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Radicali: sciopero della fame perché il parlamento decida sull'indultino

Testo: 

Signor Presidente del Senato, signori Presidenti dei Gruppi parlamentari di Palazzo Madama,

sono ormai trascorsi tre anni dall'estate del 2000, quando -nel contesto del Giubileo cristiano- quasi tutti promisero quasi tutto ai detenuti italiani; e sono poi trascorsi più di sei mesi da quando la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge Buemi-Pisapia (il cosiddetto "indultino"). Ora, quel provvedimento è stato calendarizzato per la votazione finale dell'Aula del Senato entro la fine di questo mese, ma solo "ove la Commissione Giustizia abbia concluso i suoi lavori". Non v'è chi non veda -a questo punto- che sarà sufficiente una piccola difficoltà in Commissione (per non parlare della aperta azione ostruzionistica condotta dal gruppo della Lega Nord, e dell'ostruzione di fatto costantemente realizzata dal Presidente della Commissione, Antonino Caruso) per vanificare tutto.
Ci si prepara -e lo vede chiunque abbia occhi per vedere- a beffare ancora i detenuti italiani, a rinviare tutto a settembre, quando la legge finanziaria sarà alle porte, e quando, soprattutto, il vortice dell'attualità politica travolgerà definitivamente tutto.

In questi mesi, insieme a Rita Bernardini e a tanti detenuti, abbiamo già condotto 51 giorni di sciopero della fame con il solo obiettivo (quale pretesa!) che si giungesse ad un voto finale, ad un chiaro "sì" o ad un chiaro "no". Mai avremmo messo in campo l'arma nonviolenta per chiedere al Parlamento di votare secondo i nostri desideri: ma abbiamo cercato, anche astenendoci dal cibo e coinvolgendo in questa iniziativa migliaia di detenuti, di sollecitare le Camere ad una decisione, per non lasciare i carcerati in un inferno senza risposte.
Non si tratta, qui, di sollecitare provvedimenti di "clemenza", come ha fatto (peraltro, tra gli applausi frenetici di deputati e senatori) il Pontefice, ma una misura di legalità: un conto è infatti scontare una pena; altra cosa è essere precipitati in un abisso senza pietà e senza dignità, qual è oggi quello del nostro sistema carcerario.

Non entriamo -com'è ovvio, in questa sede- nel merito della condivisibilità dell'uno o dell'altro atteggiamento: ma constatiamo che, quando si è trattato dei detenuti italiani ("fratelli d'Italia" e cittadini dotati di diritti anch'essi, a meno di modifiche costituzionali recentemente intervenute), nulla di tutto questo si è verificato.
Il Presidente del Senato e la Conferenza dei Capigruppo dispongono di tutti gli strumenti per porre rimedio a questa incresciosa situazione, che ferisce la dignità stessa del Parlamento e perpetua, nei confronti dei detenuti, una situazione crudele ai limiti del sadismo. In qualunque momento, è possibile richiamare il testo in Aula per il voto finale. Vi sono stati tre anni per scrivere un provvedimento "migliore", e sei mesi per emendare e "perfezionare" questo disegno di legge.

Vi chiediamo ora, prima delle vostre vacanze, e dunque in questa settimana, di garantire che il provvedimento sia definitivamente approvato o respinto. E per questa ragione, dalla mezzanotte prossima, saremo di nuovo in sciopero della fame, insieme a tanti detenuti, che continuano a fornire al Paese una prova di dignità e di amore civile su cui sarà bene riflettere.
Con i nostri sinceri auguri di buon lavoro,

Daniele Capezzone
Sergio D'Elia

Data: 
Martedì, 29 July, 2003
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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