cortina che per lungo tempo, troppo, ha impedito il dialogo, seminando orrore, violenza, miseria (anche interiore) al posto di quell'amore profondo di cui la croce è simbolo. Questo Papa è solo e affaticato. Il suo volto non esprime certamente arroganza o volontà coercitiva ma le sue parole e la sua azione hanno un peso che nessuno può ignorare. Dalla ricerca scientifica alla sovrappopolazione, dalle questioni di etica minima, comportamentale, a quelle più gravi o inerenti ai principi, la sua parola esula dall'ambito strettamente religioso e interferisce inevitabilmente con il sociale, ha forza e valore. E' per questo che, da anticlericali, dobbiamo aiutarlo a riconoscere i suoi limiti nel pieno rispetto dei nostri. Appuntamento, allora, a Porta Pia.

Data: 
Sabato, 20 September, 2003
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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