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Pannella: "Riformare l'Onu non basta"

Testo: 

di Sergio Menicucci

Parla il leader radicale: "Occorre un'organizzazione mondiale della e delle democrazie. Ecco come fare."

In Italia, chi si batte per la nascita di un'organizzazione internazionale che coordini le democrazie, sono anzitutto i Radicali. Sono soprattutto loro che, nell'ambito della politica estera, si dimostrano particolarmente sensibili alla (e pronti a battersi politicamente per la) democratizzazione. A Saint Vincent, in occasione della prima convention di Liberalismo Popolare, abbiamo incontrato Marco Pannella e abbiamo parlato dell'organizzazione mondiale della democrazia e delle democrazie.

On. Pannella, in che modo i Radicali intendono riformare l'Onu per la nascita di un nuovo coordinamento politico fra le democrazie?
Non è solo una riforma dell'Onu. L'obiettivo è un'organizzazione mondiale della e delle democrazie. Gli strumenti sono tanti nell'immediato. Per esempio cominciare anche ad andare alle prossime elezioni europee proponendo delle liste per gli Stati Uniti d'America e d'Europa, il che comincerebbe ad essere una prima forma di aggregazione delle democrazie.
Intendete basarvi su organizzazioni internazionali già esistenti o crearne di nuove?
Da questo punto di vista, tutti gli strumenti sono buoni. Si possono usare, come vogliamo fare, dei nuovi "caucus" democratici all'interno di tutte le istituzioni delle Nazioni Unite, a cominciare dall'Assemblea Generale dell'Onu di settembre, ottobre e novembre. Poi potrebbe essere la volta di quella "community of democracies" che stenta, da tre anni, a rimanere in vita e che noi Radicali, invece, vorremmo potenziare.
Secondo Lei, perché è più sentita, in questi anni, l'esigenza di coordinare l'azione internazionale delle democrazie?
Non so se gli altri la sentano, ma noi ci lavoriamo da decenni e sulla base di questo siamo arrivati alla Corte Penale Internazionale. Abbiamo avuto molti risultati. Già adesso siamo in una fase nella quale, la dirittura di arrivo, forse, l'abbiamo davanti. Ci vorranno ancora una decina d'anni.
Per quale ragione, secondo Lei, la democrazia deve essere difesa ed "esportata" nel mondo?
Dipende da che cosa si intende per democrazia. Io, quando parlo di democrazia, penso alla difesa dei diritti individuali. I diritti individuali devono essere affermati e c'è il dovere, l'obbligo di ingerenza quando in alcuni Stati, aree o regioni, questi diritti fondamentali della persona sono negati. Quindi non si tratta di esportare sistemi democratici, ma di impedire che vi siano sistemi politici che negano i diritti naturali, storicamente acquisiti.
Questa, secondo i critici della democrazia, è una politica che potrebbe causare ancora più conflitti?
Beh, diciamo pure che non si conoscono ancora guerre fra due paesi democratici. Tutto qua.

Sergio Menicucci
sergio.menicucci@libero.it

Data: 
Giovedì, 24 July, 2003
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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