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Dov'è l'anticonformismo? Cattolici e gay. Una domanda anche a Pannella

Testo: 

di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

Molti italiani ricordano la visita che non molto tempo fa il Papa fece al nostro Parlamento. Quel giorno, nell'aula della Camera, davanti ai legislatori della nazione, Giovanni Paolo II, tra molte altre cose, invocò un provvedimento di clemenza verso i detenuti, una legge di indulto.
Quell'invocazione faceva eco a molte altre dello stesso tenore che, a cominciare dal Giubileo, il Papa e con lui la Chiesa avevano rivolto alla classe politica italiana. E sempre quell'invocazione di un provvedimento legislativo è stata ripetuta mille volte da parte delle gerarchie cattoliche fino a quando, venerdì scorso, il cosiddetto «indultino» è stato finalmente approvato dalle Camere. Ebbene, se ricordo esattamente, neppure una volta però, neppure una delle molte volte sopra accennate, un qualche esponente significativo della politica e della cultura ha parlato di ingerenza vaticana nelle cose del nostro Paese. A proposito della richiesta papale di indulto nessun commentatore è sceso in campo per difendere la laicità dello Stato, nessun intellettuale ha preso la penna per fustigare l'arroganza della Chiesa di Roma, la sua pretesa di farla da padrona in casa d'altri. Che differenza con quanto è accaduto, invece, nelle ultime quarantott'ore a proposito della pronuncia del cardinale Ratzinger contro un'eventuale legge che riconosca le unioni tra le persone omosessuali! In questo caso le accuse si sono sprecate alle autorità ecclesiastiche di non voler stare al loro posto, di voler imporre il loro diktat, di considerare la politica italiana come il proprio tappetino.
Bisogna concludere dunque che se il Papa chiede al Parlamento italiano di approvare una legge di indulto non incorre nel reato di ingerenza; se invece Ratzinger (e il Papa) chiedono ai deputati cattolici (cattolici si badi, solo ad essi, e neppure solo a quelli italiani, ma a quelli di ogni Paese) di opporsi alla legalizzazione delle unioni tra omosessuali, allora invece di ingerenza si tratta, e pure delle più intollerabili.
Se questo non è un caso clamoroso di due pesi e due misure, che cosa è? Me lo chiedo pur essendo a favore della legalizzazione delle unioni degli omosessuali nella forma del «Pacs» (patto di solidarietà civile), e credo che debba chiederselo chiunque condivida un minimo (o non solo un minimo) di cultura liberale. Per esempio uno dei pochi liberali veri, a tutto tondo, di questo Paese come Marco Pannella che tante volte ha mostrato, assieme ai radicali, la virtù rarissima di essere capace di riconoscere anche le ragioni degli avversari e i torti della propria parte.
Così come forse dovremmo tutti chiederci cosa significa che su un tema come quello delle unioni tra omosessuali, così come su tanti altri analoghi, la supposta soverchieria della Chiesa cattolica, la sua supposta volontà di egemonia culturale, il suo orrendo dogmatismo, in realtà non trovino mai uno straccio di sostegno vero presso l'opinione pubblica. Nelle ultime quarantott'ore quale giornale che conta, quale uomo pubblico di peso, quale esponente della cultura ha speso una parola in difesa del cardinale Ratzinger?
Anche i cattolici, a cominciare dai politici, hanno mantenuto sull'argomento un silenzio di tomba, imitati dallo stesso Avvenire , il quotidiano della conferenza episcopale italiana, il quale ha nascosto la nota della Congregazione della dottrina della fede in una pagina interna e l'ha commentata con il commento più anodino e imbarazzato che si potesse immaginare. Dove soffia dunque il pensiero maggioritario, il pensiero dei più, inevitabile preda del conformismo dei tempi? E in quale campo, invece, è trincerata la minoranza? Dove si agita il pensiero non ortodosso? Ecco altre domande che forse un liberale, proprio un liberale, dovrebbe porsi.

Data: 
Domenica, 3 August, 2003
Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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