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LA DENUNCIA DEI RADICALI. Prodi: lo so, vogliono fermarmi ma non hanno niente in mano

Testo: 

«Li avvertimmo nel '97 Il suo governo sapeva»
«Sperano di trascinare la storia di Telekom-Serbia fino alle elezioni Conti sbagliati: dovranno tirare fuori cose concrete, tutto cascherà»

DAL NOSTRO INVIATO
CERREDOLO (Reggio Emilia) - «Attento Romano, questi vanno forte, non farti staccare...». Un ringhio: «Piuttosto ci resto secco...». Secco per la verità lo è, il Prodi in versione pedale: dieci chili persi nelle ultime settimane, «pane e pasta al minimo anche se la vera sofferenza è rinunciare al vino». Abbronzatura da perfetto ciclista, cioè a scacchiera. «Mi sento che è una meraviglia».
«Dai Romano...» grida la fornaia di Cerredolo. Scalpita l'allegra brigata di amici pedalatori. Ma vatti a fidare degli amici. Al terzo chilometro, con il presidente Ue ancora alla ricerca del ritmo, parte uno, poi un altro ancora. «E questi dove vanno? » sibila l'ex premier. Per tornanti, presidente. «Eh no, l'Europa non molla...»: in piedi sui pedali, caschetto di traverso. «Craak, craak...»: salta la catena presidenziale. «Okay, lasciamo perdere l'Europa...».
Appennino reggiano-modenese. Boschi, calanchi e il giallo della siccità. Cerredolo, Montefiorino, Madonna di Pietravolta: 75 chilometri di pedalate, un dislivello di quasi 1400 metri. Festa di compleanno con sudore: sono 64. «L'importante è sapere che la vita è sofferenza...» ansima l'uomo dell'Ulivo all'ennesimo tornante, sotto i cazzotti del sole. Nessuno gli crede. La sofferenza sarà a Bruxelles, probabilmente a Roma. Non certo qui, tra i monti di casa: sette giorni di ferie, sette pedalate, le serate con gli amici, la tribù dei parenti, la moglie Flavia e la tavola sempre apparecchiata.
Il cellulare è nell'auto della scorta, forno a quattro ruote all'interno del quale boccheggiano gli angeli custodi del Professore. Quando squilla, Prodi si ferma e si rabbuia. «Grane?» gli chiede un amico. «No, però c'è sempre qualcosa che ti riporta alla realtà...». Può bastare anche il saluto di una signora, alla fontana di Montefiorino. Voleva solo essere affettuosa, però tocca una ferita aperta: «Presidente non molli, quella roba della Telekom Serbia sono bugie, noi lo sappiamo, non si preoccupi...». Prodi la abbraccia: «Grazie, grazie, stia tranquilla non sarà quella robaccia a fermarmi...». Riparte. Si sfoga: «La gente percepisce quasi epidermicamente le falsità. Si rende conto che quello che mi stanno gettando addosso sono accuse del tutto strumentali...».
Farneta, Ceresolo, Romanoro. Grappoli di case che il Professore conosce da quando aveva i calzoni corti. L'amico Alberto Ponchielli, titolare dell'«Atala», prova a distrarlo: «Dai Romano, che gli altri se ne vanno...». Ancora un momento: perché la bici sarà anche uno scarica-stress, «ma questa storia è veramente una schifezza». Pedala, sbuffa, ragiona, il Professore: «Se sperano di trascinare la faccenda fino alle elezioni, sbagliano i loro calcoli. Manca ancora tanto, troppo, al voto. Dovranno tirare fuori qualcosa di concreto. E sarà lì, allora, che cascherà tutto, perché non hanno niente in mano. E noi non staremo a guardare, reagiremo, non starò nel mirino...».
«Dai, Romano» lo incalza l'inseparabile compagno di pedalate, Giorgio Cimurri. L'ex premier aumenta il ritmo, la salita è piuttosto impegnativa. Il fratello Vittorio, presidente della Provincia di Bologna, è leggermente staccato, «ma si rifarà in discesa, lui è un maestro delle traiettorie» lo difende il Professore. Che adesso ha voglia di distrarsi e sottopone ad un interrogatorio di terzo grado uno che in bicicletta ci va davvero: Paolo Bettini, numero uno della classifica mondiale, campione d'Italia e leader della Coppa del Mondo. «Come ti alleni? Cosa mangi? Riuscirai a mantenere la forma fino al mondiale di ottobre in Canada? Ma che è successo al Tour de France?»: Bettini racconta, sorride, nemmeno suda. Si sale. Alla prima sosta, tra le mani del campione si materializza una bottiglia di olio, frantoio Bettini. Per il Prof è un assist fin troppo facile: «Olio politicamente corretto, come il mio Ulivo...».
Rovolo. Riccovolto. Là davanti, sul tornante più alto, Davide Cassani, voce Rai del ciclismo e professionista dall'albo d'oro di spessore, tiene alto il ritmo assieme a Rino Civardi, top manager della Mapei, squadrone che ha scritto più di una pagina del ciclismo mondiale. Prodi si diverte. E' sereno. «Tensioni? Le sentivo di più da giovane, adesso è diverso».
Responsabilità, allora. «Quelle sì, enormi...». La mole del Cusna all'orizzonte. «Che aria, che pulizia...» mormora. Anche se ogni tanto il pensiero precipita a valle, là dove sono i problemi. Una sola volta nomina Silvio Berlusconi, lo sfidante battuto nel '96, che ora lo aspetta. Racconta: «Quando in luglio ho fatto in bici la Maratona delle Dolomiti, tanta gente mi ha riconosciuto. Bello, bellissimo. Stavo raggiungendo la vetta del Pordoi, quando due toscani mi hanno gridato "Romano, tu sei qui a pedalare e a soffrire, ma tanto il Cavaliere ci arriva prima in cima: lui usa l'elicottero...". Ecco, mi ha colpito perché, scherzando, hanno colto una differenza tra me e lui».
Gruppo inchiodato al bivio di Fontanaluccia. Fausto Giovanelli, senatore diessino che tra questi monti c'è nato, ha un attimo di esitazione. Di qua o di là? Prodi lo prende in giro: «E pensare che qui ti hanno anche votato...». Okay, a destra. Bettini, sempre meno sudato, mormora: «Però il presidente è messo bene in bici...». Cimurri non aspettava altro: «Da ragazzo, si è classificato dodicesimo in una cronometro vinta da Adorni». Il Professore non sente: gongolerebbe. La discesa è vicina. Il gruppo riprende voce. Non si sa come, il discorso scivola sul «Corridoio 5», progetto ferroviario che dovrebbe collegare la Francia all'Est europeo, passando per la Pianura padana. «Il problema - dice il presidente Ue - non è tanto la Slovenia e la sua carenza di fondi: li possiamo aiutare, credo che il Triveneto abbia tutto l'interesse. Lo scoglio, semmai, è la Francia. Tra Chirac e Schröder c'è facilità di dialogo. L'Italia? La politica internazionale è dura. Si raccoglie quello che si semina...». Giù, verso Cerredolo. Non prima di un piatto di tortelli in trattoria.
Davanti a Prodi, si materializzano sindaco e vicesindaco di Toano: il primo della Margherita, l'altro dei Ds. Sembrano andare d'amore e d'accordo. Il Professore vede l'Ulivo che sogna. Ma forse è la fatica.

«Aspettiamo una risposta alla nostra interrogazione su Telekom Serbia da sei anni». Giulio Manfredi, del Comitato nazionale radicali italiani è convinto delle responsabilità politiche del governo Prodi nell'affare Telekom Serbia e spiega che già nel '97 i radicali avevano esposto le loro forti perplessità sull'operazione: «Quando scoppiò lo scandalo, nel febbraio 2001, il portavoce di Prodi negò l'esistenza dell'interrogazione radicale, per poi correggersi e comunicare che, l'8 luglio 1997, il ministro per i Rapporti con il Parlamento (Giorgio Bogi) aveva inviato il seguente telex al ministro Tesoro, al ministro Affari regionali e al ministero dei Trasporti e Navigazione: "Pregasi voler rispondere a atto sindacato ispettivo n. 4-06641 Sen. Milio concernente privatizzazione Stet"». «E' singolare - spiega Manfredi - che il nome Telekom Serbia non compaia nei testi ufficiali. Sono passati sei anni, ma una risposta da parte dell'ex ministro del Tesoro e attuale presidente della Repubblica è necessaria e urgente».
Francesco Alberti

Data: 
Martedì, 12 August, 2003
Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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